Skype mobile, la “pacchia” sta per finire

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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 31/05/2010
Commenti 1 commento

Roma – Non è una bella notizia, quella che giunge in queste ore: l’ultimo aggiornamento di Skype per i terminali mobili da un lato consente di effettuare chiamate anche tramite rete 3G ma, dall’altro, smetterà di essere traffico gratuito.

Fino a oggi, infatti, piani tariffari permettendo, è stato possibile impiegare Skype (in particolare con cellulari Symbian) attraverso un meccanismo equivoco: definendo la rete del proprio operatore cellulare come Access Point, questo veniva (e viene ancora, per adesso) sfruttato dal celebre client VoIP come fosse un qualsiasi Access Point WiFi e consentendo, così, in cambio di qualche Megabyte di traffico da sottrarre al proprio “monte traffico”, di dialogare con altri utenti Skype senza dover spendere altro.

L'aggiornamento Skype, catturato da SOSTariffe (ma uguale ovunque): l'annuncio dell'abbandono del gratuito non è evidente, ma c'è

L'aggiornamento Skype, catturato da SOSTariffe (ma uguale ovunque): l'annuncio dell'abbandono del gratuito non è evidente, ma c'è

L’ultimo aggiornamento, però, giungendo su iPhone e installandosi, annuncia che la gratuità delle chiamate su rete 3G resterà tale sino al prossimo agosto (all’estero) o fine 2010 localmente.

Ciò significa che il software, in qualche maniera, dopo agosto (o entro l’anno) individuerà il tipo di connessione che sta sfruttando e, a quel punto, chiederà in cambio piccoli frammenti di dobloni, ma li chiederà.

Sul panorama italiano SOSTariffe cerca di fornire qualche anticipazione sulla consistenza di questi frammenti di dobloni: per le tariffe a consumo nelle chiamate Skype-to-Skype mobili, dovrebbero chiedere 2 centesimi al minuto, il credito non dovrebbe più scadere e dovrebbe essere possibile acquistarlo come avviene ora per le chiamate verso i numeri fissi e mobili.

Per quanto concerne gli abbonamenti, sempre per chiamate Skype-to-Skype mobili, Skype dovrebbe chiedere a partire da 5 euro verso tutti o abbonamenti ridotti per chiamare un ristretto numero di utenti ( a partire da 1,99 euro al mese per chiamare un utente preferito).

Non altrettanto è chiaro, almeno per il momento, al di là dell’oceano, dove esistono – a differenza dell’Italia – piani tariffari all-you-can-eat (lett. “tutto ciò che puoi mangiare”, cioè tariffe di connettività mobile davvero flat), nel cui ambito sembra che Skype non abbia alcuna intenzione di condividere con gli operatori alcuna fetta della torta. Il che potrebbe portare facilmente a un inasprimento della gestione delle briglie, spingendo colossi come AT&T a sficcanasare nelle connessioni per tariffarle opportunamente.

Più che ragionevole, dunque, l’ipotesi prospettata da SOSTariffe secondo cui, al concretizzarsi della fine della gratuità, tutti i client alternativi (come ad esempio Fring) dovranno rivedere le proprie posizioni e individuare un nuovo modello tecnico-commerciale, compatibile con il nuovo scenario. Altrettanto accadrebbe per alcuni operatori cellulari locali, che in passato hanno venduto terminali mobili specificamente personalizzati proprio con Skype.

Come pure più che ragionevole è il… preoccupante silenzio di Google Voice sul versante italiano: mentre negli Stati Uniti esso può ricavare da questa novità ulteriore spazio, in ambito italiano potrebbe arrivare a concretizzarsi attraverso sapienti e diplomatici accordi commerciali con gli operatori, nel qual caso sarebbe una guerra di tariffe faccia a faccia tra BigG e Skype dove è facile capire chi dei due possa uscirne malconcio.

Non resta che attendere: di sicuro, all’atto del cambio di rotta, ci sarà da osservare un certo numero di “disinstalla” dai terminali mobili, che Skype stesso osserverà e che potrebbe – purtroppo – fargli guardare con occhio diverso anche i client Skype su computer.

Alla faccia della neutralità della Rete.

Marco Valerio Principato

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  1. Alessandro Trivulzio scrive:

    Lo sapevo… c’era da aspettarselo. Spero solo che Skype non faccia accordi con gli operatori che li faccia sentire autorizzati a fare della Deep Packet Inspection, sarebbe una disinvoltura inaccettabile.