Plasma e LCD: la verità è nel mezzo. Ragioniamoci insieme
Allarme, allarme: i TV al plasma consumano troppo, avrebbero detto «i ministri» all’Independent. Ma se prima di aprir bocca si accendesse il cervello…
Sono diversi giorni che in rete e sulla carta stampata scorrono fiumi di sangue: “dagli addosso al TV al plasma: consumano tanto, troppo, più dei TV a tubo catodico”.
Tra i maggiori “sollevatori di polvere” c’è stato un articolo del quotidiano britannico The Independent (che il “nostro” giornale Il Sole 24 Ore ha ripreso, con il nobile intento di smontarne gli allarmismi ma dimenticando che si chiama The Independent e non The Indipendent… la prova è qui sulla destra).
Al di là di tutto il polverone sollevato, l’articolista di The Independent è stato abbastanza bravo a pasticciare per ingigantire i numeri, ma basta ragionarci sopra con un po’ di calma per scoprire che le cose non stanno proprio come si vuol far credere.
Mettiamo a confronto di consumi due TV, rigorosamente dello stesso produttore e con schermo delle stesse dimensioni, 42 pollici Wide Screen. Teniamo subito presente che chi sceglie un plasma, rispetto all’LCD, vuole, come minimo:
- maggiore angolo di visione
- maggiore luminosità e maggiore contrasto
- minore persistenza e maggiore velocità di visualizzazione
E noi ci prendiamo la briga di mettere, appena appena, le mani in pasta. Apriamoci i manuali di questi due TV:
- Televisore 42 Wide LCD marca LG, modello 42LC55. Manuale: qui - Consumo: 230W
- Televisore 42 Wide Plasma marca LG, modello 42PC1RR. Manuale: qui - Consumo: 310W
Solo ragionando “a spanne” (dunque senza formule, conteggi e altre amenità ingegneristiche), 80 Watt di differenza non valgono quei tre requisiti che cerca chi sceglie un TV al plasma? Certo che sì: sono tutte caratteristiche che, al di là delle questioni ambientali, richiedono ulteriore energia. Se non la si fornisce, semplicemente non si possono avere quelle caratteristiche. E in tutto questo, volutamente, non stiamo minimamente considerando gli aspetti legati all’ambiente derivanti dai materiali con cui sono costruiti i due tipi di schermo ed al relativo impatto ambientale: è argomento del tutto diverso.
Non sembra proprio, quindi, si possano giustificare questi grandi allarmismi energetici fondandone la causalità sulla tecnologia al plasma: piuttosto occorre considerare che sono cresciute le dimensioni dei TV in genere.
Chi ha qualche luna in più sulle spalle ricorderà che trent’anni fa chi possedeva un TV (a tubo catodico, s’intende) da 26 pollici (formato 4/3) era considerato un fortunato: aveva un TV grande.
Oggi si desiderano schermi più grandi, e ciò è stato possibile grazie ai pannelli LCD, alla tecnologia TFT e, più recentemente, al plasma. Se si dovesse produrre un TV a tubo catodico da 50 pollici Wide, per farselo portare a casa ci vorrebbe la gru, dovrebbe essere alloggiato su un basamento molto solido (peserebbe come un pianoforte da concerto con telaio monoblocco in ghisa) e consumerebbe almeno il triplo di un plasma. Volete lo schermo grande, grandissimo, luminoso, contrastato, veloce, stabile, fotografico? Ci vuole l’energia, punto. E non così tanta in più come si vuol far credere, ma ci vuole. Questa è la verità.
Dunque, ciò che la maggior parte dei media hanno riportato al riguardo, a mio modesto avviso può essere ritenuto poco più che fuffa. È esattamente come quando circolano le “ondate di allarmismi” sull’eccessiva presenza di stazioni radio base delle reti telefoniche cellulari: tutti pronti ad alzare la voce, però quando il cellulare ha tutte – o quasi – le “tacche” e si parla bene, nessuno fiata.
Ebbene, abbiamo appena visto un’altra di quelle occasioni in cui i “media ufficiali” farebbero meglio a tacere.
Marco Valerio Principato






































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