Google, manovra d’avvicinamento?
Roma – Da tempo i dirigenti di Mountain View cercano di diffondere e far fare proprio il verbo del giornalismo del 21mo secolo, anche in circostanze particolarmente elettriche come il braccio di ferro tra Google News e chi rivendica la proprietà intellettuale. Ma ora emergono un paio di manovre da parte del gigante delle ricerche, grazie alle quali tale verbo potrebbe essere acquisito in modo più indolore.
A parlarne sono Fortune di CNN e il Washington Post. In entrambi si legge che potrebbero nascere degli idilli di operosa collaborazione e, se possibile e opportuno, anche di investimento vero e proprio. Scrive infatti Howard Kurtz sul Post che Google si è intrattenuta in colloqui con i dirigenti del quotidiano, asseritamente su “migliori metodi per creare e presentare le notizie online”, citando esplicitamente l’ex dipendente e managing editor del Post, Philip Bennet, attualmente impegnato in una approfondita analisi sul futuro del business delle notizie online, proprio per la Washington Post Company.
Non è per nulla chiaro cosa tutto ciò possa comportare. In ogni caso, i colloqui “spaziano dal creare nuove pagine Web a strumenti tecnologici per giornalisti e lettori”, scrive Kurtz. Nel frattempo, un portavoce del colosso di Mountain View ha raccontato a MediaMemo di AllThingsDigital che “l’incontro è stato del tutto informale: noi parliamo sempre con gli editori per individuare modi nuovi e creativi per aiutarli a ricavare profitti dai loro migliori contenuti online”.
Sul versante New York Times, invece, Fortune di CNN racconta che Google è stata in qualche modo contattata per analizzare un’eventuale partecipazione finanziaria nel quotidiano. Secondo MediaMemo, ai collaboratori del New York Times sarebbe stato chiarito che l’azienda è in colloquio con Google per ragioni presumibilmente simili a quelle che spingono il dialogo con il Post.
Google, in realtà, ha sempre disdegnato l’idea di fare informazione «in proprio» sul Web: proprio per questo, almeno a prima vista sembrerebbe difficile accettare l’idea, in qualche modo, di una proprietà o comproprietà di una struttura che fa informazione. Tuttavia è evidente che a Mountain View ci siano notevoli quantità di denaro da investire, nonché un forte interesse a restare al centro della domanda mondiale di informazione.
D’altro canto, nonostante gli strali lanciati da alcuni segmenti dell’industria dell’informazione, il resto degli editori, di fatto è a favore di Google. In fin dei conti, l’esistenza stessa di tali fonti è parte proprio di ciò che dà a Google tutto quel denaro, la cui conseguenza è puro potere economico.
Marco Valerio Principato














