Agcom su Milano Finanza: “aprire bocca e dargli fiato”

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 20/06/2011
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Trovo inaudito che un’Autorità Garante come Agcom si arroghi il diritto di esprimersi in termini così focosi contro chi ha voluto semplicemente cercare un confronto. Ma non mi stupisce. Ecco cosa ne penso

Non ho parole su quanto pubblicato da Milano Finanza attraverso le penne di Antonio Martusciello e Stefano Mannoni, commissari Agcom, che hanno voluto esternare la loro posizione sulla questione diritto d’autore in maniera tanto acida quanto abbellita nei termini, ma va chiarita subito una cosa: non fatevi illusioni. La gente non “dorme” più come una volta e ormai vi capisce benissimo, nonostante l’abile dialettica alla quale avete fatto ricorso, nonostante la retorica, nonostante i paragoni estremamente azzardati e i voli pindarici ai quali vi siete abbandonati.

La bella azione è stata compiuta – fa notare Luca Nicotra (segretario Agorà Digitale) assieme a Vittorio Zambardino (giornalista, La Repubblica) – sulle pagine di Milano Finanza, di cui Nicotra pubblica copia in PDF. E direi abbia pienamente ragione quando afferma che la scelta non è casuale, ma dettata dall’opportunità di evitare confronti aperti con la gente, visto il pubblico a cui si rivolge quel quotidiano specializzato.

Antonio Martusciello e Stefano Mannoni, commissari Agcom, nella grafica di Luca Nicotra

Antonio Martusciello e Stefano Mannoni, commissari Agcom, nella grafica di Luca Nicotra

Se “gli argomenti farebbero arrossire uno studente del secondo anno di giurisprudenza”, è bene anche ricordare che gli stessi argomenti non fanno arrossire, ma adirare chi invece di giurisprudenza ha studiato informatica e telecomunicazioni.

Esatto, perché l’astio che Agcom esprime di fronte a dinamiche tecniche e sociali delle quali – questo è evidente – non sembra avere contezza alcuna, appare talmente falso da sembrare neppure intimamente suo, bensì spinto da altre motivazioni, sulla cui origine e consistenza chiunque legge si farà la propria idea: non sono così sciocco da palesare io stesso cosa ne penso. Non ho studiato giurisprudenza, appunto, ma informatica. Ciò non significa che sono cretino.

Personalmente, ritengo che né i due commissari in questione né Agcom tutta abbiano alcun diritto di esprimersi nei confronti degli autori del Libro Bianco con termini quali quelli che essi hanno scelto di usare. Innanzi tutto perché tali termini sono manchevoli di rispetto, poi perché esprimono una tracotanza, una supponenza, un’arroganza e una prepotenza che non dovrebbero neppure lontanamente appartenere a una Pubblica Amministrazione democratica degna di questo nome.

L'articolo su Milano Finanza in grafica, per chi non legge PDF (click per ingrandire)

L'articolo su Milano Finanza in grafica, per chi non legge PDF (click per ingrandire)

Del resto, io stesso ho subito – nel corso della mia vita di funzionario, assieme ad altri colleghi nella medesima situazione – una violenza dequalificatrice plurima senza precedenti, per via della quale sono stato danneggiato in maniera inenarrabile – e irreparabile, per certi versi – sia sotto il profilo economico che esistenziale.

Contro tale violenza ho citato in giudizio la Pubblica Amministrazione, vincendo la causa a pieni voti e subendo, tuttavia, l’interposizione di un appello. Non perché l’Amministrazione abbia ragione (sa benissimo di avere torto marcio, ma insiste – diciamo – per puntiglio, anche se la motivazione reale sembra essere altra). L’epilogo è il commissario ad acta, che i tecnici ben sanno cos’è e che adesso costringerà l’Amministrazione a ottemperare.

Tutto questo, nel quadro in cui mi sono trovato, ha provocato e provocherà ancora un maggior dispendio per la Pubblica Amministrazione per un totale di centinaia di migliaia di euro, che si sarebbero potuti risparmiare con il solo impiego del buon senso e l’applicazione del ben noto criterio del buon padre di famiglia: non occorreva altro, nella circostanza, per fare davvero gli interessi della collettività e tutelare al contempo dignità, onorabilità, professionalità e competenza dei propri funzionari, peraltro riconosciuta loro da tutti i colleghi.

L’episodio che mi riguarda non è citato per caso:  dimostra come nella mente dei funzionari pubblici molto spesso non ci siano il raziocinio e la lungimiranza (altrimenti la circostanza in cui mi sono trovato io e i miei colleghi sarebbe stata accuratamente evitata), bensì il bieco interesse sul momento, l’osservanza di criteri indotti e niente affatto un intimo convincimento di agire per il meglio.

Per fortuna, ormai, ho deciso di lasciare quella Pubblica Amministrazione alla quale ho dedicato i miei anni migliori: ho i requisiti per farlo, ho in mano un decreto che ne conferma la legittimità, ne stabilisce l’osservanza nei termini dell’istanza che ho presentato e ormai è questione di giorni.

Sia chiaro, però: non vado via perché non mi va più, no: vado via perché sono indignato, deluso, sconcertato e allibito. Non intendo prestare ulteriore servizio, né mettere ulteriormente a disposizione le mie competenze specifiche, acquisite in oltre trent’anni di carriera affiancata da uno studio della materia puntuale e costante perché dettato non da un’imposizione ma dalla passione per la materia – questo stesso sito lo testimonia – per un semplice motivo: l’Amministrazione ha dimostrato di non meritarmi, pertanto mi ha definitivamente perso.

Ecco perché non mi stupisco ed ecco perché a questo punto mi aspetto che Agcom agisca esattamente come il resto della Pubblica Amministrazione ha agito nei confronti miei e dei miei colleghi: esattamente per l’opposto di ciò che sarebbe giusto, equo, corretto, logico, ragionevole e lungimirante fare.

Pur non nutrendo molta fiducia nella compattezza e nello spirito di corpo dei miei connazionali, direi però che questo sia un caso alquanto eclatante, sul quale sorvolare corrisponderebbe a consegnare in mano a persone di pochi scrupoli la possibilità di arrogarsi un diritto che – stando a quello che apprendo dai giuristi in Rete – non compete loro: quello di esercitare una censura pressoché incontrollata.

Spero di aver capito bene: ripeto, non sono un giurista ma un informatico. Però “intuisco” che, forse, è il caso di muoversi, al di là di qualsiasi colore o orientamento politico. Lasciar fare potrebbe davvero essere pericoloso.

Marco Valerio Principato


Marco Valerio Principato (2065 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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