Twitter Audience Insight: vetrina per gli inserzionisti

The New Blog Times
La Redazione
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Pubblicato il: 04/06/2015
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La novità di Twitter consente agli inserzionisti un’osservazione molto accurata del proprio target di riferimento e regala anche all’utenza un pannello di analisi della propria attività cinguettante. Ma c’è anche dell’altro.

Roma – La scorsa settimana Twitter ha lanciato un nuovo servizio, battezzato Audience Insights, il cui scopo è di permettere al mondo dell’online advertising di comprendere meglio le proprie audience a cui indirizzare la comunicazione pubblicitaria.

Attraverso il suo impiego gli inserzionisti possono scoprire dettagli importanti per sintonizzare al meglio le proprie campagne in funzione dei propri follower e delle persone che abbiano dimostrato coinvolgimento e azioni a seguito di propri tweet.

Il pannello inserzionisti, stando a quanto dichiara l’azienda, presenta dati aggregati su informazioni demografiche, interessi, comportamento d’acquisto e molti altri.

Naturalmente in Rete c’è stata molta attenzione per la novità, nel timore di veder compromessa l’ormai bistrattata privacy, della quale è rimasto ben poco. Ma Twitter si sgola a dichiarare e spergiurare di avere la privacy come “top priority”, come priorità massima.

Secondo l’uccellino, i dati aggregati sono confrontati con i suoi partner di piattaforma, tra cui Datalogix (che come si ricorderà è partner anche di Facebook). Ciò consentirebbe agli inserzionisti di ottenere visioni dettagliatissime pur restando i dati personali “tutelati” dal vincolo di aggregazione (per aggregazione si intende la rimozione di ogni dato che possa condurre a identificare univocamente una persona). La funzionalità è online e già disponibile sia per gli inserzionisti di Twitter che per l’analisi da parte dell’utenza stessa, attraverso il portale Analytics di Twitter.

Vale solo la pena di ricordare che, attraverso l’utilizzo dei Big Data(1) – e questo vale per tutti, non solo per Twitter – il tanto decantato atto di aggregazione è del tutto privo di utilità: essi permettono di risalire, con discreta facilità, alle identità personali complete di ogni utente della Rete.

La ricostruzione integrale delle identità attraverso l’impiego dei Big Data è in “difficoltà” (ma non interdetta del tutto, purtroppo) solo con chi è estremamente attento a come si muove online, a quali dati personali rilascia, a quali App impiega, a quale sistema operativo mobile ha scelto e a come lo gestisce.

Chi segue con attenzione queste pagine e osserva i nostri consigli, in genere, può ritenersi ricompreso/a tra coloro di cui è arduo ricostruire l’identità personale. Chi non lo fa, o ci ritiene esagerati o, semplicemente, ha deciso di infischiarsene, sappia – per usare una metafora ironica – che è come se circolasse con dell’oro addosso in bella vista in una zona abitata principalmente da malviventi, sperando di non sollevare l’attenzione di alcuno.

Estote parati, dunque.


  1. Per avere un’idea estremamente sommaria di cosa siano i Big Data si può consultare la pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Big_data (in italiano). Per avere un’idea un po’ più precisa sarebbe bene leggersi la pagina http://en.wikipedia.org/wiki/Big_data (in inglese) oppure, ancor meglio, leggersi il libro di V. Mayer-Schönberger e K. Cukier, Big data – Una rivoluzione che trasformerà il nostro modo di vivere e già minaccia la nostra libertà, Garzanti, Milano, 2013. [Torna al testo]

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