Ecco come Microsoft monetizzerà Windows e Office

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 13/04/2015
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Alcuni non comprendono come Microsoft possa aver allentato la corda sulla legittimità delle copie di Windows o di Office. La spiegazione c’è ed è molto chiara.

Roma – Microsoft sta gradualmente allentando le redini sull’attenzione ai prezzi del sistema operativo, del suo cavallo di battaglia Office e sulla legittimità delle rispettive installazioni: la monetizzazione si sta spostando dalla vendita della licenza di strumenti software alla vendita di servizi utilizzabili con quegli stessi strumenti. Nascono così uno store unico per applicazioni, musica e video dedicato a Windows, e una nuova partnership con DropBox, grazie alla quale qualsiasi documento Office memorizzato nella nuvola sarà modificabile con Office online.

La casa di Redmond ha infatti comunicato che combinerà le tre fonti di vendita in uno store unificato, pensando proprio a Windows 10. La novità è già accessibile per chi fosse registrato alle Technical Preview di Windows 10. Aveva già cominciato a farlo in una versione Beta dello store con Film e TV.

Ora funziona esattamente come con l’equivalente Xbox: musica, video e App possono essere cercati, noleggiati e acquistati dallo stesso sistema. Ancora non c’è nulla di definitivo, ma la progettualità delinea perfettamente gli obiettivi futuri di Microsoft: sfruttare commercialmente i servizi, piuttosto che i prodotti.

Medesime osservazioni si applicano a Office. Grazie alla rinnovata e rivista partnership con DropBox, gli utenti di quest’ultimo potranno aprire i propri file e documenti Office dall’interfaccia Web direttamente con Office Online. Gli utilizzatori di Office Online, dal canto loro, potranno salvare scegliendo OneDrive oppure DropBox, indifferentemente.

L’integrazione costituisce un’evoluzione, peraltro, di un accordo già esistente grazie al quale, a partire da Office 2013, era già possibile aggiungere DropBox come servizio cloud all’interno della suite di Microsoft.

Parte del prezzo da pagare per utilizzare le App online, quasi gratuitamente (click per ingrandire)

Parte del prezzo da pagare per utilizzare le App online, quasi gratuitamente (click per ingrandire)

L’adozione di queste scelte da parte di Microsoft delinea, come si anticipava sopra, un indirizzo ben preciso, diverso da quello abituale. Fonte di introiti diventa non solo la vendita di servizi rivolti proprio a quei prodotti software, da cui si allontana l’attenzione, ma anche la profilazione (vedi immagine a lato), che essendo ormai pressoché la regola sul Web, anche qui non fa eccezione e offre, naturalmente, una “fetta di torta” anche a DropBox.

Questa è una delle circostanze capace di dimostrare quanto alcuni commentatori hanno ritenuto opportuno sviscerare in altra occasione su questo sito: in quell’occasione si ricordava che Microsoft “tende” ad acquisire dati di profilazione alla maniera di Google, nel tentativo di guadagnare capacità comparative di identificazione utili per l’ecosistema pubblicitario. Operazione, questa, che svolge molto più agevolmente online che non “risiedendo” fisicamente in un computer, al cui proprietario è assai difficile “inibire” la capacità di neutralizzare la profilazione (la suite Office potrebbe anche contenere sistemi di tracciamento, analisi dei testi e profilazione, ma se una volta installata il computer viene “isolato” da Internet, Microsoft non può farci più nulla).

Per questo – e solo per questo – le grandi software house e i big di Internet, Google in testa, spingono così tanto per far passare l’idea che “cloud è meglio, online è meglio”. Per molti versi è vero, ma per tanti altri – a cominciare dalla tutela della riservatezza dei documenti – non solo non è meglio: è da evitare con ogni possibile rigore, impiegando software rigorosamente Open Source di comprovata affidabilità. E le possibilità non mancano davvero, è solo questione di volontà, oltre che di scelte.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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