Agcom e i virtuosismi di Corrado Calabrò

Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 22/07/2011
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Non ci siamo, non ci siamo: apprendo che il presidente Calabrò è anche un poeta (davvero!) ma ciò non basta per svincolarsi dal main focus. Altro che “Far Web”: più si va avanti e peggio è

Molti sanno – o stanno apprendendo ora – che ieri, giovedì 21 luglio, alle ore 8,30 il presidente di Agcom Corrado Calabrò è stato audito da una commissione del Senato. Lo scopo era di sentir riferire dalla viva voce del presidente un quadro della situazione alla luce delle contrarietà che la recente delibera con cui l’Autorità si pone a guardia del rispetto del diritto d’autore ha suscitato in molti internauti.

Personalmente non sapevo che il presidente Calabrò fosse anche poeta. Lo spiega e lo documenta Marco Pierani di Altroconsumo, secondo cui le acrobazie dialettiche a cui Calabrò si è lasciato andare avrebbero “potuto reggere senza scadere di tono e di credibilità” se solo avesse voluto farlo.

Ma ognuno deve essere libero di farsi la propria opinione: a questo scopo, chi legge sappia che può prendere visione dell’intera trascrizione delle parole di Calabrò in questo documento (PDF, dal sito Agcom), ovvero ascoltare l’intera audizione servendosi del podcast segmentato messo a disposizione dal sito di Radio Radicale.

Logo Agcom

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Al di là di ogni considerazione nel merito della questione, la coniazione del termine “Far Web” è davvero adorabile, non ho idea di come gli sia venuto in mente ma non si può non apprezzarla.

Se però si rientra solo per un attimo nei ranghi di chi di cose della Rete se ne intende, ci vuole solo un nanosecondo per capire l’arte con cui il presidente Calabrò ha tentato abilmente di sottrarsi dal centro dell’interesse. Egli parla di un Far West del Web, quando il Web qui c’entra e non c’entra. Il fatto stesso che nella mente degli alti funzionari di stato si tende a sovrapporre (per non dire a confondere) il Web con la Rete sarebbe già sufficiente per suggerire di ripresentarsi a settembre, dopo aver trascorso l’estate a studiare Internet.

Nei fatti, Calabrò si tradisce in pieno, nonostante l’abilità dialettica con pochi precedenti, quando afferma: ”…basandoci sull’esperienza acquisita in materia di diritto di cronaca noi abbiamo previsto un sistema di fair use che si fonda sulle eccezioni previste dalla legge sul diritto d’autore…”. Esatto: ossia si crea una nuova regola (molto fumosa) su una regola preesistente ultra-vecchia (e altrettanto fumosa, vista nel 2011). Un errore madornale, che dopo l’etichetta di “Notice and Take Down all’amatricianaattribuito da Marco Pierani sul tema, ora gli vale quella di “Fair Use alla carbonarada parte dell’avvocato Marco Scialdone.

No, presidente Calabrò, non ci siamo, secondo me non è questo il modo di affrontare la questione. Ormai è sempre più evidente che nei corridoi di Agcom c’è una fastidiosissima corrente d’aria, molto dannosa se vi si resta esposti, nei confronti della quale nessuno si degna di camminare fino in fondo al corridoio e chiudere quella maledetta finestra, che non fa altro che far sbattere le porte e le finestre di tutto il piano, disseminare raffreddori e indossare giubbotti in piena estate.

Una corrente d’aria che porta a spacciare per dati di fatto delle statistiche di parte facendole assurgere a realtà assoluta, quando tutti sanno che essa non è per niente assoluta ma relativa a chi la esteriorizza. Come è noto che chi la esteriorizza lo fa a proprio vantaggio, mai si darebbe la zappa sui piedi da sé.

Sarebbe inopportuno, in questa fase – anche perché verrebbe certamente interpretato male – ricordare il principio democratico: “Se sotto al cartello vietato fumare c’è una persona che fuma, la si multa. Se ve ne sono dieci, si chiede loro di allontanarsi perché disturbano. Ma se ve ne sono trecento, il cartello è inutile e va tolto”. Il punto è che Agcom si sta appropriando di un potere che va oltre il consolidato, sulla sola scorta di un (male interpretato) decreto Romani.

“Allora vuoi dire che se tutti pirateggiano bisogna ammettere la legittimità del pirateggiare?”. Neanche per idea. Si tratta di non cadere nello stesso errore in cui è caduta, per esempio, la Francia. Che ha fatto un baccano senza precedenti con le sue Hadopi versione 1.0, versione 2.0 e quant’altro per poi ritrovarsi con una legge inapplicabile, di fatto inutile, servita solo come strumento per vincere battaglie politiche ma dove chi ha vinto non sono affatto le istituzioni bensì gli avversari.

Quando mi “scaldo” nel leggere dei provvedimenti emanati dal tribunale di Cagliari, che s’è scagliato contro Proxyitalia.com come fosse il diavolo in persona, non lo faccio per caso. Ripeto ciò che ho già detto: cosa si fa ora, si bloccheranno tutti e diecimila i Proxy in grado di far saltare a piè pari il blocco? Si bloccheranno tutte le VPN, Usenet, nomi a dominio “sospetti”, parole “sospette”, tutto? Allora consegniamoci alla Cina, ché facciamo prima: almeno non dovremo costruire un firewall di stato da zero, loro sanno già come si fa.

Ora il presidente Calabrò sarà nuovamente audito il 28 luglio. Voglio augurarmi che questa ri-audizione sia il palesarsi di una nuova forma di consultazione pubblica: “sentiamolo, vediamo quali calori si manifestano dalla Rete e poi lo risentiamo, così ci regoliamo meglio”.

Purtroppo il presentimento è che fin quando nessuno andrà a chiudere quella maledetta finestra di cui sopra, fin quando coloro che vendono medicine contro il raffreddore estivo e giubbetti anti-corrente d’aria ci guadagneranno, la musica non cambierà.

Io incrocio le dita, in ogni caso. Speriamo bene, per il bene di Internet, degli internauti e anche degli artisti, che in tutto questo baccanale sono trattati – se nessuno se ne è accorto – come l’ultima ruota del carro. Quando invece dovrebbero essere i primi a godere degli effetti di una vera innovazione.

Marco Valerio Principato


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Commenti
  1. [...] pre­si­dente di Agcom, non­ché allo stuolo di alti fun­zio­nari di Stato che ieri lo hanno audito, di leg­gere con atten­zione un arti­colo sul New York Times, dal quale potreb­bero [...]

  2. [...] Calabrò, presidente di Agcom, nonché allo stuolo di alti funzionari di Stato che ieri lo hanno audito, di leggere con attenzione un articolo sul New York Times, dal quale potrebbero apprendere che [...]

  3. [...] meteorologiche davvero inclementi, per questo periodo dell’anno – i riflettori puntati su Agcom e su “quel che sarà”, ivi comprese le paventate necessità di restringere in [...]


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