Clouditalia & Orchestra, ecco cosa manca per decollare

Home page di Clouditalia Orchestra

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Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 03/09/2012
Commenti 16 commenti | Permalink

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Difficilissimo muoversi in un mercato che, da un lato, è estremamente aggressivo e, dall’altro, gira in un paese dalle politiche economiche decisamente claudicanti. Ma qualcosa si può fare. Adesso

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1 giugno 2012, data ufficiale in cui “Dalle ceneri della commissariata Eutelia, storica azienda italiana delle telecomunicazioni, nasce CloudItalia Eutelia Communications: la prima società in Italia di servizi di Telecomunicazione e cloud computing integrati che si rivolge al mercato del lavoro: piccole e medie imprese, pubblica amministrazione, professionisti, offrendo soluzioni mirate per ridurre i costi, aumentare la flessibilità”.

Il management è composto da Bruno D’Avanzo, 70 anni, Presidente del Consiglio di Amministrazione; Mark De Simone, 53 anni, amministratore delegato, affiancato dai co-direttori generali Enrico Deluchi (51 anni) e Paolo Bottura (56 anni).

D’Avanzo è laureato in Ingegneria Elettrotecnica all’Università di Padova; De Simone in Ingegneria all’Università di Cornell, con MBA alla Columbia University; Deluchi in Ingegneria Elettronica al Politecnico di Milano e Bottura in Logica Matematica all’Università degli Studi di Milano.

Ufficialmente, “CloudItalia Eutelia Communications (www.clouditalia.com) nasce dal progetto di acquisizione del ramo di azienda di Eutelia da parte della cordata Piero Della Francesca formata da Cloud Italia Srl e da un fondo di investimento, che ne è socio, con Ambromobiliare come Advisor”.

Questa, dunque, la squadra che si appresta ad affrontare il mercato italiano, con uno scenario da rivedere completamente su più fronti: quello delle “ceneri” di Eutelia e della tormentata situazione lavorativa dei dipendenti, nonché quello del relazionarsi all’altrettanto tormentata politica economica italiana, che come noto richiederebbe un riesame pressoché totale della corrispondente economia politica, motivo per il quale, almeno teoricamente, i “tecnici” guidati dal “supertecnico” Prof. Mario Monti sono lì al lavoro.

L’A.D. Mark De Simone, nell’incontrare la comunità di Arezzo (dove ha sede l’azienda, ndB), ha dichiarato: “Vogliamo ripartire dai servizi di telecomunicazione, dal software e dalle professionalità di Eutelia, dando vita alla prima società in Italia di servizi integrati di tlc e cloud computing per le PMI, i professionisti e la Pubblica Amministrazione”.

Nei comunicati successivi, il management dichiara più volte che l’azienda “parte dai servizi di telecomunicazione, dal software e dalle professionalità di Eutelia rivolgendosi soprattutto alle PMI che in Italia sono poco servite con offerte innovative per conseguire immediati aumenti di competitività e puntando alla leadership nazionale”.

In soldoni tecnici, Clouditalia – per quanto concerne il ramo TLC – eredita da Eutelia una rete in fibra di 14mila km, diversi datacenter, un’infrastruttura di interconnessione alle principali reti telefoniche pubbliche nazionali e internazionali, un’infrastruttura di dorsali di rete Internet connessa con i principali nodi di scambio nazionali e internazionali, un’infrastruttura di offerta di connettività i cui rami affondano direttamente in diversi PoP nazionali e internazionali, e infine una struttura (fondata sostanzialmente su materiale Cisco) di autocommutazione telefonica digitale in tecnologia VoIP, offerta al grande pubblico attraverso il protocollo SIP, lo standard de facto per tale servizio. Quest’ultima è il backend di ciò che la neonata azienda ha battezzato Clouditalia Orchestra, in pratica il nuovo nome di EuteliaVoIP, a sua volta nata da un progetto di proporzioni molto ridotte chiamato, all’epoca, “Skypho”.

Le potenzialità, dunque, per “ripartire dai servizi di telecomunicazione”, che nei comunicati è la prima frase e trasmette il chiaro messaggio di voler incidere sul mercato con connettività e telefonia (nei sensi più ampi dei rispettivi termini), ci sono tutte. Non serve alcuna tabula rasa, nessuna particolare innovazione nell’architettura generale (salvo gli ammodernamenti di ordinaria amministrazione che qualunque CTO tecnicamente preparato gestisce senza difficoltà), nessuna rivoluzione negli equilibri tecnici interni: basta amministrare correttamente il locomotore senza farlo andare alla deriva come accaduto finora, curandosi ogni tanto di cambiare i pattini ai pantografi, effettuare le normali pulizie interne ed esterne, procedere alla periodica lubrificazione e sostituire i freni quando consumati. Soprattutto, occorrerà uno sportello informazioni e biglietteria semplice, facile, ben raggiungibile, con tanto di recapiti locali e senza tariffazioni forzose come numeri 199 e simili. Una volta compiuti un buon numero di viaggi in maniera indolore e profittevole, poi si penserà a nuove strade ferrate.

Le metafore qui usate servono solo – è una delle loro abituali funzioni – per ricatturare l’attenzione. La questione “cloud”, su cui l’intera operazione economico-commerciale ha basato la propria comunicazione aziendale (ricorre nel nome, nei logo e nei nomi a dominio, nelle campagne, nei comunicati e nelle dichiarazioni), è in realtà ancora del tutto marginale: navigando nei due principali nomi a dominio clouditalia.com e clouditaliaorchestra.com si noterà che i “servizi cloud” – gli unici, peraltro, a cui Mark De Simone ha potuto appigliarsi per portare nuova linfa a una realtà in cui (in apparenza) tale paradigma mancava – compaiono sotto forma di propositi, di progetti, di idee e pianificazioni, ma di concreto ancora c’è poco e niente. Quel che già c’era – ossia le offerte di centralino virtuale, phone center virtuale e altre soluzioni già presenti in EuteliaVoIP – sono rimaste e sono pressoché identiche a prima.

Tutto questo sta accadendo in un mercato dove Telecom Italia ha già attivato Nuvola Italiana, una realtà dichiaratamente già in grado di offrire gran parte (e altri) di quei servizi in cui Clouditalia vorrebbe essere protagonista. Da notare che questo progetto di Telecom Italia è partito ben prima: il primo annuncio risale all’11 ottobre 2011.

Consultando il sito nuvolaitaliana.it si potrà notare che Telecom Italia ha inteso non solo lanciarsi in analoga direzione, ma farlo con alle spalle un’infrastruttura complessiva – piaccia o no – di proporzioni ben maggiori, a prescindere dalle capacità manageriali e dalle decisioni strategiche prese dai relativi manager: siamo ancora tutti molto sorpresi delle recenti dichiarazioni di Bernabè, che dopo tanto rullo di tamburi ha dichiarato di voler frenare sulla fibra ottica, una decisione che appare piuttosto stridente, specie se comparata con i risultati dell’ultimo studio sulla banda larga e sulle reti di nuova generazione, pubblicato qualche tempo fa dalla Cassa Depositi e Prestiti.

Cosa mancherebbe, dunque, a Clouditalia e a Clouditalia Orchestra per decollare davvero?

Su ciò che offre oggi al “grande pubblico” (il solo che offre profitti immediati: le aziende e il mondo business sono molto più cauti, è normalissimo), a ben guardare, manca… tutto. Nel senso che:

  1. Le offerte combinate ADSL/fonia (dove questa è fornita in tecnologia VoIP) sono sostanzialmente “standard”, oppure non troppo allettanti: 10-15 ore di conversazione su chiamate urbane e interurbane comprese, in cifre attorno ai 30 euro mensili per offerta, sono ben poche per un “rilancio” dei servizi di rete fissa.
  2. Le linee ADSL non si differenziano per nulla di particolare: 7000/512 con 64 Kb di banda garantita nel caso dell’offerta combinata, che non è abbinabile a profili ADSL più veloci. Le linee ADSL “da sole” hanno 32 Kb di banda garantita (7 Mega) o 128 (20 Mega): nulla di speciale o di sostanzialmente diverso dagli altri.
  3. Le linee telefoniche VoIP (pur di eccellente qualità sin dai tempi di Skypho, poi EuteliaVoIP), potrebbero dare molto di più se venissero corredate di pacchetti-minuti più flessibili e non si limitassero a tariffazioni a tempo, adatte solo a chi fa poco traffico.
  4. Le stesse linee VoIP, purché servite da un’ADSL adeguata e da un buon router VoIP, sono tranquillamente in grado di far funzionare un fax normalissimo, che chi scrive ha fatto viaggiare senza problemi anche a 19.2 Kbps in modalità “SuperG3”. Dunque, l’azienda si dà la zappa sui piedi da sola nell’affermare che non garantisce tale funzionalità o quella di connessione dati a bassa velocità (si pensi ai terminali POS): i fatti dimostrano che potrebbe farlo benissimo, con un tasso di riuscita abbastanza vicino a quello delle normali linee telefoniche non-VoIP.
  5. Una delle principali ragioni per cui il grande pubblico non affronta il VoIP, oltre alle (superabili) difficoltà di configurazione del proprio router, è la scarsa flessibilità del servizio. Esattamente come VoipCheap permette – dimostrando di esserne titolari e di disporre effettivamente di quel numero, ovviamente – di utilizzare un identificativo chiamante “a propria scelta”, così potrebbe fare Clouditalia Orchestra. E che non si venga a dire che in Italia non è permesso: qui parliamo di Internet, non “dell’Italia”. E su Internet quel servizio di VoipCheap può essere di fatto usato da chiunque, adesso, in questo momento, al solo prezzo di non avere il servizio del tutto “garantito”, ossia di dover ritelefonare per avere una qualità migliore (cosa alquanto indolore, visto che urbane, interurbane e molte internazionali sono comprese nel prezzo flat, a costi molto bassi e con tetti minutari molto alti). Caso mai è la regola italiana che va cambiata. Clouditalia Orchestra ne uscirebbe stra-vincitrice, potendo presentarsi (a differenza di VoipCheap, che è un servizio “best-effort”) come azienda dotata di un ben preciso standard qualitativo e di un ben definito livello di servizio.

Potrebbero esservi molti altri elementi da puntare, ma è preferibile fermarsi per non tediare. E che il VoIP abbia le potenzialità per offrirsi come servizio telefonico ormai non dovrebbero esservi più dubbi: la stessa Telecom Italia non lo offre ai privati (scelta molto poco felice, a parere di chi scrive, ma così è), ma ha provveduto a inserirlo pesantemente all’interno delle offerte business in Nuvola Italiana, il che dimostra che sarebbe uno dei settori su cui puntare molto.

Tutti gli altri servizi di Clouditalia, se ben si guarda, sono esattamente gli stessi che già fornivano Eutelia ed EuteliaVoIP, alcuni dei quali sono “migrati” nell’area cloud, che così si presenta non del tutto vuota.

Ma le grandi novità, saltando quelle già esistenti prima dell’acquisizione del gruppo, quelle che lasciano trasparire le belle icone in Home Page, ossia Video&Web Collaboration, Dematerializzazione Documenti Fiscali, Dematerializzazione Contratti con Firma Digitale, Gestione Consumi Energetici, Piattaforma di Business Process Management (De Simone ha più volte evidenziato l’attenzione ai processi nelle sue dichiarazioni) e Risorse Informatiche Virtuali?

Per il momento ancora non c’è nulla di concreto: la Home Page si limita a etichettare tali icone con la scritta “nuovi servizi in arrivo”. (Segue a pag. 2)

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  1. rino lavorgna scrive:

    secondo me siete una grande bufola, infatti al piu’ presto passero’ alla telecom perche’ non riesco a comunicare con gli altri utenti orchestra clouditalia e la recezione del suono e’ scadente

  2. MARIO scrive:

    Grazie Marco per la tua posizione e per l’interpretazione dei fatti finanziari. A mio parere alcuna colpa va attribuita ai piccoli azionisti per la sciagurata vecchia gestione di Eutelia …ma l’immagine è immagine …e certo non può lasciare un buon ricordo in gente, spesso disperata, per aver buttato via i risparmi di una vita, in un’azienda che apparentemente costituiva un sano investimento. Purtroppo anche gli organi predisposti al controllo hanno forse le loro colpe ..e incerti e ambigui sono anche i tempi e i modi con cui si è proceduto nell’inchiesta e nella messa al bando dei vecchi azionisti di riferimento. Ora, è vero, alcuna responsabilità può essere imputata al nuovo management …ma quale pubblicità migliore può derivare dal riconoscimento ai piccoli azionisti di aver contribuito a tener su l’azienda tal che essa è potuta essere stata trasferita ancora in condizioni adeguate per la ripartenza? Le vertenze contro la vecchia proprietà hanno richiesto e richiedono danaro per cui si rischia oltre al danno anche la beffa.
    Ma dal sig. De Simone ci aspettiamo di più. Basta volerlo.
    Ecco, come tu dici, questo significa vedere il bicchiere mezzo pieno: atti concreti, non perdite di tempo e denaro per avvocati vari e tribunali, come quelle a cui ci ha abituato la maggior parte della compagine politica. Grazie.
    Mario.

  3. MARIO scrive:

    Mi piace l’iniziativa! Io la definirei giornalismo democratico e trasparenza di informazione!Grazie.
    Mario P.

  4. MARIO scrive:

    Mi piacerebbe che qualcuno chiedesse al sig. De Simone se nella compagine societaria ci sarà posto per i vecchi piccoli azionisti, talchè si possa dire che non solo dalle ceneri risorge Eutelia ma anche dagli investimenti che piccoli risparmiatori hanno fatto in buona fede credendo in una realtà aziendale in cui ha creduto anche il sig. De Simone.
    Grazie
    Mario P.

  5. Roberto R. scrive:

    Concordo con lei! Quello che ha scritto Principato e’ la pura realta, incontrovertibile se non da altri fatti!’. Anch’io sono un dipendente Eutelia, ma a differenza sua (caro Rolando alias Mark) sono stato messo in cassa integrazione! E sentire parlare, oramai da mesi, di nuovi servizi, di innovazioni, data center futuristici e quant’altro e poi vedere semplicemente rinominato il lavoro fatto da altri o definire “scelte illogiche” quelle ancora operative, be’ sinceramente mi lascia alquanto perplesso sulla serieta’ del nuovo management. Tuttavia voglio dar credito alla nuova proprieta': De Simone e’ un ottimo oratore, forse piu’ adatto alle conferenze che a fare l’imprenditore, ma sono certo che sapra’ dare un suo imprinting all’azienda, al di la’ delle apparenze ( e non aldila’ come ha erroneamente ha scritto, per quello possiamo ancora attendere ;-)).

  6. Marco Valerio Principato scrive:

    Benissimo Rolando, sono contento di quel che dice: vuol dire che le mie osservazioni, se risultano corrette, derivano da ragionamenti logici dimostrabili nella loro verità.

    Quanto Lei anticipa tra le righe non può che farmi piacere, sia come osservatore, sia come cliente. Da vecchio conoscitore (e utente) del mercato VoIP e dei suoi risvolti tecnico-economici, sono anche pronto a offrire consulenza all’azienda, anche gratuita: oggi che sono libero da vincoli lavorativi (sono persino tornato a studiare all’Università), per me sarebbe un divertimento.

    Ora Le manderò in privato i mei recapiti: se Le farà piacere – a Lei come al management – di anticipare qualcosa nei tempi e nei modi ritenuti opportuni per i nostri lettori, sarò ben lieto di scriverci.

    Un cordiale saluto e grazie per seguirci.
    MVP

  7. Rolando scrive:

    Salve Marco,
    faccio una premessa, per non essere tacciato di scorrettezza: sono un attuale dipendente della nuova società.
    Il suo articolo è vero al 100%. In realtà lei ha anticipato un annuncio piuttosto importante, giusto di un paio di settimane.
    Quello che io vedo dall’interno è una profonda trasformazione, di una conduzione d’impresa cui non ero/eravamo abituati, fuori dalle (il)logiche precedenti miopi, ma neanche tanto: lungimiranti per le proprie tasche. Io oggi vedo un management che è intento ad investire risorse importanti per conseguire un vantaggio sugli altri concorrenti, tutto ovviamente a favore dell’utente finale. Le assicuro, Marco, che le novità saranno molte… giusto qualche giorno, visto che è piuttosto ovvio che io non possa anticipare nulla.
    Grazie per il suo interessante articolo.
    Cordialmente

  8. Roberto R. scrive:

    Dici bene Principato, se qualcuno ha agito in malafede… c’e’ da dire infatti che se oggi siamo qui a parlare di un’azienda i cui servizi (tralaltro efficienti e all’avanguardia nonostante tutto) sono ancora gli stessi di 3 anni fa, non e’ certo per merito della nuova proprieta’, ne’ dei commissari, ne’ dei sindacati (su questo, credo, siamo tutti d’accordo). Quindi, dato che non sempre coloro che sembrano i cattivi lo sono realmente e, a volte, i giochi sono a parti invertite, chi vivra’ vedra’.

  9. La Redazione scrive:

    Grazie, Roberto. In effetti è esattamente quello che penso da osservatore e da cliente, non ho fatto alcun particolare sforzo… Quanto al far luce sulla vicenda, io spero che la Magistratura ci riesca, anche se – visto il carico di lavoro che ha – non credo molto ne sia capace. Ma lo spero, non fosse altro perché sarebbe giusto che, una buona volta, chi ha agito male e in malafede pagasse profumatamente. Purtroppo il fatto di essere in Italia non alimenta questa speranza, ma confidiamo in qualche “miracolo”, chissà, qualche volta accadono.
    Un saluto
    MVP

  10. Roberto R. scrive:

    Bell’articolo Principato! Ha esposto in modo chiaro e netto che i nuovi “acquirenti” (sarebbe bello sapere se e quanto hanno pagato l’azienda) hanno semplicemnete rinominato i servizi gia’ esistenti, ideati e prodotti dalla vecchia “dissennata” direzione, che forse cosi’ sciagurata non era, se ancora nessuno ha saputo fare di meglio.
    Vorrei aggiungere che conosco molti vecchi piccoli azionisti che si sono arricchiti proprio con le azioni Eutelia, arrivate ad essere quotate in Borsa ben 10 Euro e oltre nell’ormai lontano 2005. Ovviamente, come accade per tutti i titoli azionari (bancari inclusi), il gioco di borsa puo’ andare bene o andare male, a seconda di quando l’azionista decide di vendere o non vendere. Per quanto riguarda l’azienda citata e’ bello vedere, scritto nero su bianco da persona estranea alle dinamiche interne, che nonostante tutto ancora oggi e’ alla ribalta del panorama delle comunicazioni italiano, grazie proprio al lavoro svolto da chi c’era prima. E’ anche grazie a questo know how che oggi i piccoli azionisti possono ancora sperare in una rinascita aziendale, perche’ la scatola non era per nulla vuota, ma bella piena!. Per quanto riguarda il processo in corso personalmente credo che la Magistratura sapra’ fare luce su questa vicenda e individuare le responsabilita’ persnali all’interno della stessa, come ha gia’ dimostrato di sapere e volere fare.

  11. Marco Valerio Principato scrive:

    Grazie per la segnalazione, Mario. Se prima mancava la citazione sui piccoli azionisti, ora grazie a Lei c’è e concordo, sostanzialmente, su quel che afferma.

    Purtroppo ha ragione, non vi sono stati cenni – all’atto dell’insediamento – circa i piccoli azionisti. Anche questo sarà un segnale dal quale si evincerà come il nuovo management vorrà affrontare il futuro.

    Speriamo bene: io stesso sono cliente Eutelia o Clouditalia come vuol chiamarsi, con tutte le mie linee telefoniche (esclusa quella dove ho la Filodiffusione e quelle “abbinate” alle linee ADSL che, in sé, come linee telefoniche, non uso). E finora non posso davvero dire che non valga la pena di esserlo. Dispiacerebbe anche a me se “finisse male”.

    Un saluto e “in bocca al lupo”.
    MVP

  12. MARIO scrive:

    Congratulazioni per la chiarezza dell’esposizione, tuttavia ritengo che l’avvio della nuova gestione abbia dimenticato i piccoli azionisti che hanno creduto nell’investimento prima di De Simone. Questi potrebbero costituire cassa di risonanza per l’effetto pubblicitario altrimenti negativo, nella consapevolezza che non sussiste da parte loro alcuna responsabilità nella dissennata gestione dei vecchi proprietari, unici responsabili del dissesto. Da piccolo vecchio azionista non posso non ricordare che tra le altre strategie di lancio andrebbero considerati le potenzialità insite nei piccoli vecchi azionisti e primi clienti, anche solo riconoscendo un qualche ristoro a chi aveva investito in buona fede.

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