Se Airbnb competesse nelle news specializzate

Archetipo del «turismo, alloggio e trasporto 2.0»
Archetipo del «turismo, alloggio e trasporto 2.0»
La Redazione
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Pubblicato il: 24/03/2015
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Un passo del genere darebbe un’ulteriore spinta a un mondo che sta rivoluzionando – piaccia o no – modelli non solo vetusti, ma anche costosi.

Roma – Servizi come Trip Advisor o Yelp sono ben noti: anche in Italia molti esercenti “temono” una recensione negativa su Trip Advisor e diversi clienti, a volte, ricorrono a vere e proprie “minacce” di “recensione negativa” in caso non ottengano lo “sconto” che chiedono. Al di là della scarsa intelligenza in questa pratica, ciò denota che quei servizi hanno un “potere”. Tale potere, però, è a (nuovo) rischio di forte riduzione. Da chi? Da Airbnb.

Per chi non la conoscesse, Airbnb è un’App per smartphone – ma anche un sito e un’organizzazione – grazie a cui è possibile organizzare la propria vita “turistica” ma anche business in maniera completamente indipendente dai circuiti tradizionali. Una community a tutti gli effetti, a livelli distinti e separati che automaticamente si “attraggono” tra loro tra livelli simili. Un Bed And Breakfast o Casa Vacanze 2.0, insomma.

Il geek troverà appartamenti e soggiorni messi a disposizione da altri geek, il business man da altri suoi simili, la coppia spensierata da altre coppie spensierate, il single da altri single, e così via, in piena libertà e con la garanzia di un sistema di referenze gestite dall’organizzazione.

Il tutto senza preoccuparsi di quelle trafile normalmente necessarie negli hotel (registrazioni, prenotazioni, procedure antiterrorismo, eccetera) e a prezzi di ogni livello ma, in genere, nettamente inferiori alle corrispondenti possibilità “commerciali”.

Se a questo si accoppia la possibilità di spostarsi impiegando App come Uber, non si ha bisogno neppure del taxi e si risparmia moltissimo anche sul trasporto.

Va da sé che, già sommando l’impiego di queste due organizzazioni, il mondo del traveling – quale che sia lo scopo – cambia aspetto, sostanza, costi, modello.

Ora, si dà il caso che Airbnb lo scorso novembre abbia prodotto Pineapple, una rivista quadrimestrale di 128 pagine in carta lucida, elegante e priva di pubblicità. Stampata in appena 20mila copie, è stata distribuita in alcuni tra gli utenti più noti e di successo di Airbnb e venduta in alcune librerie selezionate, tra cui WH Smith di Parigi, dove per 12 euro Frédéric Filloux, columnist di Monday Note, ne ha ottenuto una copia. E vi ha trovato informazioni scritte dagli stessi ospiti, prive di quei condizionamenti pubblicitari normalmente presenti nelle guide turistiche, dunque più facili da leggere, discernere e sfruttare, esattamente come desiderato dall’editore.

Filloux ha così raccontato lo scenario che ha intuito con tutti i dettagli, primo tra tutti il fatto che un’organizzazione come Airbnb, pur non avendoci (forse) ancora pensato, potrebbe inserirsi a piene mani nel business delle guide turistiche hyperlocal, iper-locali, ossia dotate di qualità e livello di dettaglio non disponibili in qualsiasi altra guida tradizionale.

Tale opportunità sarebbe un valore, che l’organizzazione potrebbe decidere di portare agli utenti della propria community e ciò minaccerebbe davvero di morte l’intero mondo della stampa turistica specializzata.

Del resto, Airbnb – ma anche Uber – in poco tempo sono diventate organizzazioni solidissime, con un patrimonio alle spalle non indifferente, un valore economico di mercato più che tangibile e un’affidabilità superiore a ogni più rosea aspettativa.

Vista dagli occhi di un editore di pubblicazioni turistiche – racconta Filloux – Airbnb ha una posizione da sogno: 25 milioni di potenziali lettori/utenti, diffuso in 34mila città di 190 paesi, perfettamente in linea con il “prodotto” principale del brand e i suoi attributi (tangibili e intangibili, aggiungeremmo).

Se dovesse sviluppare un “ramo dedicato” all’editoria specializzata, potrebbe sfruttare la propria consistenza e la propria notorietà come corrispettivo per diffondere le pubblicazioni, risparmiando quelle decine di milioni di dollari che, invece, le organizzazioni commerciali sono obbligate a investire per “esserci”. E, dopo l’esperimento della rivista Pineapple, Airbnb ha avuto prova tangibile di poterlo fare con pieno successo.

Lo sviluppo di queste due realtà è molto più solido di quanto si possa immaginare: Airbnb ha accordi in itinere con T-Mobile (il ramo mobile di Deutsche Telekom) per essere preinstallata sui loro device in ben 13 diversi mercati europei.

Uber, dal canto suo, nonostante la forte opposizione delle lobby dei taxi, cresce inarrestabile e se a New York ormai ci sono più auto Uber che taxi, altrove non è che una questione di tempo, Italia compresa. E ciò è tanto più vero quanto più il fenomeno si presenta e prolifica proprio in quelle aree dove, oggettivamente (ed è il caso dell’Italia) i taxi costano molto, troppo cari.

È questa la risposta del “sistema di community globale” a quelle sovranità eccessivamente pressanti sotto il profilo erariale: da questo punto di vista Internet, per le vecchie lobby, rappresenta un potere inespugnabile (per questo ogni tanto emergono limitazioni, leggi e leggine, censure e pseudocensure che non fanno altro che dimostrare la piccolezza mentale di chi le promulga).

Altro che ViaMichelin, altro che radiotaxi: sono questi i cambiamenti dei quali certi signori debbono avere seriamente timore.

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