Cubomusica di Telecom Italia, il nuovo iTunes?
Una suggestiva immagine di un disco in vinile, sul sito di Open Eye Records
Cubomusica di Telecom Italia sembra essere il nuovo iTunes nostrano: iniziativa non unica, ma lodevole. Meglio ancora se non si volesse far credere che la pirateria finora sia dipesa (solo) dalla gente
Roma – Tutta la musica del mondo in un cubo, firmato Telecom Italia, stavolta però “virtuale”: a differenza di Cubovision, la nuova iniziativa dell’operatore mainstream italiano consiste in un portale dedicato, accessibile direttamente solo dagli abbonati alla propria connettività Internet, dal quale si ottengono musica in streaming e download di brani in formato MP3 senza alcun DRM (Digital Rights Management, l’odiato sistema di protezione, anzi, tentativo – vano - di protezione di contenuti).
La nuova piattaforma, raggiungibile sin d’ora all’indirizzo www.cubomusica.it, mette a disposizione un vasto catalogo musicale per un totale di circa 4 milioni di brani, grazie agli accordi con le etichette più prestigiose: Sony Music Entertainment Italy, Universal Music Italia, EMI Music Italia, Warner Music Italia, Sugar Music, Carosello Records, PMI (Produttori Musicali Indipendenti) Kiver e Made in etaly.

La schermata di Cubomusica
L’iniziativa rientra nel piano multimediale già da tempo avviato da Telecom Italia: collegandosi, si noterà che si viene trasferiti su www.musica.cubovision.it, che ne palesa l’appartenenza “gerarchica”. Per quattro mesi, fino al 10 giugno 2011, i clienti Telecom Italia possono accedere gratuitamente e fruire della musica contenuta nel portale.
Trascorso tale periodo, la piattaforma diverrà a pagamento e occorrerà abbonarsi: con un prezzo base di 1,49 euro mensili (per nove mesi promozionali, poi salirà a 2,99) si avrà accesso illimitato a tutte le programmazioni in streaming. Inoltre ci sarà la possibilità di scaricare sul proprio computer dei file normalissimi in formato MP3, senza alcuna protezione – dunque trasportabili su qualunque device o, volendo, per chi ama ancora quel mezzo, masterizzarli) pagandoli 96 centesimi l’uno.
Il modello seguito, in questa occasione, è quello della condivisione dei ricavi, proprio à la iTunes: “Crediamo sia necessaria una diffusione virale”, ha detto Marco Patuano, direttore domestic market operations di Telecom. “Per questo nei primi quattro mesi il servizio sarà gratuito, poi costerà solo 1,49 euro al mese nel primo periodo e a regime intorno a 3 euro”, prezzo che verrà addebitato in bolletta. Le quote dovrebbero essere quelle classiche: 70% per le case discografiche e 30% a Telecom Italia. “Siamo nell’ambito di un modello classico fortemente sbilanciato verso i proprietari dei diritti”, conferma Patuano.
Chi pensa di portare in casa più brani, potrà scegliere delle formule vantaggiose in abbonamento: 4,99 euro al mese per dieci download, 6,99 per quindici download, 9,99 euro al mese per 25 download, come si può notare tutte più vantaggiose dell’acquisto del singolo brano.
Enzo Mazza, presidente FIMI, ha commentato: “Il lancio della piattaforma di Telecom è un passo importante per il consolidamento dell’offerta di musica digitale in Italia e conferma anche la comunione di interessi tra società di telecomunicazioni e case discografiche per costruire una concreta risposta alla pirateria online, offrendo ai consumatori accesso facilitato, a basso costo, ad una vastissima proposta di contenuti”. E pubblica alcuni numeri dai quali si evince che Internet, grazie a iniziative simili, sta gradualmente attenuando il fenomeno “pirateria”.
“Siamo convinti che questa iniziativa avrà un enorme successo perchè è semplice, facilmente fruibile e multipiattaforma”, ha commentato l’Ad di Telecom Italia, Franco Bernabè. “Inoltre desideriamo contribuire, in questo modo, allo sviluppo di questo mercato così importante per l’economia italiana, attraverso un’offerta legale e concorrenziale di contenuti digitale. Questa iniziativa conferma l’impegno di Telecom Italia ad offrire ai propri clienti soluzioni innovative per la fruizione di contenuti di intrattenimento di qualità, grazie all’unione strategica tra le potenzialità della multipiattaforma Cubovision e l’esperienza editoriale delle label, secondo un modello di business sostenibile per tutti”.
Andrea Rosi, presidente di Sony Music Italia, si attende una “elevazione morale” da parte dei giovani: ”Spero che grazie a questa piattaforma, che verrà a costare circa come tre caffè al mese, anche i giovani si abituino ad ascoltare e scaricare musica in modo legale”.
A questo commento si aggiunge quello dei discografici, che definiscono il giorno dell’annuncio “un giorno fondamentale per la musica in Italia, oggi condizionata da pirati informatici e veri e propri ladri di contenuti”.
L’iniziativa, di per sé, parrebbe avere le carte in regola per ottenere successo: i prezzi sono accessibili, è stato concepito un modello di fruizione e distribuzione privo di “lucchetti digitali” e anche il prezzo del singolo brano è accessibile, pur se maggiore rispetto alle formule multiple.
Ciò che lascia perplessi nelle dichiarazioni è il voler far credere al pubblico, ancora una volta, che la pirateria musicale (e multimediale) siano un fenomeno autonomo, indipendente e slegato dalle condizioni di mercato che finora hanno predominato: se i supporti ottici multimediali, ossia i CD per la musica e i DVD per i film, sono morti prima del tempo, se la gente ha scaricato tanto e continua – anche se meno di prima – a farlo, di certo l’industria mediatica non può non ritenersi corresponsabile o, almeno, concausa di tali morti precoci e di tali scaricamenti all’impazzata.
La politica adottata finora (e per certi versi ancora in essere), le scelte commerciali, gli investimenti (che sarebbe più logico definire sprechi) diretti a creare e stabilire fallimentari sistemi di protezione (sempre e sistematicamente aggirati), la sussistenza di molteplici enti e istituzioni di tutela, spesso ridondanti e dall’efficacia ed efficienza del tutto discutibili, di certo non hanno aiutato l’industria multimediale a essere più florida, schietta, diretta e fruibile.
Solo un pubblico estremamente poco illuminato – quale non è quello italiano, checché se ne dica – non si renderebbe conto che nell’intera filiera ci sono stati e ci sono ancora sprechi pantagruelici, già solo eliminando i quali il mercato multimediale avrebbe assunto tutt’altra direzione da diversi anni.
L’iniziativa di Telecom Italia, tra l’altro non unica nel suo genere ma – sotto quest’ultimo profilo, lodevole – parrebbe essere progettata in direzione del perseguire un obbiettivo finalmente concreto e raggiungibile: quello di dare la cosa giusta al pubblico giusto al prezzo giusto. Parrebbe quasi aver attuato le fantasie di chi scrive, esternate in tempi non sospetti. Non esattamente quello che è stato fatto finora con CD e DVD.
E sarebbe anche bene ricordare che sui supporti (sia ottici, sia magnetici, sia elettronici come le pennette USB) gravano ancora le famose gabelle sostitutive, istituite proprio per fronteggiare “la pirateria”, come amano chiamarla alcuni: sarebbe lecito attendersi che, con il calare della medesima, tali gabelle scomparissero, smettendo di gravare su chi, negli stessi supporti, intende memorizzare materiale proprio.
Marco Valerio Principato




































