IBM e Google si sfidano nelle nuvole

La grafica d'apertura di LotusLive iNotes sul sito di IBM, con il costo in evidenza
Roma – Le reti di telecomunicazioni, ormai è noto, sono alla base del cloud computing. Ben lo sa IBM che, approfittando dei recenti black-out in cui Google si è trovato, vuole invadere proprio quel mercato ed ha messo il cartellino con il prezzo su LotusLive iNotes, piuttosto aggressivo: 35 dollari l’anno per utente, contro i 50 dollari l’anno chiesti da Google. La sfida è partita e il palcoscenico è quello squisitamente business.
E non si tratta solo di semplice servizio email, ma di un sistema completo, in grado di rivaleggiare con Google sull’intero panorama delle Apps. Oltre al prezzo, però, già di per sé concorrenziale rispetto a quello praticato da Mountain View, IBM ha servito in tavola un vasto assortimento di condimenti, alcuni dei quali particolarmente gustosi.
Quello sul quale più fa leva, naturalmente, è proprio l’affidabilità: IBM sostiene, infatti, che “nelle grandi organizzazioni c’è tolleranza zero per i fuori servizio e nessun dubbio sull’importanza vitale dei dati”. Uno strumento sin troppo facile da sfruttare e che dovrebbe portare risultati ad Armonk senza troppe difficoltà. Persino il biglietto da visita del servizio, cioè la Home Page di iLive, tanto per gradire e senza compiere alcuna scelta si presenta sotto protocollo https, cosa fattibilissima anche con Google ma, nella maggior parte dei casi, per scelta personale, dunque a mano.
Insomma, IBM si dichiara pronta e sostiene che il cloud computing “è pronto per le imprese quando è progettato per le imprese, dalle imprese ed è delle imprese”. Un mantra il cui messaggio subliminale è tutto fuorché subliminale: è chiarissimo il riferimento all’analogia quasi totale tra la versione per il grande pubblico, gratuita e quella business delle Apps di Mountain View: anche qui, IBM sfrutta la situazione evidenziando che delle applicazioni costruite per funzionare per il grande pubblico difficilmente troveranno riscontro nel mondo enterprise. “LotusLive iNotes è stato costruito per uso business. A differenza di altri servizi Web, gli account di LotusLive iNotes non sono in commistione con account gratuiti per utenti consumer, né sono infarciti di pubblicità“, riporta ZDNet. Più chiaro di così non potrebbe essere.
Alcuni dei punti di forza che IBM espone in vetrina per schiacciare la concorrenza:
- Compatibilità con Lotus Notes e Microsoft Exchange.
- Proverbiale affidabilità business di IBM: interfaccia sicura, funzionalità offline, mobile e centralizzazione di rubrica e agenda.
- Nessuna spinta verso un’unica direzione: IBM dichiara di essere consapevole che alcune aziende non cederanno mai al “tutto in rete” ed altre lo faranno parzialmente. Le situazioni ibride non sono da gettare.
- La crescita verso il Web 2.0 è al centro dell’attenzione di IBM da tempo: lo dimostra Lotus Connection.
- Il fatto che iNotes offra 1 GB di spazio contro i 25 di Google, ad avviso di IBM non è controproducente: anzi, per alcune realtà enterprise troppi dati in linea costituirebbero una sorta di minaccia.
Funzionerà? Difficile rispondere così, sul punto. Anche perché nelle nuvole, ovvero nella partita c’è anche Microsoft, che ha già fatto fare la stessa domanda ad altri osservatori. Difficile poter prevedere se il “non fornire servizi non richiesti” per concentrarsi su altri requisiti ritenuti più importanti sia sufficiente a far girare l’ago della bussola.
Non resta che attendere una “risposta” da Mountain View. Che, conoscendo un pochino BigG, stavolta potrebbe anche tardare ad arrivare: ma quando arriverà…
Marco Valerio Principato















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