Windows Phone e BlackBerry? «Fading into nothingness»

La guerra dei sistemi operativi mobili avrà pochi superstiti.
La guerra dei sistemi operativi mobili avrà pochi superstiti.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 14/03/2016
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A fine 2015 avevamo già provato a trarre qualche conclusione e fare qualche proiezione. Gli ultimi dati statistici non fanno che confermarlo: resteranno in due.

Roma – Così titolava, circa un mese fa, il sito TechnoBuffalo. Esattamente, diceva: Windows Phone and BlackBerry OS are fading into nothingness. Se si volesse tradurre letteralmente nothingness, bisognerebbe inventare una parola, che potrebbe suonare all’incirca così: “nientezza”, oppure “nullezza”. Un modo diplomatico per non dire nullità, insomma.

A far sbocciare un articolo così inclemente sono stati i dati di Gartner (vedi anche figura a lato). Nel quarto – e ultimo – trimestre fiscale del 2015, rispetto allo stesso periodo del 2014, Windows Phone e BlackBerry sono scesi rispettivamente dal 2.8 per cento di market share all’1.1 per cento il primo e dallo 0.5 allo 0.2 per cento il secondo.

In parte ce ne eravamo già resi conto a fine dicembre scorso, quando abbiamo cercato di fare il punto della situazione. A tutt’oggi lo scenario non solo non è cambiato, ma sembra piuttosto diretto verso il basso.

Non è arduo concludere che, se è difficile per Microsoft ritagliarsi una nicchia in un mercato dove Android è il “padrone” e iOS – forte delle proprie doti qualitative e di una rinnovata predilezione per la tutela della riservatezza – si fa spazio a gomitate, figurarsi cosa può attendere BlackBerry.

Purtroppo la dirigenza dell’azienda canadese ha deciso di tentare di ricavare una nicchia laddove la concorrenza è pressoché egemonica, presentando un terminale basato su Android a prezzi tutt’altro che bassi e tali da scatenare perplessità: per quel prezzo (inizialmente mille dollari, poi sceso a 799, poi a 699, ora anche sovvenzionato da alcuni operatori) il mercato dell’offerta di terminali mobili ha ben altro da dare.

Se a questo si aggiungono le criticissime posizioni in borsa e le ulteriori riduzioni di personale, unite all’abbandono del programma “Built for BlackBerry” – con cui l’azienda ha dato il colpo di grazia al proprio ecosistema di applicazioni per la serie 10 – di certo il futuro non appare roseo.

Cosa deve pensare, dunque, quell’ormai ridotto segmento ancora in possesso di smartphone BlackBerry serie 10? E cosa sarà dei precedenti, basati sulla versione 7 del sistema operativo della mora? Esiste qualche ragione per rivolgere le proprie attenzioni a un terminale mobile come il Priv, magari una volta che il prezzo si sarà ulteriormente ridotto? E chi ha un Windows Phone, sia 8.2 che 10?

Tradotto in atteggiamenti pratici, questo significa che un consumatore (ma anche un professionista) prudente di certo non si rivolgerà più a BlackBerry per la soluzione dei propri problemi di comunicazione. In altri termini, chi ce l’ha, ce l’ha; ma chi non ce l’ha, assai difficilmente ne entrerà in possesso d’ora in poi. E altrettanto difficilmente si rivolgerà al “nuovo nato” Priv, dal momento che, laddove l’impiego di Android non costituisca un problema, per cifre inferiori può trovare di molto meglio.

Sul fronte Microsoft, purtroppo, il rischio è più contenuto solo per la casa di Redmond, la quale, avendo (economicamente) le spalle molto più larghe di BlackBerry, può resistere più a lungo e perseguire altre strategie, non solo a breve ma anche a medio termine (leggasi: costruzione di un ecosistema potenzialmente gratuito, che “paghi” sotto forma di ottenimento di dati).

Tuttavia ciò non migliora la percezione del prodotto dal punto di vista dell’utente: come abbiamo già detto, le applicazioni sono mediocri, spesso aggiornate con molto ritardo, comunque in numero nettamente inferiore rispetto ad Android e iOS e – ultimo ma non meno importante – con funzionalità limitate rispetto ai due sistemi principali.

Dunque, il consumatore e il professionista scaltri assai difficilmente rivolgeranno le proprie attenzioni a questi due brand. Nel contempo – come avevamo in parte già concluso – a sfregarsi le mani sarà proprio Apple. Il suo sistema operativo mobile, giunto ormai alla versione 9.2.1, è l’unico in grado di offrire allo stesso tempo sia un’adeguata offerta in tema di App disponibili, sia una rispettabile architettura capace di lasciare all’utente le scelte importanti in tema di sicurezza e privacy.

Con l’“abbandono di fatto” della serie 10 di BlackBerry e il viraggio su Android, questo farà sì che chi ha ancora interesse in un minimo di attenzioni su quei temi non potrà che scegliere Apple, sia pure con un sacrificio economico superiore, mentre chi non se ne cura ha a disposizione un’offerta di terminali mobili che spaziano da Samsung a LG, da Huawei a Sony e a tutti gli altri brand più o meno noti, dai quali può ottenere di più e con esborsi inferiori. Il che equivale a dire che, nell’arco di un anno, massimo due, BlackBerry uscirà dal mercato degli smartphone.

Microsoft, dal canto suo, ha sperato in un’unificazione (Windows 10 mobile e fisso) che, però, prevede la sostituzione dei (pochi) smartphone basati su Windows Phone 8.2 e la migrazione da una versione precedente di Windows sul PC. Quest’ultima operazione sarà relativamente facile per chi già si è lasciato alle spalle Windows 7 e sta utilizzando Windows 8.2 ma, come sempre, c’è da scalzare lo “zoccolo duro” della base installata di Windows 7 che, come risulta dalle statistiche di NetMarketShare, occupa ancora il 52 per cento del mercato totale (e bisogna ricordare che, nell’altra metà, ci sono tutti gli altri sistemi operativi, non solo quelli Microsoft).

Non sarà quindi facile, né veloce, ottenere una migrazione di massa che giustifichi a medio termine l’obiettivo (non dichiarato) di Microsoft di costruire un ecosistema integrato, capace di fornirle dati sui propri clienti e sulle loro attività in maniera continuativa, al punto da risultare appetibili per diventare un “sostanzioso fornitore” di informazioni con cui alimentare la grande nuvola dei Big Data allo stesso livello di un Google o di un Facebook.

Un segnale potrebbe essere quello, sfuggito a molti, delle intenzioni di Nokia di rilanciarsi nel mondo degli smartphone, benché non possa usare il suo marchio fino a fine 2016 per via dell’accordo con Microsoft. Al contempo, l’acquisizione di Motorola (marchio che era divenuto di Google) da parte di Lenovo è sfociata nella cessazione del marchio: altro segnale di terremoti in corso, anch’essi orientati verso Android.

Possiamo dunque ribadire con ancora più forza le nostre conclusioni: resteranno in due, iOS di Apple e Android di Google. Se ci si riflette, sono più che sufficienti per coprire tutte le esigenze di tutti i segmenti di mercato, dal più dozzinale/consumeristico (Android) a quello più raffinato ed elitario (iOS). Per gli altri – a meno di essere portatori di innovazioni senza precedenti – non c’è spazio alcuno.

Marco Valerio Principato

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Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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  1. Fabio scrive:

    Tra l’altro, dopo che Mozilla ha cessato lo sviluppo di FirefoxOS non ci rimane che sperare in Ubuntu…

    • Non c’è alcun dubbio: se si vuole una sicurezza e una tutela prossima a quella totale (quella totale non esiste), giusto in quello si può sperare. Anche perché, in tutta onestà, un iPhone non tutti possono (o vogliono) permetterselo, oltretutto per avere, su quel fronte, “il meno peggio”, di certo non il meglio…
      Saluti
      MVP




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