Google e Facebook: è la grande contesa

Tra Google e Facebook è guerra
Tra Google e Facebook è guerra
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 11/05/2015
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Tutti e due i colossi hanno mire precise: uno di accaparrarsi una moderna ed efficiente aggregazione, l’altro di pubblicare notizie «esclusive» al proprio interno. Cioè, guerra.

Roma – Facebook è in avanzato colloquio con alcune importanti news outlet a stelle e strisce: si parla di BuzzFeed, New York Times, National Geographics e altri, ai quali Mark Zuckerberg, con l’iniziativa Instant Articles, promette di lasciar incassare per intero i proventi della pubblicità dietro fornitura di notizie e contenuti prodotti appositamente per il social network e fruibili, quindi, direttamente in bacheca, senza passare per un “sito esterno”.

Google, parallelamente, sta avviando il programma Digital News Initiative, con cui desidera incentivare e promuovere la produzione di servizi di informazione di qualità nell’ambito di una diffusione digitale, naturalmente – neanche a dirlo – “compatibile” con Google News.

Come mai Facebook ha deciso di far questo? L’idea di base resa pubblica è «la velocità di fruizione che la pubblicazione diretta comporta», dice Wired.it. «Il tempo di caricamento via applicazione sarà molto più veloce, e questo invoglierà (questo spera l’azienda) gli utenti a trascorrere più tempo sul social network» e «offre il 100% dei proventi della pubblicità che gli editori riusciranno a vendere» pubblicando contenuti creati “in esclusiva” per il portale zuckerberghiano.

Ciò di cui Facebook si serve per fare leva argomentativa è che «Cliccare sui link per le notizie non basta più, anche perché gli articoli, fuori dalla piattaforma di Facebook, ci mettono fino a otto secondi per caricarsi», spiega Repubblica.it. Ed è credibile – al netto della misura in secondi, un fatto troppo variabile per essere così assiomatico – perché, appunto, Zuckerberg vuole contenuti fatti apposta per essere pubblicati direttamente come post interni, dunque visualizzabili dall’App di Facebook, senza alcun bisogno di servirsi di un browser, né interno all’App, né esterno.

Credibile, ma non può essere solo questo.

Il programma di Google, intanto, vede altre adesioni: «grandi giornali tedeschi come la FAZ, la SDZ, lo Spiegel, inglesi come il Guardian, spagnoli come El País, italiani come La Stampa hanno siglato o stanno per siglare l’adesione alla Digital News Initiative (DNI) lanciata da Google, mentre negli Stati Uniti un’istituzione secolare come il New York Times e un nuovo gigante digitale come Buzzfeed sono già sul carro di Facebook», illustra Repubblica.it nel riprendere e ampliare l’argomento.

Ma, mentre Google ha come mira geopolitica sostanzialmente l’Europa e come mira strategica quella di disperdere l’odore acre di bruciaticcio generatosi dai passati conflitti con gli editori, Facebook non ha questo problema. Tuttavia sta cercando, anche stavolta, di “accentrare”. E molto probabilmente ci riuscirà, per il semplice fatto di poter disporre, come si è appreso, di tutti gli strumenti necessari per “manipolare” l’esposizione dei post.

Abbiamo, dunque, due gigantesche realtà di vero e proprio accentramento, dove una mira a generare traffico di qualità per alimentare, collateralmente, il proprio sistema di profitto basato sulla pubblicità (più traffico porta ai giornali, più essi saranno letti, più visualizzeranno pubblicità, tra cui immancabilmente c’è quasi sempre la sua), l’altro mira a sottrarre del tutto l’intero modello dal Web “esterno” e portare tutto all’interno, dove gli editori saranno liberi di impiegare le proprie pubblicità e Facebook non metterà becco, ovvero, qualora gli editori chiedano a Facebook di prestarsi come “fornitore di pubblicità”, si limiterà a una provvigione del 30 per cento. Obiettivo, non dichiarato ma evidente: far fuori Google dal “giro” della pubblicità sottraendogli il “mezzo” attraverso cui la pubblica, cioè le pagine dei media.

Quella a cui assisteremo nei prossimi mesi, dunque, sarà una vera e propria contesa, molto probabilmente senza precedenti, nella quale i due giganti vorrebbero realizzare entrambi nuovi e grossi profitti.

C’è da scommettere che, naturalmente, le Pagine Facebook dei media selezionati dal social network per pubblicare contenuti al suo interno avranno, al contrario delle pagine “non paganti” di privati e gruppi, un’elevatissima visibilità, diversamente sarebbe in corso un’operazione senza senso.

La domanda sorge spontanea: ma Facebook non aveva detto di voler privilegiare, nelle bacheche, i “post delle persone a cui si tiene di più”? E come mai questo concetto vale per “isolare” o “allontanare” le Pagine Facebook private e non paganti dalle bacheche, ma non varrà – c’è da scommetterci – per quelle che selezionerà per l’iniziativa Instant Articles (oltre che per quelle che “pagano” per essere viste, ovviamente)?

Ai posteri l’ardua sentenza.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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