Google Friend Connect contro YahooBook Connect?

I capisaldi intorno a cui gira il nuovo Web: mancava solo Twitter
Roma – L’annuncio dell’implementazione di Facebook Connect in tutte le proprietà Web di Yahoo! è appena arrivato ed ecco la contromossa di Mountain View: le credenziali di Twitter van benissimo per autenticarsi anche su Google Friend Connect.
La notizia viene proprio dal quartier generale: “birds of a feather tweet together”, scrive Google sostituendo abilmente il britannico poetico flock con tweet. Una volta autenticati su Twitter, quindi, “i profili saranno automaticamente collegati”, spiegano da Google.
Nulla di eccezionale? No: c’è, eccome, qualcosa di eccezionale. E per almeno due ragioni. La prima è la risposta in termini di competizione: un botta e risposta come solo da Mountain View ci si poteva aspettare. La seconda è una proiezione sullo scenario che, molto probabilmente, si vedrà svilupparsi nel corso dei prossimi mesi, al massimo qualche anno.
Da tempo alcuni tra i principali big dell’informazione lanciano, sostanzialmente, lo stesso mantra: micropagamenti, notizie a pagamento, fine della gratuità. Barry Diller lo aveva preannunciato: entro cinque anni, in Rete si pagherà tutto ciò che abbia valore. Murdoch, senza neanche citare alcun articolo, da tempo suona il trombone su questo tema. Anche il papà adottivo di questo sito, il New York Times, potrebbe ripensare a tendere la mano destra, palmo verso l’alto. E dietro a loro mostrano interesse anche nomi di rilievo come il Gruppo Condé Nast o come Time Incorporated. Il segnale? Basta guardare all’orizzonte: si cominciano a vedere distintamente le sagome dei paywall, ovvero di muri oltre i quali, se non si paga, non si va.
Uno dei motivi che, in passato, ha fatto già fallire tentativi di sterzare verso la profittabilità delle iniziative online è stato proprio quello del gran fastidio imposto alla “clientela” nel doversi ricordare troppi nome-utente/password, troppe identità, tutte diverse, tutte su siti diversi, tutte con caratteristiche diverse.
Oggi, però, come hanno già capito Yahoo! e Facebook, gli strumenti per unificare le identità cominciano a esserci. Un esempio è OpenID, ma come OpenID se ne possono inventare mille altri. E non si creda che le reti sociali non siano inclini, prima o poi, a sterzare verso il profitto. Facebook ne parla da tempo quasi memorabile, Twitter si sta allenando, per ora, in Giappone.
Dunque, non è così remota l’ipotesi di PC-World, che nell’annunciare la novità battezza un paragrafo “2010: l’anno del micropagamento”. Certo, si tratta di un punto di vista molto a stelle e strisce, ma con l’ausilio dell’intelligenza ci vuol poco ad astrarsi e proiettare quelle direttrici di tendenza sulle realtà di altri paesi.
Magari, se possibile, evitando gli atteggiamenti di rincorsa in emergenza ma scegliendo, sempre se possibile, la proattività, la schiettezza e l’intelligenza, evitando gesti istrionici e guardando in faccia la realtà.
Marco Valerio Principato














