Tutela del copyright, 100 autori e una “Notte della Rete”

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 04/07/2011
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(UPDATE) La nota diffusa da “100 autori” ha un doppio significato: asseconda Agcom da un lato, mentre dall’altro offre una delle possibili soluzioni. Qualcuno se ne accorgerà? Difficile. Nel frattempo, è in agenda “Notte della Rete”

(Update in calce)

Li vedete? 100 autori, “associazione della autorialità cinetelevisiva”. Venerdì scorso hanno diramato un comunicato stampa in cui esprimono la propria posizione. A prescindere dal fatto che autorialità è una parola alquanto azzardata: perfino l’editor del sito me la sottolinea in rosso, in alcuni casi è già usata (arbitrariamente, secondo me) ma lasciamo perdere. Forse non si sono accorti di aver fornito di sé stessi due facce: quella “ufficiale”, che appoggia l’operato di Agcom, e quella “sincera”, che sente e percepisce perfettamente qual’è una delle possibili strade per risolvere il problema.

Lo dicono nel terzo punto: “l’impegno a combattere la pirateria attraverso forme di offerta legale sul modello di i-Tunes, con tariffe eque, capaci di garantire la fruizione delle opere nel rispetto di una più agevole e protetta circolazione”.

Esatto, e ora ci metto io il carico da 11. Per “garantire la fruizione delle opere nel rispetto di una più agevole e protetta circolazione” è sufficiente applicare tariffe eque e smettere di perdere tempo con lacci, lacciuoli, lucchetti e paletti. “Equo” può essere quando un album con 8-10 canzoni già codificate in MP3 lo pago 9,95 dollari, che – attenzione – non vuol dire 9,95 euro ma, al cambio, 6,85 euro.

Siccome pochi hanno il coraggio (o la possibilità, vista la recalcitranza di molte etichette) di farlo, ecco prosperare e vivere sistemi come iTunes, che dietro l’offerta di un iTunes store, un ridicolo e risibile sistema di protezione che prima o poi si supera, un catalogo multimediale e un ecosistema iTunes-DRM-iGingilli, con cui Steve Jobs ci campa.

Ripeto per l’ennesima volta la domanda: pensate che mi metta a perdere tempo a scaricare dal P2P se trovo l’album che mi interessa già pronto in MP3, senza lucchetti, che mi carico sullo smartphone, sull’iPod, su qualunque schifosissimo lettore MP3,  su una chiavetta per sentirlo in auto? Siete in errore.

Se lo trovo a 6,85 euro lo compro, subito, online, detto, fatto. Alcune realtà lo hanno capito, per esempio CDBABY. Che non solo fa scaricare gli MP3 belli e pronti (e in alta qualità: la classica è campionata a 320 Kbps) ma ha anche un’area artisti, in cui vi sono una serie di guide e di strumenti per favorire l’interattività tra l’artista e il “consumatore”, ivi compresa l’interazione con i social network.

Un esempio? The Lost Music of Fernando Sor: una “chicchetta” per chi ama la chitarra classica (i pezzi sono suonati su una chitarra particolarissima, chiamata “harpolyra”). Basta andare sulla relativa pagina, ogni brano può essere brevemente preascoltato sul sito (così ci si rende conto di ciò che si compra prima di comprare) e poi si decide: 15,97 dollari per il CD “fisico” (c’è chi lo preferisce ancora), oppure 12,97 dollari per la collezione di MP3 con copertina e annotazioni. Oppure, il singolo brano (l’album ne contiene dieci), magari solo quello che interessa, a 99 centesimi. Io non avrei dubbi: subito la collezione MP3 perché sono un amatore della chitarra classica. Chi ama altri generi, non ha che da “girarsi” il sito.

Quando la musica è venduta così, a 99 centesimi a pezzo, subito, online, la memorizzo e l’ascolto dove voglio, di iTunes non me ne faccio nulla. Di protezioni non ne servono, perché per 99 centesimi a brano non vale neanche la pena di perdere il tempo di aspettare che BitTorrent (o chi per esso) mi scarichi il brano, quando dal sito in pochi secondi ce l’ho.

Se tutta la musica fosse venduta online così, innanzi tutto i prezzi scenderebbero ancora, perché avrebbe un gran successo. In secondo luogo, iTunes e simili non servirebbero. In terzo luogo, qualunque protezione sarebbe del tutto vacua e priva di significato. Il P2P sarebbe “riabilitato” perché nessuno perderebbe più tempo a farci passare un CD in MP3 che si scarica in originale in pochi secondi, ben campionato, senza imperfezioni, con tag ID3 già inseriti e, spesso, anche copertina e annotazioni.

Il medesimo, identico discorso potrebbe valere per i film: vuoi il DVD, di alta qualità, “fisico”? Ok, 15 euro sarebbe un prezzo ragionevole. Vuoi il file AVI, ben fatto, senza “quadratoni”, con audio AC3 e sottotitoli? 12 euro e passa la paura, scaricato a tutta birra da una CDN che in massimo 20 minuti di connessione con una ADSL efficiente a 7 Mbps ti arriva, altro che le giornate sane ad aspettare che i file sharer te ne condividano 10 Kbps per uno. Siete proprio sicuri che non funzionerebbe? E per gli e-book? Non sarebbe lo stesso? Certo che si, lo sapete benissimo.

Ma poi – ecco il punto – come si fa a piagnucolare e ad attribuire tutte le colpe a Internet, al P2P e ai piratacci cattivi, eccellenti capri espiatori di un meccanismo antiquato e arrugginito come la legge che ne governa la tutela e che ci si ostina a tenere in piedi, assieme a un bel paio di spesse bistecche sugli occhi?

La Notte della Rete - logo

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Dunque, nulla di fatto: è evidente che “fa comodo” sia così. Allora per domani, 5 luglio, Agorà Digitale ha organizzato un evento: la Notte della Rete. Si terrà a Roma dalle 17.30 alle 21 alla Domus Talenti, in via delle Quattro Fontane, 113. In esso si tenterà di discutere e approfondire le questioni attorno alle quali ruota il provvedimento su cui Agcom è al centro delle polemiche. L’incontro verrà trasmesso in streaming da Il Fatto Quotidiano e, a quel che si legge, da alcune TV.

Sul sito si legge che già hanno confermato la propria partecipazione Olivero Beha, Emma Bonino, Pippo Civati, Antonio Di Pietro, Dario Fo, Giovanbattista Frontera, Alessandro Gilioli, Peter Gomez, Beppe Giulietti, Flavio Granata, Giulia Innocenzi, Gianfranco Mascia, Roberto Natale, Luca Nicotra, Flavia Perina, Marco Pierani, il Piotta, Enzo Raisi, Franca Rame, Fulvio Sarzana, Marco Scialdone, Guido Scorza, Vincenzo Vita, Vittorio Zambardino.

Sarà un’ottima occasione per dimostrare che la Rete “non dorme” e non è gran che disposta ad accettare passivamente una tutela di tipo totalitario, la cui necessità è dettata da uno Stato che, anziché agire, reagisce. Irrigidendosi, accecato dalla perdita di potere che la Rete gli sta decretando addosso ogni giorno che passa. Incaponendosi su un sistema normativo di tutela dei diritti che, per quanto si voglia tirare a lustro, non riesce a nascondere le rughe di vecchiaia che ha. E dimostrando così di avere a cuore non il nobile interesse per la rettitudine, l’onestà intellettuale e la trasparenza procedurale, ma gli interessi di lobby. Cioè di quelle stesse case di produzione multimediale che, ormai l’hanno capito tutti, cercano lavoro e pregano Dio di non trovarlo.

Fate, fate pure. Vorrà dire che, anziché capirla con l’intelligenza, dunque con le buone, la Rete – che da sempre non reagisce, piuttosto agisce – lo farà anche stavolta. Le conclusioni le trarrete da soli.

Marco Valerio Principato

Update

In relazione a quanto ho qui espresso, sono stato contattato via email dal dott. Enzo Mazza, presidente FIMI. In sintesi, Enzo Mazza ha voluto informare dell’esistenza di diverse piattaforme sulle quali, in Italia, è possibile reperire musica in formato MP3. Il dirigente ha tenuto inoltre a precisare che anche iTunes oggi dispone di prodotti musicali in tale formato, privi di protezione. Tra le piattaforme citate, oltre a iTunes, vi sono quelle di Dada, di Cubomusica e alcuni altri. Ciò non toglie che iTunes sia nato e abbia prosperato proprio in funzione della disponibilità di protezioni, salvo poi rendersi conto, assieme alle case, che esse avrebbero avuto ben poche speranze di efficacia.

Purtroppo – e non è un caso se ho citato CDBABY e il pezzo di musica classica – l’offerta oggi c’è ma copre, com’è ovvio, i pezzi più richiesti. Quando si cercano cosine più particolari, ottenere un prodotto commerciale in MP3 è molto meno facile.

Il presidente di FIMI ha anche voluto sottolineare come un prezzo compreso tra 6 e 9 euro circa, per un album in MP3, non si possa considerare “un’estorsione”. Infatti: assolutamente non lo è. Lo è, oggi, un prezzo di 22 euro su un CD, che tuttavia per certi generi di musica rappresenta ancora l’unico mezzo con cui la si può ottenere e questo, mio malgrado, lo so bene.

La mia “rimostranza” in relazione alla traduzione del prezzo da dollari a euro sostituendo solo il simbolo di valuta – come ha certamente compreso il “lettore-tipo” di questo sito – è riferita ad Apple. Fin da quando si parlava, appunto, della rimozione del DRM da iTunes, il timore generalizzato di tale tecnica di dimensionamento del prezzo era già esistente. E vige tutt’ora: basta fare un veloce confronto tra i prezzi esposti su www.apple.com e www.apple.com/it, l’evidenza è immediata.

Dalle parole di Mazza, in ogni caso, ricavo (e cerco di traslare in chi legge) un segnale utile: quello di un sistema che, in qualche maniera – pur facendosi largo in mezzo a una gragnola di colpi provenienti da soggetti più o meno illuminatiavvelenati dall’osservazione di trascorsi non proprio edificanti in cui si è avventurato finora il sistema di tutela dei diritti d’autore italiano – cerca di risalire in superficie e respirare.

Ci vorrà del tempo, naturalmente. Ma dovrà farlo, così come Agcom deve sperare in una totale riscrittura delle attribuzioni di potere che ha, sintonizzandole meglio con il resto del complesso normativo per evitare pericolosi conflitti su un tema delicato come questo. Nessuno vuole sostenere che il diritto d’autore debba scomparire sic et simpliciter, persino il New York Times ha preso posizione sul tema con un editoriale, ma va scongiurato il rischio della censura facile e autonoma, che in termini proporzionali rischia, per proteggere un avente diritto, di tappare la bocca a blocchi di migliaia di persone, delle quali solo una – forse – è realmente colpevole ed è l’unica a meritare davvero di essere individuata e sanzionata come si conviene. (MVP)


Marco Valerio Principato (2062 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


Commenti (locali)
  1. Marco Valerio Principato scrive:

    Luigi,

    sempre nel pieno rispetto delle opinioni di ciascuno (del resto questa sezione del sito è proprio di “Opinioni”), recepisco e comprendo la sua posizione che è, peraltro, tecnicamente possibile soddisfare senza difficoltà: non credo le case discografiche, nel momento in cui abbracciano un’offerta “tutta online” e tutta digitale, si tirino indietro sotto quel profilo. Ci vorrà solo qualche tempo in più per il download, tutto qui.

    Non sarei, invece, così sicuro sulla capacità di tutti di convertire correttamente in MP3: può essere un gioco da ragazzi per me, anche per lei e forse per molti altri. Ma se fosse davvero così facile per tutti, nei circuiti P2P circolerebbero file perfetti. Invece non è così e questo – come giustamente sostiene lei – gioca a favore dell’opera originale smontando la tesi della “responsabilità” del P2P in merito al tasso di pirateria. Anche perché chi si accontenta di un file “tranciato”, campionato con parametri inidonei, estratto in modo impreciso o parziale, stravolto nel livello audio dall’impiego sconsiderato di compressori di dinamica, equalizzatori selvaggi e altri orpelli, è persona che non “ama” quella data opera ma vuole semplicemente il “gusto di provare” e non diventerebbe comunque mai un cliente per la casa discografica.

    Stessa cosa dicasi per la conversione di un DVD in AVI/DivX, dove i parametri in gioco sono talmente tanti da essere “ostici” persino per me: mi sono “dilettato” a convertire il mio DVD di “Avatar” – che in originale è ovviamente perfetto – e per arrivare a un risultato decente confesso di aver anche dovuto riaprire qualche libro. Dopo diversi weekend di tentativi, di riesame di qualche teorema, di ragionamenti e di analisi sui file convertiti e sui loro difetti, sono addivenuto a un buon compromesso: un file AVI da 1,8 GB (sempre meno degli 8,5 GB del DVD originale) la cui visione è quasi indistinguibile dall’orginale. Poi è ovvio che ci ho giocato e ho comprato il DVD perché con mio sommo rammarico non l’ho visto al cinema e per quanto si faccia, il 3D sul grande schermo a casa non ci sarà mai o comunque non in quelle proporzioni.

    Parlando di BluRay, la filosofia a mio avviso non cambia: è possibile anche in quel caso operare delle scelte (ragionate e intelligenti) e passare da 25/50 GB a molto meno, con un compromesso altrettanto intelligente (fermo restando che i titoli in BR sono ancora troppo pochi per “fare testo”).

    Nulla vieta, anche per il comparto multimediale, di vendere il formato “meno compresso” (come sa, anche il DVD5, il DVD9 e il BR sono comunque formati compressi). Se l’industria comprendesse che abbassarne i prezzi – grazie anche a un illuminato sfruttamento della Rete – significherebbe una maggiore circolazione delle opere, dimostrerebbe di aver compreso quale strada imboccare per generare un “circolo virtuoso”, anziché vizioso.

    Dunque, a mio avviso ci sono tutti i mezzi per soddisfare tutte le esigenze, ivi compresi i suoi desideri di ottenere il prodotto “a qualità massima” e l’obiettivo delle industrie di ottenere una maggiore circolazione. Resta una verità di fondo: le regole dell’intero ecosistema produzione/tutela/fruizione vanno riviste, perchè così come sono (e come si minaccia spesso di peggiorare, anzichè migliorare) rischiano di portare l’industria multimediale al collasso e ciò perché chi tenta di applicare delle nuove regole troppo spesso lo fa nella più totale ignoranza della potenza intrinseca della Rete (oltre che per ragioni lobbystiche).

    Grazie per la “chiacchierata”, che tra persone civili è sempre costruttiva e, ovviamente, fa piacere.

    Un saluto cordiale
    MVP

  2. Gentile Marco, la ringrazio della cortese risposta, pur sapendo bene che un Mp3 a 320 Kbps è una buona qualità -per essere fruito su lettori non di alta fedeltà- vorrà convenire che se si commercializza qualcosa che non è poi ad un prezzo così basso (escluso per i singoli le industrie che prosperano sullo sfruttamento del diritto d’autore hanno un margine di guadagno molto superiore vendendo un CD in MP rispetto ad uno fisico), mi aspetterei che almeno fornissero l’opera in alta qualità, se poi l’utente lo vuole convertire in MP3 lo fa da solo, visto che è una cosa semplicissima, basta che non abbia i DRM.

    Non entro nel merito della qualità in cui ci si può imbattere nei DL P2P, ma questo potrebbe essere un buon motivo per dire che in fondo non danneggia le major, chi scarica una cosa bacata e magari dopo aver ascoltato/visionato qualcosa di interessante e di suo gradimento viene indotto all’acquisto degli originali, vuoi fisici o digitali.

    Per il DVD rippato, una codifica ben fatta da 1 Gb per ora di filmato, non sarà mai come un DVD9 ed ancora più distante è da un BluRay, specialmente per il fatto di non avere il menù e gli extra. Quindi de si vuole battere il DL gratuito occorre fornire a prezzi incentivanti le opere in altissima qualità, altrimenti le persone fanno prima ad abbonarsi ai servizi TV on-demand e poi registrasi i contenuti. Come ha giustamente detto il Dott. Tozzi l’industria dell’intrattenimento deve puntare sulla qualità se vuole continuare a prosperare e non sulle opere degradate, oltre a drasticamente ridurre i prezzi, saprà bene anche Lei che per acquistare il dvd del film Ladri di biciclette, incluse le spese di spedizione, non bastano 20 €

    Quello che non quadra nella attuale normativa sul diritto d’autore è principalmente, rispetto ai brevetti, la sproporzionata durata temporale della tutela e con tutti i diritti riservati.

    Cordialmente,
    LDL

  3. Marco Valerio Principato scrive:

    Caro Luigi, da appassionato di musica classica le dico che la dinamica non è esattamente quella. Scaricare la classica dal P2P è un grosso rischio, oltre che sotto il profilo legale, anche sotto quello qualitativo: circola tanta di quella “immondizia” mal campionata, con “buchi”, imperfezioni e distrazioni nell’impiego dei codificatori da dissuadere anche il pirata più incallito, se ama davvero tale musica. Per questo eseguirei (in verità l’ho eseguito) quell’acquisto “a occhi chiusi”.

    Poi possiamo confrontarci sul tema del lossless, ma là, come ben sa, è spesso una questione di scuole di pensiero. Come informatico, ammetto l’innegabile differenza tra un lossless e un lossy. Tuttavia, quel che alla fine interessa non è la “collezione” ma la fruizione, almeno per chi ama la musica e non il suo “feticcio”, costituito dall’intoccabile disco originale. Un MP3 campionato a 320 Kbps, come ben sa, per l’orecchio umano è assolutamente perfetto e indistinguibile da un lossless. Entra nel mio lettore MP3, mi fa godere di quella musica, dunque lo scopo è raggiunto: questo è il mio personale punto di vista, certamente non condivisibile da tutti.

    Concordo, infine, sul differenziare i prezzi anche per i DVD, esattamente come avviene per la musica. Sulla qualità, vale un po’ – sempre a mio avviso – lo stesso concetto: è chiaro che un AVI (dunque codificato con DiVX o simili, notoriamente lossy) non sarà mai uguale al molto meno compresso DVD vero e proprio. Tuttavia, fintanto che la fruizione dell’opera non ne risente in maniera apprezzabile (di qui la precisazione sulla buona qualità della codifica), a mio avviso anche un codificato AVI risolve il problema: è un solo file, sta ovunque – su chiavetta, su NAS, dove voglio – e mi permette di fruire del film.

    Naturalmente, con pieno e profondo rispetto per qualunque opinione diversa.

    Un saluto cordiale
    Marco V. Principato

  4. Condivido nella sostanza il discorso fatto in questo articolo, non concordo invece su alcuni punti:

    Se 99 Centesimi di dollaro possono essere un prezzo equo per un brano appena immesso nel mercato, ovviamente senza DRM ma in alta come l’originale sul CD ed un Mp3 che chiunque può tranquillamente convertire in Mp3 senza bisogno di particolari conoscenze tecniche (eventualmente da scaricare nelle due versioni allo steso prezzo) diverso mi sembra per i brani di nicchia ed ormai datati che per avere una larga diffusione e disincentivare il P2P dovrebbero avere prezzi molto più bassi, altrimenti una discografia le persone continuano a scaricarla via torrent. Mi stupisce anche quando Lei afferma che The Lost Music of Fernando Sor lo acquisterebbe in collezione di MP3 con copertina e annotazioni a 12,97 dollari perchè amante del genere (un MP3 anche a 320 kbps è veramente un altra cosa da un lossless che si può ascoltare come un originale su impianti ad alta qualità)e con cover ed annotazioni da stampare personalmente secondo me avrebbe maggior senso acquistare l’originale a 15,97$ e poi anche il meno esperto saprebbe trasformarlo in MP3.

    Stessa cosa per i DVD, se 15 euro sono un prezzo decente per un film appena o da poco prodotto su DVD/BR fisico non equo mi pare questo prezzo per un DVD che già è stato trasmesso sulle TV in chiaro, tanto meno mi pare equo un prezzo da 12 € DVD da scaricare via internet ma lo trovo assolutamente improponibile un file rippato anche se nella miglio delle qualità possibili. Queste cose non le dico io, le ha dette Riccardo Tozzi presidente di ANICA già un paio di anni fa
    http://www.youtube.com/watch?v=z6JaUv0L9-I




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