Syrius XM Radio licenzia 50 elementi: crisi o troppa codifica?
Roma – Sirius XM Radio, una delle emittenti radiofoniche statunitensi più prestigiose, ha ormai i titoli in borsa in caduta libera: il risultato è il licenziamento di 50 elementi dello staff, compresi Disk Jockey.
L’emittente funziona via satellite sul principio pay-per-service, come le televisioni pay-per-view. Offre 73 diversi canali musicali, 39 di notizie, sport, talk-show e intrattenimento, 21 canali di informazione sul traffico e sulle condizioni meteorologiche, nonché 23 canali dedicati a sport specifici. Un colosso risultante dall’unione di altri due e della cui storia parla diffusamente persino Wikipedia.
Le normative, come si è letto in passato, sono piuttosto a favore delle emittenti tradizionali, un po’ meno per quelle operanti via satellite e ancor meno per quelle via Internet: i lettori di questo Blornale ricorderanno il caso di Pandora Radio, su cui grava la scure di una tassazione piuttosto elevata con qualche sprazzo di salvezza.

Mel Karmazin, presidente di Sirius XM Radio / Credit: Orbitcast
Nel caso di Sirius, di riduzioni di organico si parlava fin dalla data di fusione dei due gruppi, spiega il Washington Post. La posta in gioco era di 3,3 miliardi di dollari. Ma, il mese scorso, il presidente Mel Karmazin ha informato analisti ed investitori che l’azienda stava perdendo circa 350 milioni di dollari su un fatturato di 2,4 miliardi. Una questione che si trascina da tempo e ha radici per alcuni aspetti simili a quanto accade alle Web Radio.
Le voci, dunque, correvano e il DJ Kandy Klutch non è sorpreso: “Si tratta quasi di un sollievo”, dice. Klutch lavorava al canale che trasmette musica «anni 80» e ha collaborato con la radio sin dal 2001. Non altrettanto pensa Matt Baldassarri, che fino a qualche giorno fa conduceva un programma chiamato «Night Prowl», su cui proponeva musica «anni 50»: è rimasto sotto shock quando ha appreso di aver perso il lavoro. Si era appena sposato ed era ritornato da poco dalla sua luna di miele. “Probabilmente una delle cose più dure che poteva capitarmi”, dice.
Un caso, dunque, che fa riflettere. Tanta tecnologia, tanta potenza, tanta fama che, almeno per alcuni, si spezzano in un attimo. Difficile stabilire se si tratti solo di un effetto domino della crisi economica: l’emittente è pur sempre a pagamento e l’era del Web 2.0, delle Web Radio – pur con tutte le loro contrarietà – di certo non aiuta organizzazioni come Sirius che, forse, non ha fatto in tempo a trasformarsi abbastanza in un servizio 2.0, come hanno fatto altre realtà non meno colpite da questa piccola svolta epocale, trovando un equilibrio tra servizi a pagamento e servizi gratuiti.




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