Fusione di 3 Italia e Wind: cosa vuol dire per i clienti

Maximo Ibarra, Wind, amministrerà il nuovo gruppo.
Maximo Ibarra, Wind, amministrerà il nuovo gruppo.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 06/08/2015
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Le nozze si sono concluse con successo: Wind e Tre Italia si uniscono in una sola azienda, diventando in un attimo il quarto operatore cellulare europeo. E per i clienti? Cosa accade?

Roma – Come ampiamente preannunciato, Wind e Tre Italia da oggi diventano una sola azienda. Lo ha ratificato Jean Yves Charlie, AD di Vimpelcom, la controllante russa di Wind. A guidare la nuova società, nata dalla joint venture, sarà l’attuale AD di Wind, Maximo Ibarra.

A Vincenzo Novari, attuale AD di Tre Italia, sarà affidato l’incarico di senior adviser di CK Hutchison per l’Italia e sarà, inoltre, membro del consiglio di amministrazione della joint venture per CK Hutchison. L’attuale Chief Operating Officer di Tre Italia, Dina Ravera, guiderà l’integrazione e farà parte del top management della venture. Chief Financial Officer della nuova realtà sarà invece Stefano Invernizzi, ora CFO di Tre.

C’è naturalmente da superare l’esame dell’Antitrust europeo, procedimento che si prevede esaurirsi nell’arco di un anno.

Messe insieme, le due aziende hanno un parco clienti pari a 31 milioni di utenze mobili e – lato Wind – 2,8 milioni nel fisso. Il dato interessante è che, in questo modo, la joint venture salta al primo posto per numero di clienti mobili: secondo i dati Agcom di marzo 2015, Telecom Italia ha il 32,3 per cento, Vodafone il 27 per cento, contro il 33,5 per cento del nuovo gruppo. Diventa, in un sol colpo, il quarto operatore mobile europeo.

Questioni finanziarie ed economiche a parte, l’utente alla fine si chiede: ma per me cosa cambia?

Nell’immediato, nulla: ognuno continuerà a disporre della propria SIM, del proprio numero, della propria tariffa, dei propri “giga”, tutto resta invariato. Nel futuro prossimo, tuttavia, cambieranno diverse cose.

Per cominciare, Wind potrà usufruire degli impianti di Tre Italia e viceversa: questo significherà, inevitabilmente, la “dismissione” di alcune celle radiomobile (laddove risultino, dopo l’unione, ridondanti) o il loro trasferimento in altra zona (laddove risultino carenti), dunque, in generale, ne dovrebbe derivare un aumento della qualità della rete cellulare.

L’unione delle infrastrutture dovrebbe altresì portare un certo incremento ed un riequilibrio delle capacità del c.d. backhauling (diciamo che può essere visto come “la capacità della rete dati dietro alle celle”, in estrema approssimazione), il che dovrebbe tradursi in una maggiore efficienza del collegamento tra i device mobili e la Rete.

Sotto il profilo tariffario, è difficile fare previsioni. Tuttavia, il nuovo gruppo si trova a saltare a pié pari “sopra” TIM e Vodafone, le quali subiranno una nuova forma di concorrenza che le porterà, con ogni probabilità, a rivedere i loro piani per non essere da meno.

Va infatti ricordato che, sotto il profilo tariffario, Wind e Tre Italia hanno le tariffe più basse per il mercato italiano. Unendosi, potrebbero cominciare a competere sul piano tecnico-qualitativo e questo renderebbe ingiustificati i prezzi maggiori praticati dai due concorrenti. Esempio: Vodafone e TIM, in copertura 4G, fanno parlare in VoIP-HD (anzi, in VoLTE-HD), mentre Wind e Tre offrono solo connettività 4G. Questo potrebbe essere agevolmente superato e diventare un ulteriore elemento con cui competere.

In un futuro meno prossimo, come abbiamo anticipato ampiamente su queste pagine, è possibile che il nuovo gruppo aderisca a nuovi modelli che si stanno prospettando nel mercato dell’offerta di servizi radiomobile. Non dimentichiamo che Google ha fatto un “esperimento” piuttosto ardito e nulla lo fermerebbe dal cercare di diventare un operatore virtuale globale.

Per questo Hutchison si è preparata ad essere in grado di presentare a Google (o ad Apple, come sembrava, anche se poi ha smentito) un’offerta congrua con una richiesta di quel livello. Potremmo, in definitiva, smettere di essere clienti di un operatore cellulare “locale” e diventarlo di un operatore (più) globale, come potrebbero essere Google, Apple, IBM o la stessa Microsoft.

Dunque, calma: tutto, per i clienti, resta com’è. Gli effetti reali si vedranno tra qualche mese.

Marco Valerio Principato


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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