Apple: obsolescenza programmata. In modo sfacciato

La clessidra inesorabile prima o poi dichiara l'obsolescenza. E resistere può non essere facile.
La clessidra inesorabile prima o poi dichiara l'obsolescenza. E resistere può non essere facile.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 06/03/2017
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Che la casa della Mela programmasse l’obsolescenza lo sapevamo: non è una novità. Ma fino al punto da prendere un abbaglio come quello qui descritto, forse è troppo: autentica strafottenza.

Roma – Avete, come chi scrive, un Mac Mini di fine 2009? Bene, già sapete che il vostro ultimo aggiornamento di Mac OS è costituito da El Capitan, e oltre non si va: il successivo, Sierra, non viene neppure proposto in quanto incompatibile. Ma sentite – anzi, leggete – cosa è accaduto.

Come noto, con qualche piccolo stratagemma è possibile installare Mac OS anche su VirtualBox, l’emulatore di computer virtuali Open Source, disponibile per tutti i sistemi operativi.

Chi scrive confessa di averlo fatto per un semplice motivo: qualora, per caso, dovesse guastarsi il Mac Mini, non ci sarebbe modo di gestire alcune funzionalità dell’ecosistema Apple (nello specifico, gestire la collezione di ebook su iPad, per esempio, giacché farlo sul tablet stesso è molto più laborioso).

Disponendo di altri computer molto più potenti del Mac Mini “early 2009”, nessun problema: Mac OS si è fatto installare in VirtualBox senza discutere e gira che è un piacere. Al punto che, un giorno, sul “falso” iMac “costruito” su VirtualBox è arrivata la proposta di aggiornamento online a Sierra: credibilissimo, trattandosi di macchina virtuale che gira su un PC dotato di CPU Intel Core-i5 (e un altro con Core-i7), dunque in grado di far girare Sierra.

Dopo aver scaricato i file necessari, il sistema (sempre virtuale) si è aggiornato a Sierra, è ripartito e tutto funziona. Ok, fin qui niente di strano.

Ieri pomeriggio, però, per errore, chi scrive ha lanciato la medesima macchina virtuale sul VirtualBox installato sul Mac Mini (quello vero, sempre “early 2009”, quindi inadeguato – secondo Apple – per far girare Sierra).

«No, accidenti, cosa ho fatto, ora si bloccherà, speriamo non mi si rovini l’immagine del computer virtuale». E invece…

Sierra in funzione su VirtualBox, ma... sotto El Capitan, su Mac Mini! (click per ingrandire).

Sierra in funzione su VirtualBox, ma… sotto El Capitan, su Mac Mini! (click per ingrandire).

E invece, sia pure dopo una certa attesa in più – comprensibilissima, vista la potenza di calcolo notevolmente inferiore della CPU Core 2 Duo da cui è “animato” il Mac Mini – indovinate? La macchina virtuale è partita, ponendosi regolarmente in funzione! Il tutto è documentato dalla foto qui accanto, che è possibile scaricare in alta risoluzione da qui.

Ripreso lo screenshot, è stato sufficiente l’abituale click sulla Mela e arrestare il sistema virtuale, che in maniera perfettamente normale, senza alcuna esitazione, alcun messaggio di errore, né in fase di avvio né di arresto, ha eseguito la procedura di chiusura e si è “spento”.

Ma non si era detto che Sierra non poteva proprio essere eseguito da un Core 2 Duo? Certo, probabilmente nell’impiego risulterebbe troppo pesante e alla fine non vi sarebbe alcun vantaggio nel funzionamento reale.

Tuttavia, è evidente che il sistema di aggiornamento software di Apple verifica il tipo di CPU in uso: semplicemente, un controllo sul modello di computer. Poiché quello emulato da VirtualBox è un iMac e, la prima volta, all’atto dell’installazione è stato fatto funzionare su una CPU Core-i5 (benché tramite VirtualBox), da allora Apple ha ritenuto che l’hardware fosse idoneo e ha lasciato che tutto proseguisse. Non altrettanto, evidentemente, fa Sierra, semplicemente perché in realtà può funzionarci perfettamente e “gode” del “controllo preventivo” fatto dal programma di installazione e/o dall’aggiornamento software.

Bene, direte voi, ma perché ci racconti tutto questo? Per una ragione semplicissima: perché è bene non solo essere consapevoli del meccanismo di obsolescenza programmata, ma anche di quanto possa essere facile, persino per un gigante come Apple, essere “sconfessato” da circostanze del genere.

La morale? Molto semplice.

Vi trovate bene con il vostro iPhone 6 o 6S, Plus o meno che sia, con il vostro iPad Air 2, o quel che sia? Non sentite alcun bisogno di altro? Restate con la versione di iOS che avete: non cedete alla tentazione di aggiornare, aggiornare, aggiornare, aggiornare, aggiornare, aggiornare… il meccanismo di obsolescenza parte da lì.

È vero che ogni aggiornamento toglie bug, risolve problemi e aggiunge funzioni. È vero che ci sono vulnerabilità alle quali, a volte, è bene porre rimedio e il metodo non è altro se non quello di aggiornare.

Ma se siete soddisfatti del vostro device, non vi ha mai dato problemi, se non siete persone che installano 10mila App solo per il gusto di provarle, vi bastano quelle poche che avete, limitatevi a tenervi quelle, non cadete nella trappola.

L'avviso di aggiornamento e la descrizione-specchietto per le allodole (click per ingrandire).

L’avviso di aggiornamento e la descrizione-specchietto per le allodole (click per ingrandire).

Sono mesi che sull’iPhone e sull’iPad di chi scrive c’è la segnalazione di installare un aggiornamento (vedi figura di lato, di cui la parte a destra illustra le “mirabilie” per allettare a procedere), ma lungi dal farlo: ormai sono modelli superati e, se lo si fa, con ogni probabilità ci si vedrà più memoria occupata, una manciata di funzioni in più non utili e un rallentamento generale del sistema perché, secondo Apple, ormai sarebbe ora che simili modelli venissero dismessi e sostituiti da nuovi. Come se costassero due centesimi.

Sul Mac Mini l’aggiornamento è avanzato fino a El Capitan (sia pure, ogni volta, dopo un accurato backup in grado di tornare indietro alla versione precedente), solo per valutare il rapporto “costi”/benefici e far funzionare alcune applicazioni ritrose con versioni vecchie. Poiché, nonostante un certo rallentamento, il computer si comporta ancora discretamente (essendo, tra l’altro, stato recentemente dotato di hard disk SSD al posto di quello meccanico), passi.

Viene però seriamente da dubitare se, in assenza di un “controllo” da parte di Apple, anche Sierra potesse funzionare in modo accettabile. Ma non importa: anche con El Capitan va benissimo così.

Chiaro il concetto?

Regolatevi. E godetevi il video qui di seguito: è in inglese americano, ma ci sono i sottotitoli.

Marco Valerio Principato

(Articolo in formato PDF)


Marco Valerio Principato (2076 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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