Splinder chiude? Morto un papa, se ne fanno altri dieci

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 01/02/2012
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D’accordo, Splinder chiude. E allora? Cosa c’è di così catastrofico? Di alternative ce ne sono quante se ne vuole, se davvero si ha voglia di scrivere. In altre parole: tutti sono utili, ma nessuno è indispensabile

Sta facendo un po’ di rumore la faccenda della chiusura di Splinder, la piattaforma italiana di blogging: un rumore a mio avviso ingiustificato, si porta dietro concetti funesti come la fine di un’epoca, e francamente trovo queste parole un po’ esagerate.

M’è venuto istintivo leggere cosa dice in proposito “la stampa”, partendo da quello che si dovrebbe poter definire un grande quotidiano, il Giornale. L’articolo che pubblica sul tema è redatto da Matteo Sacchi ed è questo.

Non credo ai miei occhi: ancora c’è chi scrive il verbo avere senza l’acca: può darsi lo correggano – spero per loro – ma per sicurezza ho salvato copia dello screenshot, tante volte qualcuno non mi credesse. Quando andavo alle scuole elementari, un errore del genere la mia maestra Bianca Trentini – chissà se è ancora in vita – lo avrebbe sanzionato con uno scappellotto: oggi sarebbe impensabile, ti ritroveresti i genitori del pargolo a protestare, e questi sono i risultati.

In ogni modo, pur chiudendo con l’auspicio di non vedere andare in fumo digitale cotante opere, delle quali alcune davvero meritorie, Sacchi fa un po’ la storia della situazione e spiega come uno dei fondatori della piattaforma Splinder, Andrea Santagata, abbia dichiarato su Il Post che è improponibile la competizione con analoghe piattaforme internazionali. Non sono d’accordo: non vedo una competizione a carattere generale, piuttosto ne vedo una a carattere tecnico. A usare Internet, noi, l’abbiamo imparato dagli americani e questo va ammesso. Attribuire questa circostanza alla prominenza di Facebook e Twitter a mio avviso è alquanto inappropriato: non parliamo delle stesse cose.

Ammiro – ma non approvo – il distacco con cui Giacomo Dotta ne parla su Webnews: scrive come se la cosa non lo riguardasse, come se Webnews fosse mosso da chissà quale CMS, mentre è (o dovrebbe essere) noto che esso è mosso da WordPress, esattamente come questo sito.

Molto neutro e fatalista anche Federico Cella sul blog Vita Digitale del Corriere: riporta i fatti e i numeri, ma ci mette ben poco del blogger che dovrebbe essere, visto che ne tiene uno. Mi piace molto poco, a essere sincero, il titolo de La Stampa, che definire catastrofista è poco: “Splinder chiude i battenti: migliaia di blog persi per sempre”, titola. Ma chi l’ha detto che sono persi? Sembra di sentire Emilio Fede: “scandalo… è scandalo”… Lasciamo perdere: il tempo per salvare tutto c’è stato e c’è, via i cattivi pensieri.

Questa, insomma, “l’aria che tira” sulla stampa ufficiale. Un po’ meglio va su Blogosfere dove, per fare qualcosa di utile, Silvio Gulizia cerca di parlare di possibili alternative senza piangersi addosso. Molto sintetico ma almeno tendente al costruttivo è anche Il Post (anch’esso, attenzione, mosso da WordPress), che ricorda alcuni dettagli per organizzarsi… altrove.

Qualcuno dirà: “ma tu di che ti preoccupi, visto che non usi nessuna di quelle piattaforme?”. Appunto. E non è da adesso che ho deciso di non servirmene, WordPress.com inclusa: a me piace essere autonomo e indipendente. Oggi, anche senza arrivare al livello di complessità di certo non trascurabile di un sito come il New Blog Times, tra l’avere un blog ospitato su WordPress.com (oppure su Splinder, fatte le dovute differenze) o l’installarselo in proprio su un fornitore di servizi come Hostgator fa ben poca differenza.

Dunque, sono dell’idea che Splinder abbia fatto benissimo a chiudere. Del resto, se si ha davvero voglia di scrivere, non è certo una procedura di installazione “a prova di sciocco”, come quella che offrono la maggior parte di questi fornitori, a dover essere capace di fermare un blogger veramente voglioso (e volenteroso).

Io la penso così: bando alle lacrime, salvare tutto e, se davvero si ha voglia, si può ricominciare subito altrove, senza grandi difficoltà.

E adesso torno a studiare: il 15 febbraio prossimo ho l’esame di linguistica. Nel frattempo, chi ha tempo non aspetti tempo: le soluzioni ci sono. Perciò, grazie, Splinder, del servizio svolto finora e, come dicono gli arabi, “ma’a ssalama” (arrivederci).

Marco Valerio Principato

Sull'autore:

Marco Valerio Principato (1864 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureando in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.



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Sezione in lettura: Opinioni

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