The New York Times, forse si pagherà. Anche online
Roma – Potrebbe volgere alla fine l’epoca del New York Times gratuito in Rete: i vertici stanno infatti valutando l’opportunità di chiedere ai propri lettori cinque dollari al mese per fruire online delle informazioni fornite dal prestigioso quotidiano statunitense. Una possibilità che sta sollevando notevole attenzione della stampa, dei media in genere e, non ultima, anche della blogosfera.
“La questione per il consumatore sta nella barriera psicologica, posta dal cambiamento: pagare adesso quando la stessa cosa si otteneva gratuitamente prima, a fronte di un sicuro calo di lettori”, ha spiegato a Bloomberg Ken Doctor, analista di OutSell Inc. “Il New York Times deve anche valutare, infatti, come il calo di lettori influirà sul prezzo della pubblicità”.

The New York Times Building
Attualmente il quotidiano si attesta su 647mila ed oltre abbonati all’edizione stampata, senza contare gli acquisti in edicola, ed il suo sito è tra i più visitati del Web, secondo le stime di Comscore. Potrà, dunque, cambiare la propria strategia di presenza in modo se non indolore, almeno circoscritto?
Secondo Layla Pavone, presidente di IAB Italia, intervistata da Marco Pratellesi del Corriere della Sera, la risposta è no: «È troppo tardi per fare pagare le notizie agli utenti, almeno se parliamo di internet, perché per quanto riguarda il mobile il discorso è già molto diverso. Sul web è difficile fare un passo indietro dopo quasi venti anni di notizie free. Personalmente non credo che l’informazione a pagamento possa avere un impatto positivo sui business model delle aziende editoriali».
Secondo Pavone, è inevitabile trovarsi a fronteggiare qualcosa che accade comunque, a prescindere dal volere altrui. L’unica variabile a cui ha concesso spazio è quella del tempo: se autorevolezza e qualità sono davvero elevate, al punto da far risparmiare tempo a chi ne usufruisce, forse uno spiraglio potrebbe esserci.
Per ottenere autorevolezza e qualità da grande giornale quotidiano, però, occorrono inevitabilmente molte sostanze: lo illustra dettagliatamente NiemanLab, un progetto della fondazione Nieman presso l’Università di Harvard che già ha passato al setaccio il New York Times, analizzandone i risultati del 2008 e promuovendolo Il miglior giornale del Web 2008.
Questa volta, però, non è dello stesso parere. Secondo Joshua Benton, principale artefice di NiemanLab, cinque dollari al mese non sono assolutamente sufficienti. E ricorda anche come l’esperimento del passato, il TimesSelect, fallì clamorosamente nonostante gli opposti pareri odierni di illustri magnati dei media, nonché la grande lezione dei micropagamenti, una scelta che per altri funziona e lo potrebbe, forse, anche per il New York Times.
Per questo, molto probabilmente, alcuni osservatori si mantengono sul cauto, affermando che anche se a pagamento, il NYTimes “potrebbe ancora essere un must-have“: mentre si tentano previsioni, si analizzano dati passati e presenti e si fanno proiezioni future, non resta che attendere. Se il mercato, on e off line, risponderà male all’iniziativa, assisteremo ancora una volta ad una clamorosa marcia indietro: è questione di sopravvivenza.
Marco Valerio Principato




The New York Times, forse si pagherà. Anche online | 









