Firefox OS e la cecità di Mozilla

Marco Valerio Principato
Di
Pubblicato il: 03/07/2012
Commenti 4 commenti | Permalink

Un rant, un’esternazione che non riesco a non fare, di fronte al continuo flusso di aggiornamenti. E a quanto pare non sono il solo che comincia a stancarsi di Mozilla e delle sue nuove “politiche”

Guardare avanti è giusto. Fare accordi commerciali per sopravvivere è giusto. Innovare è anch’esso giusto. Ma cambiare continuamente le carte in tavola, spiazzare gli sviluppatori dopo aver aperto loro la porta (attraverso la scelta di piattaforme di sviluppo aperte), costringerli a rivedere i loro lavori continuamente per adeguarsi a un ritmo di rilascio di nuove versioni ormai trimestrale, non so quanto possa essere considerato non tanto giusto (il concetto di giustizia è complesso, sin dall’epoca di Aristotele se ne discuteva più che d’altri concetti), quanto ragionevole ed equilibrato.

Sembrerebbe come se Mozilla ormai vivesse nel costante timore di perdere un treno, come se sulla sua testa pendesse una Spada di Damocle pronta a trafiggergliela se entro tot settimane il “numero di versione” del suo cavallo di battaglia non cresce. E ora un progetto nato in sordina, ossia quello a suo tempo battezzato “Boot to Gecko” e oggi forzosamente rinominato “Firefox OS”, spunta all’orizzonte delle notizie. E non ditemi che non vi ha fatto immediatamente pensare a Chrome OS.

Il logo di Firefox OS

Il logo di Firefox OS

L’iniziativa nasce in base ad accordi che Mozilla ha siglato con diversi operatori, tra quali Deutsche Telekom, Etisalat, Smart, Sprint, Telecom Italia, Telefónica e Telenor. Il risultato sperato dovrebbe essere quello di “commercializzare anche nella Penisola dei dispositivi low cost approfittando dei prezzi di licenza praticamente nulli; inoltre, grazie alle caratteristiche di Firefox OS, il mercato potrebbe arricchirsi di un primo grande protagonista nel supporto delle Web Apps in alternativa alle applicazioni native”, racconta MrWebmaster.

Sinceramente ho qualche dubbio. Adesso la gente è molto più consapevole di un tempo. Si rende perfettamente conto che l’adozione di una simile architettura, al pari di Chrome OS, significa perdere quasi totalmente (diciamo del tutto?) il controllo del proprio apparecchio, affidare la propria configurazione e i propri dati alle nuvole, il nuovo paradigma dello storage e delle applicazioni distribuite che, per carità, è bellissimo, purché se ne sia pienamente consapevoli. Unico punto di forza potrebbe essere, a differenza di quanto si prospetta con Chrome OS, la possibilità di spendere pochissimo per avere l’apparecchio.

Come noto, però, nessuno da niente per niente. Al solito, in cambio si forniscono informazioni su di noi, dati, posizioni geografiche, scelte, orientamenti, gusti personali, preziose parole chiave da analizzare, classificare e “rivendere”. Chissenefrega, diranno in molti, e io non intendo certo contrastare tale posizione, ritenendo che ciascuno debba essere libero di scegliere come agire e assumersi la responsabilità delle proprie scelte.

A mio personale avviso, però – datemi pure dello stallmanista, non mi offendo e non lo nego, per alcuni aspetti la vedo come lui, per altri no – lasciando troppo spazio a questo modo di approcciare la tecnologia si perde di vista la questione del potere. Si trasferisce a tutti gli effetti nelle mani di pochi un potere che ha ancora la possibilità di restare distribuito, cioè quello di decidere come agire. E quando non si ha più la libertà di operare una scelta – come insegnano i grandi pensatori, da Kant a Tommaso d’Aquino – si perde anche la responsabilità: non posso essere considerato responsabile di un atto se non ho la possibilità di scegliere. Ciò si traduce nella consegna del potere della scelta in mano a poche e circoscritte realtà, che la forgiano e la plasmano a proprio piacimento, decidendo cosa si può fare e cosa no. Si arrogano il diritto, dunque, di stabilire cosa è giusto e cosa non è giusto fare.

D’accordo, basta con le elucubrazioni a sfondo filosofico, anche se gli strumenti di indagine filosofica sono forse i più idonei per dipanare certe matasse. Il fatto è che inizia a diventare stancante, almeno dal mio punto di vista, questo continuo torrente di aggiornamenti, che non fai in tempo ad addivenire a una configurazione stabile, che ti aggrada, che fa quel che ti serve – nulla di più e nulla di meno – e trac, ti arriva sul tavolo una nuova versione che ti mette il browser (e non solo) a soqquadro. E lo fa in maniera surrettizia, tra l’altro, visto che (aperta la strada da Google con il suo Google Update, ora anche Mozilla, salvo diverso avviso in fase di installazione, adotta la strategia del Silent Update) l’aggiornamento te lo ritrovi servito senza alcun preavviso.

Ma è proprio questo che vogliono: che la massa non opponga alcuna resistenza e si lasci iniettare gli aggiornamenti in qualsiasi momento. Cosa che va benissimo qualora fossimo tutti ignorantoni, ma partire da questo presupposto a livello generalizzato a me appare un tantino presuntuoso, per essere gentili.

Non so se qualcuno di voi ha avuto modo di utilizzare SyncPlaces, un’estensione per Firefox che consente di sincronizzare i bookmark (ed eventualmente le password memorizzate, con molti accorgimenti di difesa, inclusa la cifratura) tra diverse installazioni (ma lo fa bene, senza combinare i pasticci che combina Firefox Sync). Io la uso da tempo e mi sono sempre trovato bene. Qualche giorno fa mi sono trovato a fare pulizia sul mio netbook Asus 1215P e, dopo la reinstallazione di Firefox, ho tentato di reinstallare SyncPlaces. Sorpresa: sul sito degli Add-On di Mozilla il materiale è scomparso, “Questo componente aggiuntivo è stato rimosso dall’autore”, dice il sito. Ho allora aperto il sito dello sviluppatore, Andy  Halford.

Altra sorpresa. “Se state cercando qualche mia estensione [...] sono spiacente di informarvi che nessuna di esse è più disponibile”, esordisce la pagina. E spiega: “Sfortunatamente non ho il tempo né la motivazione per continuare a supportarle, di fronte alla chiusura mentale, alla vista corta e alla crescente inflessibilità attuali di Mozilla. Parrebbe che investire 1000 ore nel promuovere i loro prodotti e fornire le mie estensioni al pubblico generale per colmare le loro stesse lacune, nonché riparare bookmark distrutti da Firefox Sync, conti ben poco e non meriti alcuna flessibilità o supporto da parte loro. Parrebbe che gli sviluppatori di estensioni siano per loro dei cittadini di seconda classe, qualunque cosa controbattano. Ciò sorprende in quanto essi stessi sono l’unico argomento di vendita (USP significa Unique Selling Proposition, ndB) e gli sviluppatori forniscono i loro sforzi gratuitamente. La mia decisione è stata presa dopo una serie di problemi di cui l’ultimo è quello decisivo” (final straw potrebbe essere arbitrariamente, ma efficacemente tradotto con la metafora italiana “la goccia che ha fatto tracimare il bicchiere”, ndB).

Il rattristante testo chiude: “Non risponderò ad altre email su questo argomento, vi suggerisco di indirizzare le vostre perplessità direttamente a Mozilla e chiedere loro come mai sono risultati più contenti di vedermi andar via che non di impiegare un po’ di buon senso. Ma non aspettatevi nient’altro che una risposta standard, da una persona che probabilmente sembra lavorare presso di loro. Grazie per tutte le email di solidarietà, sfortunatamente troppe per potervi rispondere singolarmente. Grazie anche per tutti i suggerimenti costruttivi su dove il mio tempo e i miei sforzi potrebbero essere meglio apprezzati, sto già analizzando diversi di essi”.

Sono rimasto congelato, non so quali possano essere le reali motivazioni di questa repentina marcia indietro. Nel frattempo mi si poneva il problema dell’installazione dell’estensione sulla copia di Firefox appena reinstallato, altrimenti non avrei avuto i miei bookmark se non con continue manovre “esporta, copia, importa”. Peccato che… ahimé, essendomi anche io parzialmente lasciato andare, non avevo memorizzato in alcuna mia area il file con l’estensione SyncPlaces: “tanto c’è Firefox Add-On, a che serve sprecare spazio disco?”. Ecco a cosa sarebbe servito…

Per la cronaca, con l’occasione ho trovato FEBE, Firefox Environment Backup Extension, lavoro furbissimo di Chuck Baker che permette di esportare tutto da un’altra installazione, estensioni comprese, che FEBE “riconfeziona” in file “.xpi” pronti all’uso.

Inutile dire che tornerò a salvare tutto ciò che mi serve sui miei dischi centralizzati. Inutile dire che da questo momento in poi sarò io a decidere sequando aggiornare Firefox (e Thunderbird, ovviamente). Già lo scorso anno avevo ululato sul tema, con la ferma intenzione di non lasciarmi trascinare oltre la versione 3.6, assumendomene ovviamente tutte le responsabilità (cosa fattibile, perché sono io che scelgo, come spiegavo sopra). Poi mi sono – come dire - lasciato andare, ed eccomi a usare la versione 13. Che adesso mi funziona, fa tutto quel che mi serve e non gradirei, salvo mio diverso avviso e salvo comprovate esigenze, alcuna nuova variazione.

Come si dice a Roma, mò basta.

Marco Valerio Principato


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Commenti
  1. [...] (da qui, perché in Rete non c’è più, lo sviluppatore lo ha mollato, come spiegavo in altra occasione) l’estensione SyncPlaces di Andy Halford. Impostatela e vivete tranquilli [...]

  2. Sandro kensan scrive:

    http://www.tomshw.it/cont/news/firefox-os-nel-2013-sugli-smartphone-da-80-euro/38745/1.html

    «Firefox OS esordirà nel 2013 prima in brasile poi in Europa. In Italia dovrebbe arrivare sugli smartphone marchiati TIM da meno di cento euro. Le anteprime mostrano un sistema veloce e con un’interfaccia che ricorda Android.»

  3. mORA scrive:

    Non solo; ma non sono nemmeno sicuro che in termini tecnici quella sia una scelta sostenibile:

    http://edue.wordpress.com/2012/07/03/cellulare-con-lentezza/

  4. [...] Firefox OS e la cecità di Mozilla – The New Blog Times Rate this:Share this:CondivisioneLike this:Mi piaceBe the first to like this. This entry was posted in Accessibilità, Mele, Palm, Programmazione, Telefonia, Usabilità by eDue. Bookmark the permalink. [...]




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