New York Times: “qua i soldi”. Forse proprio dal 27 gennaio
Roma – Era nell’aria da tempo, se ne è parlato in più occasioni, ma adesso sembra proprio che si concretizzi: papà New York Times, il sito che ha ispirato l’esistenza stessa di questo sito sotto il profilo stilistico fino a battezzarlo papà adottivo, vuole monetizzare la sua presenza in Rete.
Fino ad oggi i suoi lettori-internauti erano abituati a fruire gratuitamente delle sue news, che adesso invece saranno disponibili in maniera libera solo per chi paga. La formula scelta, dopo ampia discussione, sembra sia orientata sull’adozione del cosiddetto metered plan, già scelto anche da altre realtà editoriali.
Esso consiste, in breve, nella possibilità di fruire dei primi quattro o cinque articoli gratuitamente. Se si vogliono leggere ulteriori articoli, viene frapposto il paywall, cioè la proposta di abbonamento che sbarra la strada alla lettura se non si è abbonati.

L'edificio con la scritta nel tipico carattere usato nella testata
Lo schema, dietro apposito accordo, consente agli aggregatori come Google News di accedere regolarmente alle notizie per produrre il proprio sunto da esporre nella rassegna. Il cliccarvi, agli occhi del navigatore occasionale, sarà esattamente come per chi si reca sul sito del quotidiano: i primi quattro o cinque articoli verranno lasciati leggere. Successivamente, il sistema memorizzerà cookie, indirizzi IP e URL per impedire un’ulteriore fruizione.
L’approccio, dunque, si prospetta molto più morbido rispetto a quello adottato da News Corporation, il cui numero uno Rupert Murdoch aveva addirittura minacciato di voler uscire dagli indici di Mountain View, e non solo da quelli, benché la scelta finale del New York Times, alla fine, sia la stessa.
Resta a questo punto da vedere come si porrà il quotidiano nei confronti di iniziative come Living Stories di Google, dove di visibile c’è ben più di un piccolo riassunto, anche se la lettura è comunque possibile completarla solo sul sito originale del periodico di interesse.
Molti si chiedono come mai questa decisione giunga solo adesso, altri esprimono grande perplessità. E aleggia in Rete (e non solo) il “sospetto” che la data di entrata in funzione del nuovo paywall possa coincidere con il 27 gennaio, cioè quella che dovrebbe essere la data di uscita del tablet di Apple, sul quale molto probabilmente il quotidiano presenzierà. Naturalmente c’è chi maligna che anche questo non sia un caso, ma tant’è.
A volte, viene il dubbio che, forse, Barry Diller aveva ragione quando affermava che entro cinque anni su Internet si pagherà tutto ciò che abbia valore.
Marco Valerio Principato




L'edificio con la scritta nel tipico carattere usato nella testata










[...] di pubblicazione cercano di monetizzare il più possibile il proprio traffico (il New York Times ne è un esempio, seguito da De Benedetti che fa proposte a mio avviso in parte strane), credo tutti siano alla [...]