Vodafone, neutralità della Rete al buio pesto

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Dario Bonacina
Di Dario Bonacina
Pubblicato il: 14/09/2009
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Il video della pubblicità di Vodafone

Milano – Situazione problematica, sul fronte Vodafone, per l’applicazione del principio della neutralità della rete: l’operatore, con un comunicato pubblicato sul proprio sito web, informa i propri clienti della prossima introduzione di misure restrittive sulla connettività per applicazioni peer-to-peer o file sharing, nonché nuovi limiti sul traffico VoIP. Una notizia che, oltre ad essere foriera di malumori per gli utenti, per la sua natura vincolante potrebbe (anzi, dovrebbe) guadagnare l’attenzione di due Authority come Agcom e Antitrust.

Con un comunicato intitolato Uso equo del servizio Internet in mobilità, l’azienda informa che «a partire dal 20 Novembre 2009, allo scopo di salvaguardare la qualità del servizio Internet a vantaggio di tutti i Clienti, la velocità massima di connessione alle applicazioni peer-to-peer o file sharing potrà essere limitata fra le ore 7:00 e le ore 22:00. Inoltre nelle offerte Dati in Mobilità con computer e cellulare (iPhone, BlackBerry, etc…) saranno introdotte alcune limitazioni e nuove condizioni per il traffico effettuato con applicazioni VoIP».

Sul piano formale si tratta di variazioni unilaterali (imposte dalla compagnia telefonica) delle condizioni contrattuali a cui gli utenti hanno aderito sottoscrivendo i piani tariffari che, ad oggi, hanno consentito loro di utilizzare le applicazioni che dal 20 novembre saranno accessibili con modalità differenti. Sul piano sostanziale, l’iniziativa commerciale di Vodafone si configura come la volontà di non applicare i principi di base della Net Neutrality: in parole semplici, con la dichiarata motivazione di mantenere alto il livello qualitativo del servizio di connettività, Vodafone opererà in orario diurno una strozzatura sulla banda utilizzata dagli utenti per il peer-to-peer. Con l’occasione, limiterà la fruibilità di applicazioni VoIP (decisamente molto meno critiche per la qualità del servizio, ma pericolose per il fatturato, in quanto contrapposte al business del traffico voce convenzionale), che saranno utilizzabili solo con alcune offerte dedicate.

L’iniziativa di Vodafone, osserva l’avvocato Guido Scorza, dovrà essere comunicata agli utenti in una forma ufficiale, che le condizioni generali di contratto individuano nella Raccomandata AR, nel conto telefonico o in diverse modalità convenute con il Cliente. Tra queste non dovrebbe però rientrare l’SMS, strumento già contestato e sanzionato in più occasioni dall’Agcom, a Wind, a TIM e a Vodafone.

Ma l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni non dovrà essere l’unica a vigilare sul rispetto delle condizioni applicate agli utenti: anche l’Antitrust potrebbe essere interessata ad analizzare la situazione, per verificare la correttezza delle pratiche commerciali applicate da Vodafone, non solo per i limiti imposti al peer-to-peer (descritti finora genericamente, ma che gli utenti hanno diritto di conoscere nel dettaglio), ma soprattutto in merito alle restrizioni previste sulle applicazioni VoIP.

Applicazioni che, come detto sopra, non hanno una criticità tale da motivare la necessità di gestire il traffico generato sulla rete dell’operatore, ma semplicemente dirigono il traffico voce su una piattaforma tecnologica non soggetta alla tariffazione dell’operatore e, pertanto, offrono agli utenti una possibilità di risparmio che sottrae fatturato a Vodafone. Le soluzioni VoIP non saranno però vietate in toto: gli utenti potranno avvalersene su appositi piani tariffari, verosimilmente dimensionati dall’azienda in modo da essere sufficientemente remunerativi.

Considerando che esistono, in Italia, utenti che si avvalgono di soluzioni mobili di connettività Internet per colmare le lacune infrastrutturali di una rete che non può offrire (ancora) la possibilità capillare di ottenere un collegamento broad band da linea fissa, questa notizia stride non poco con gli intenti dichiarati dalla stessa Vodafone di voler investire nella rete mobile per colmare il digital divide: di fatto, le novità in arrivo a novembre sembrano significare che l’obiettivo di assicurare alla propria clientela la qualità di servizio che tutti si attendono sia conseguibile con un moderato utilizzo della Rete da parte di tutti, e non con migliorie da apportare al network come logica conseguenza delle crescenti esigenze degli utenti.

Dario Bonacina

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  1. [...] cambiato direzione quando ho saputo che, tra un paio di mesi, questo gestore introdurrà alcune spiacevoli novità nella sua offerta Internet, guadagnandosi inaspettatamente la pole position tra coloro che penso di [...]

    • francesco scrive:

      In Italia c’è troppa analfabetizzazione informatica.Infatti,l’ultimo rapporto della Commissione Ue sulla diffusione delle tecnologie di comunicazione,gli itaGliani hanno poca familiarità con i web.Secondo questo rapporto,l’Italia è l’ultimo Paese della Ue quanto a download di film e musica o visione di video on line, e tra gli ultimi (23/mo) ad usare il web “regolarmente”.Ovvero, mentre il 56% degli europei sono utenti regolari della rete,in Italia lo è solo il 37%.Tra i motivi c’é anche che resta bassa la diffusione della banda larga,soprattutto tra le famiglie.A gennaio 2009, solo il 19% della popolazione disponeva di un collegamento veloce. Quattro punti più in basso della media Ue.Se ad es.gli ISP,TISCALI e TELE2,smettessere di filtrare il traffico e di fare TRAFFIC SHAPING,la rete sarebbe più neutrale e tutti avrebbero voglia di navigare + tranquillamente.LA NET NEUTRALITY.In Europa la guerra per la Net Neutrality esploderà in tutta la sua violenza questo autunno nella fase di quasi certa Terza Lettura del Telecoms Package.C’è anche da dire che in Italia i costi della ADSL è la più cara d’europa. E comunque, nonostante siamo gli utlimi in Europa, a volte capita di aver comunque la linea congestionata per troppo traffico.. Quindi credo bisognerebbe prima agire su questi fattori e poi chiedersi come mai siamo in pochi su internet.’adsl in Italia è troppo costosa,TISCALI,TELE 2,WIND, TELECOM ecc.fanno orecchie da mercante quando si tratta di offerta servizio adsl.In germania con € 20 naviga 24 su24 e telefono senza limiti.E poi se vuoi navigare a 20mbit/s cambia stato.In italia sn tutti truffatori.E lo sanno.E cmq tutti i provider vendono fumo.Per potersi avvicinare ad Internet,tutti gli ISP devono abbandonare il TELECOM PACKAGE,e non daral vinta ai soliti PrePotenti delle majors dei film e della musica.La gente vorrebbe sentirsi libera,di poter vedere e sentire..e ogni momento siamo spiati.Anche adesso.E Tiscali lo sa.I social Network sono delle spie.Gli ISP,non devono incutere paura agli utenti.Gli ISP sanno che tutto il mondo scarica musica e film(emule-bit torrent),e anche questo è un approccio SIGNIFICATIVO AL WEB 2.0/3.0/4.0/5….Un altro approccio al’informatica e “politicamente corretto”per es. è informare il cittadino che è alle prime armi col pc che esiste la possibilità di usare un pc non solo con Windows,ma esiste una valida alternativa:LINUX.Anche con LINUX si possono aprire i pdf,pagare bollette,fare innumerevoli lavori,senza rodersi il cranio con i sistemi windows.Anche LINUX deve fare parte per l’approccio “facilitato” al WEB.Un altra cosa:Per chi come me usa il p2p (a scopo personale,giuro) sconsiglio vivamente di affidarsi a Tele2 e Vodafone a meno che non vi accontentate di poterlo usare solo dalle 0.00 alle 8.00.Questo infatti è un approccio sbagliato all’informatica.Ripeto.l’approccio al web è fatto anche di sistemi operativi liberi,free e open source.I quali danno un’ampia gamma di prodotti per esplorare al meglio l’informatica.Gli ISP,dovrebbe fare leva su questo..e levare i filtri e i blocchi.Speriamo bene.

  2. Massimiliano scrive:

    Questa mattina mi è arrivata la fattura di Vodafone con la notizia riportata in questo articolo.
    Mi chiedo:
    Trattandosi di variazione unilaterale (imposta dalla compagnia telefonica) delle condizioni di fornitura, chi come me ha sottoscritto un contratto di 24 mesi per l’acquisto di un iPhone + il pacchetto dati, potrebbe di conseguenza rescindere dal contratto senza incorrere nella pensale?
    O forse avrei diritto a rescindere dal contratto solamente per la parte riguardante il “traffico dati”? In quest’ultimo caso però sarei impossibilitato a fruirne tramite altro operatore in quanto il telefono è brandizzato… Non sembra esserci via d’uscita!