Ebook: la strada – lunga – per cambiare modo di leggere

The New Blog Times
Giulia Boschi
Di
Pubblicato il: 04/10/2008
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Ha tutte le carte in regola, ma non decolla: l’e-book reader è un gioiello pieno di bastoni tra le ruote. Un giornalista di vecchia data si chiede perché, e vorrebbe studiare a fondo il fenomeno

Roma – Nel campo degli e-book reader qualcosa comincia a muoversi. Oggi, come ben sanno i lettori di The New Blog Times, un e-book reader serve a ben poco se impiegato al di fuori della realtà circoscritta in cui viene commercializzato: lo dimostrano anche le continue raccolte di trucchi per superare ostacoli di vario genere.

Ma dagli stessi Stati Uniti, patria in cui la maggior parte degli e-book reader nasce, vive e spesso muore, arriva un’interessante analisi scritta da Mitch Ratcliffe, imprenditore, giornalista di vecchia data e blogger di ZDNet, che esamina moltissimi aspetti sui quali si può riflettere.

Focalizzare la propria attenzione sulle vendite, spiega Ratcliffe, è fuorviante. Il vero obbiettivo è cambiare il libro, nel senso di creare qualcosa che porti maggior valore di quanto non ne porti quello in carne e ossa cioè, in inchiostro e carta, a cui si è abituati. Al di là dei pareri che ognuno può avere su ciascun modello, restano delle distanze ancora non colmate dagli ebook reader. Prima tra tutte, l’esistenza di una sorta di aggiornamento tra diverse versioni elettroniche del libro: prendere un’annotazione su un e-book reader non significa – ancora – ritrovarsela sulla stessa versione del libro caricata in un altro ambiente di lettura.

I formati, poi, sono i principali responsabili della scarsa penetrazione. Oggi non ci si può attendere di comprare “un” e-book e poterlo leggere su qualunque reader, neanche che si legga sul proprio; a meno che non lo si sia acquistato specificamente dal distributore/sviluppatore del proprio e-book reader. Questo significa che ogni reader ha alle spalle il proprio “iTunes” della situazione che tenterà di sostenere i propri titoli, piuttosto che un titolo in gara per farsi spazio nell’attenzione dei lettori. In altre parole, una dinamica commerciale che, da un punto di vista squisitamente letterario, finisce per chiudere le porte in faccia a scrittori e lettori.

Non vanno chiusi gli occhi – continua Ratcliffe – sul fatto che si tratta di un New Media: invece di focalizzarsi su accentramenti di mercato (e di potere), occorre sfruttarne le capacità che ne facciano fare la differenza, che invoglino all’e-book piuttosto che al libro tradizionale. Aumentarne il valore, dunque, significa corredarlo di video, audio, tutte cose che sul tradizionale libro non esistono. Gestire i riferimenti incrociati, le bibliografie: tutte cose che ne alzerebbero enormemente il valore, ma ancora non sono ritenute degne di considerazione.

In definitiva, occorre cambiare vision: finché si cercherà di circoscrivere il reader e i prodotti che esso visualizza in un range chiuso, sotto il controllo del produttore, troppi elementi finiscono per far soprassedere il possibile cliente 2.0 che, esausto di contrarietà, finisce per ripiegare sul vecchio buon libro. Dove prendere annotazioni e fare orecchie è un diritto e dove, come sempre si è fatto, le… fotocopie sono sempre fattibili.

Per questo Ratcliffe vuole avviare uno studio sull’argomento, che tenda a far occupare all’e-book reader il posto che, forse, potrebbe competergli. E non è il solo che osserva queste difficoltà: sta pensando qualcosa di simile proprio Peter Sunde, il conosciuto factotum della Baia dei Pirati. Tutto dire!

Giulia Boschi

COMMENTI (FACEBOOK)

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Commenti (locali)
  1. Gianluca22 ha detto:

    (ELIMINATO DALLA REDAZIONE)
    Gentile Gianluca,
    questa è un’area per commentare i contenuti dei post, non una vetrina in cui pubblicizzare la propria attività.
    Se desidera pubblicizzare la Sua attività, utilizzi gli strumenti messi a disposizione degli inserzionisti.
    Cordiali saluti,
    La Redazione




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