Apple, Samsung e Google: i nuovi sfidanti del Mobile Payment

Mobile Payment: sempre più una realtà.
Mobile Payment: sempre più una realtà.
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Pubblicato il: 24/09/2015
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Ormai tutte le carte sono in tavola e i nomi più importanti del mondo tecnologico hanno presentato le rispettive soluzioni per i pagamenti in mobilità. Una rivoluzione per la compravendita di beni, anche se i metadati restano la merce più ambita.

Roma – Un acquisto, cassa, fuori il cellulare – anzi, lo smartphone – e si paga. Carta di credito e Bancomat? Un ricordo. Questo è lo scenario a cui guardano i big anche se, per il momento, le soluzioni – di cui si è parlato molto negli ultimi giorni – si stanno diffondendo principalmente nei mercati esteri.

In particolare: Android Pay resta negli Stati Uniti; Apple Pay punta molto nel Regno Unito e ad ottobre negli USA; mentre Samsung Pay dopo un ottimo inizio in Corea del Sud ha avviato i primi beta test, per fare compagnia a Google ed Apple negli altri Paesi.

Apple Pay permette di effettuare micro pagamenti, fino a un massimo di 30£ alla volta ed è già disponibile per i trasporti pubblici e in quasi tutti i punti vendità McDonald’s, Costa, BP del Regno Unito. Tutto ciò banche e iPhone permettendo. Infatti i modelli 6(S), 6(S) Plus ed Watch (che rende compatibili anche i modelli 5, 5C e 5S) saranno utilizzabili con una ristretta schiera di gruppi bancari.

Android Pay ha un grosso vantaggio in termini di compatibilità, visto che può essere utilizzato a partire da Android 4.4 KitKat e successivi, che rappresentano il 55% dei dispositivi Android, ma le limitazioni sono poste dai produttori di smartphone, come vedremo.

Per ora Android Pay è disponibile in circa 750,000 punti vendita negli Stati Uniti, così come Apple potenzialmente, mentre Samsung Pay in quasi 30 mln. Il motivo è presto detto.

Tutti e tre i prodotti hanno caratteristiche in comune e tentano di farsi spazio nella nuova frontiera dell’uso degli smartphone. Android ed Apple Pay danno all’utente la possibilità di effettuare pagamenti attraverso il chip NFC (Near Field Communication) presente in moltissimi dispositivi di ultima generazione (qui il limite di Android Pay). Samsung offre qualcosa in più.

Oltre a NFC, i possessori dei nuovissimi Galaxy S6, S6 Edge, S6 Edge+ e Note 5 potranno effettuare pagamenti attraverso il chip MST (Magnetic Secure Transmission). Tale strumento permette ai suddetti dispositivi di essere retrocompatibili con i POS di vecchia generazione, che si possono utilizzare solo strisciando la classica carta bancaria con banda magnetica. Il dispositivo MST emette un piccolo impulso elettromagnetico, che fa credere al POS di aver strisciato una carta, mentre il pagamento è stato effettuato da uno smartphone contactless.

Questa novità è il frutto dell’oculata acquisizione di LoopPay, da parte di Samsung, per circa 250 mln di dollari ad inizio anno. LoopPay offre ancora la sua cover con chip MST, attraverso il suo sito, che è stata appunto integrata negli ultimi modelli del gigante coreano.

Samsung ed Apple Pay saranno quindi un’esclusiva dei rispettivi dispositivi, mentre per Android, come detto, il discorso si complica. Il fatto che si chiami Android non significa che sarà parte di AOSP (Android Open Source Project) e nemmeno sarà disponibile per le versioni ad hoc come i dispositivi Fire di Amazon. Senza contare il fatto che, a differenza di Apple e Samsung, Google deve trattare con tutti i produttori affinché venga sempre implementato il chip NFC d’ora in avanti. Il tempo ci dirà i progetti del colosso di Mountain View e, allo stesso modo, vedremo se la comunità delle ROM “custom” (Paranoid, Omni, CyanogenMod) riuscirà ad adottare questo nuovo sistema, negli smartphone compatibili.

Vediamo ora i sistemi dal punto di vista della sicurezza e della privacy. Per quanto riguarda il primo punto, tutte e tre le aziende offrono l’autenticazione attraverso il lettore di impronte digitali. Solo Android Pay avendo pochi dispositivi compatibili con tale metodo, mette a disposizione altri sistemi come i normali codici, mentre altri sono ancora in fase di studio. Inoltre i pagamenti effettuati attraverso NFC vengono divisi in due tranche: una tra le tre società e l’esercente e l’altra tra le tre e l’utente. In questo modo i commercianti non conserveranno dati sensibili sull’utente evitando le fughe di dati, come nel caso dei negozi Target, TJ Maxx e altri negli Stati Uniti.

Una nota va fatta a Samsung, infatti usando MST il dispositivo trasmette al POS un codice diverso per ogni transazione (e non i dettagli della carta usata), che verrà inviato in forma cifrata alla banca, che a sua volta convaliderà il pagamento.

Riguardo la privacy bisogna fare una considerazione: effettuare pagamenti attraverso Internet ormai è la norma, grazie a strumenti come PayPal, Stripe e molti altri di cui si è parlato in queste pagine. Detto ciò, fino ad ora abbiamo fatto affidamento su società che nel tempo sono diventate quasi delle banche, fornendo veri e propri conti e carte sia di debito che di credito, assicurando i soldi all’interno. Con i suddetti nuovi prodotti invece affidiamo i nostri dettagli bancari a dei colossi che fanno dei metadati il loro pane quotidiano. Perciò l’unico consiglio che possiamo dare è di utilizzarli, vista l’evidente utilità, ma con tutti gli accorgimenti del caso, quali ad esempio dei tetti di spesa giornalieri, delle notifiche istantanee su qualsiasi pagamento e così via, per scongiurare qualsiasi evenienza.

Tornando a Apple, Samsung e Google, bisogna precisare che i loro progetti non si fermano ai soli pagamenti, visto che uno dei principali obiettivi è anche quello di gestire le carte fedeltà e i coupon di sconto per ogni punto vendita, missione chiaramente più facile a dirsi che a farsi. Alla fine però una domanda sorge spontanea: tutte le atre società dove sono finite?

Non dimentichiamo che i primi produttori ad adottare i chip NFC sono stati LG e BlackBerry (quando ancora si chiamava RIM), ma abbiamo già parlato della situazione in cui versa quest’ultima ed LG invece probabilmente farà affidamento su Android Pay.

Altra storia invece è quella di PayPal, che già dispone di un’ottima applicazione mobile, che pemette di effettuare pagamenti in mobilità, in punti vendita convenzionati. Tuttavia la recente acquisizione di Paydiant, per quasi 300 mln di dollari, ha portato PayPal molto più vicino ai tre colossi di cui sopra.

Paydiant è la società che ha sviluppato il portafogli mobile per CurrentC, un corsozio che vede riuniti i giganti americani del comercio al dettaglio, istituito per offrire una piattaforma unica per i pagamenti mobili via codice QR, NFC e Smart Bluetooth in tutti i punti vendita.

Vedremo come PayPal giocherà la sua partita ora e cos’altro si inventeranno i grandi brand che muovono la nostra vita.

Riccardo Donini


Riccardo Donini (24 articoli)

Amante della tecnologia, in particolare crittografia e sicurezza. Attento alla discrezione, schivo del frastuono della Rete.


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