Come sarà Apple fra cinque anni?

Un gesto di Jobs, degno della migliore retorica greca antica...
Un gesto di Jobs, degno della migliore retorica greca antica...
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 27/10/2011
Commenti 1 commento | Permalink

Provo a ragionare su quello che potrà essere Apple fra qualche tempo, quando il clamore (e il carisma di Jobs) saranno placati: siamo sicuri che somiglierà tanto a quella che è oggi? Io penso di no, vi spiego il perché

Avete notato che circolano biografie di Steve Jobs, discussioni, tavole rotonde, dibattiti, analisi, approfondimenti, proiezioni, di tutto su quel tema. Vi siete chiesti perché? Secondo me le possibili risposte sono due: da un lato, cercare di capire oggi come sarà Apple domani. Dall’altro, l’implicito riconoscere da parte di tutti – media, clienti, fan, analisti, aziende, concorrenza, proprio tutti - che Steve Jobs ha lasciato dietro di sé un alone carismatico destinato a dissolversi molto più lentamente della media, ma pur sempre a dissolversi.

La scomparsa di Steve Jobs, come scrivevo nell’editoriale di lunedì scorso, è stato un morso fatale sulla “mela Apple” e su questo credo pochi possano non essere d’accordo. In effetti, le due direttrici di cui sopra sono un interrogativo che interessa tutti gli attori: cosa sarà di Apple tra cinque anni, quando l’alone carismatico sarà, per forza di cose, dissolto? Cosa venderà? A quale prezzo? Quale sarà il suo rapporto con il mercato e la concorrenza?

Vediamo qualche fonte. Per esempio, Nick Wingfield sul New York Times spiega che la politica dei prezzi di Apple – vista dagli occhi del mercato americano – è tendente al ribasso e questo, secondo l’autore dell’articolo, non è un caso.

“La gente che voleva l’ultimo smartphone di Apple, l’iPhone 4S – scrive Wingfield – lo ha potuto avere se aveva anche la voglia di aspettare in fila, spendere 199 dollari e sottostare a un contratto biennale di comodato con l’operatore”.

“Oppure – continua l’autore – poteva scegliere di evitare le file e acquistare uno degli ultimi rivali di iPhone da un concorrente, a condizione di essere anche disposto ad affondare di più le mani nel portafogli. Per 300 dollari e contratto biennale – insiste Wingfield – gli amanti dei gadget avrebbero potuto avere un Motorola Droid Bionic da Verizon Wireless, oppure comprare un Samsung Galaxy SII da 230 dollari, oppure ancora un HTC Amaze 4G da 260 dollari, entrambi da T-Mobile, stesse condizioni”, dice.

Il lungo – ma appassionante – articolo vuol parare su un fatto fondamentale: la “vena” del “faccio io il prezzo perché i miei device sono più fichi” si sta già esaurendo. Ad alimentarla era Steve Jobs, e Steve Jobs non c’è più, questa è la realtà.

Voltiamo pagina. Kara Swisher su AllThingsD ci fa notare che Dag Kittlaus, co-fondatore e AD dell’azienda che ha creato Siri, il controllo vocale, ha lasciato Apple. Hai voglia a spiegare che secondo le fonti la cosa era nell’aria da tempo. Prima di tutto, “da tempo” potrebbe anche comprendere l’evento scomparsa di Jobs (che, non sembra, ma è morto il 5 ottobre: son già più di venti giorni), e poi, ora che Siri ha un concorrente temibile su Android, con schiettezza, aveva senso continuare? Non sottovaluterei questo aspetto.

Voltiamo ancora pagina. Quello di Larry Dignan su ZDNet è un parere molto forte, indubbiamente impugnabile, ma è senz’altro fecondo prenderlo in considerazione. Dignan sostiene, in generale, che quando le aziende High Tech sono amministrate dal proprio AD sulla carta ma, di fatto, sono fatte funzionare da venditori (salespeople sta anche per dirigenti vendite, in ogni caso commerciali), il loro dominio a lungo termine si può considerare finito.

Le grandi aziende, spiega, non permettono a nessun commerciale di prendere il posto, anche solo “virtualmente”, di chi guida l’azienda. Questo in Apple invece è successo, sia pure con il coincidere di due figure sovrapposte (una di fatto e una di diritto), e ora sappiamo tutti che a dirigerla c’è Tim Cook, che non è un commerciale, ma un tecnico.

Già alla luce di queste tre autorevoli posizioni, proviamo a ragionare: può Apple tentare di ricalcare le orme di Steve Jobs? Difficile. Può la dirigenza Apple decidere di dare il proprio attuale imprinting all’azienda e proseguire su una nuova strada? Senz’altro, probabilmente è l’unica cosa che può fare. A confermarlo c’è la politica dei prezzi, che a parità (o quasi) di caratteristiche se ne guarda bene dal proseguire quella “autonomia” microeconomica che solo il carisma di Jobs poteva permettergli.

Tirando le somme: a meno di un miracolo, tra cinque anni Apple sarà un’azienda come un’altra, che (forse ancora) produrrà computer e smartphone come altre, con prezzi concorrenziali come altri. Perderà senso l’eguaglianza “Prodotto Apple posseduto = Posseduto un pezzetto di Steve Jobs”. Si smetterà di avere la fantasia di usare neologismi dalla retorica ironica e “benevolmente maligna” come iGingilli, modestamente – e istintivamente – coniato dal sottoscritto.

Si accettano scommesse.

No, scherzo. Niente scommesse, ma questo, secondo la mia modesta opinione, è ciò che accadrà. Senza nulla togliere alla bontà dell’hardware e dei prodotti in generale, ma ho seri dubbi che la gente, caduto il carisma jobsiano, non sia disposta a proseguire la passeggiata circoscritta nel Walled Garden di Apple. Con tutto ciò che ne conseguirebbe.

Marco Valerio Principato


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Commenti
  1. Nibbler scrive:

    L’altro giorno in tv vedo la pubblicità di un aggeggio che ha tutta l’aria di essere un tablet. Di primo istinto, basandomi sulla fattura e il clima dello spot, ho pensato che Philips o Panasonic stessero per entrare anche loro nel mercato. Invece lo spot si concludeva mostrando che si trattava proprio dell’iPad 2. Ora non posso fare a meno di tirare due conclusioni: gli spot della Apple sono sempre stati riconoscibili già dai primi fotogrammi (e quest’ultimo non lo è). Fare uno spot dell’iPad 2 a diversi mesi dal lancio, potrebbe essere il sintomo di un calo di vendite (ma, visti gli ultimi risultati fiscali, il condizionale è d’obbligo). Comunque una cosa è chiara: Apple è già cambiata. L’equazione “Prodotto Apple posseduto = Posseduto un pezzetto di Steve Jobs” si addice particolarmente ai fanatici della Mela che hanno sempre avuto la tendenza ad identificarsi con “l’uomo che si è fatto da sé” nella segreta speranza che, possedendo i suoi prodotti ed essendo sufficientemente folli e affamati, si potesse rischiare addirittura di avere lo stesso successo che ha caratterizzato la sua vita. Tutta questa “suggestione” ora non c’è più e Philip Shiller (o chi per lui) dovrà spremersi bene le meningi per infondere nuovo valore all’interno del logo della mela mordicchiata.


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