The Social Network: un milione. Facebook: un miliardo

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
Di
Pubblicato il: 05/10/2012
Commenti 4 commenti | Permalink

Un miliardo di utenti. Un settimo della popolazione mondiale, grosso modo. Mark Zuckerberg è raggiante, l’utenza – nonostante tutto – è contenta. Tutto sommato, anche io

Il vecchio-giovane Zuckerberg ce l’ha fatta: un miliardo di utenti, di cui 600 milioni dal mondo mobile, non uno scherzo per una realtà nata, storicamente parlando, ieri. Non è cool un milione, è un miliardo a esserlo, apre il BITS del New York Times.

È il primo social network a riuscirci. E persino il BITS c’è “cascato”: racconta che l’annuncio è in un blog post, ma neanche per idea, è proprio nella newsroom dedicata, una cosa un tantino… più seria. Curiosamente, l’annuncio ufficiale invita a scaricare un fact sheet in formato “.docx”, ossia quello Word: scelta del tutto inconsueta, di solito quelle cose si fanno in PDF, ma tant’è, per fortuna anche OpenOffice e LibreOffice ormai lo leggono senza difficoltà.

L’opinione

Tale documento, dopo aver precisato che il miliardesimo utente è stato raggiunto il 14 settembre scorso alle 12:45 PM (ora del Pacifico), impressiona per alcuni numeri. 1,13 bilioni di “mi piace” da febbraio 2009 (a proposito di figuracce), 140,3 miliardi di connessioni tra amici, 219 miliardi di foto caricate. Seguono altri numeri meno impressionanti e la precisazione sulla quantità di utenti mobili.

Indubbio, tutto questo è un risultato che incoraggia il giovane Mark ma, soprattutto, incoraggia gli inserzionisti: non a caso, sul tema, i funzionari di Facebook si stanno dando molto da fare, nonostante qualche passo forse un po’ troppo lungo. Inutile, infatti, che Wired dica di aver parlato con Datalogix per calmare le acque. Chi fa data mining (e peggio ancora chi fa text mining) – lo so per esperienza personale diretta, essendo stato a contatto con molte di quelle realtà per lavoro – non racconta che un centesimo, forse anche meno, di quel che è in grado di fare. Sono attività informatiche costosissime, ma se si ha il potenziale economico per potersele permettere, lo restituiscono decuplicato.

Ma non voglio gettare ulteriore benzina sul fuoco. Diciamo che se si sta sufficientemente accorti, come dicono in area partenopea, se si adottano trucchetti apparentemente innocui (e invece efficacissimi) come quello, suggerito da Dario, di utilizzare un indirizzo email dedicato solo a Facebook, se si adotta Ghostery nel proprio browser (c’è per tutti i browser, compreso IE) come a suo tempo ha suggerito anche Pino Bruno, si riesce a limitare parecchio l’invasività, e non solo di Facebook.

Una cosa è certa: oggi, forse, non sapremmo più immaginare la “vita in Rete” senza un social network come Facebook. Ormai fa parte dell’arredamento, è una sorta di “istituzione”, ieri stesso vedevo un ragazzo in metropolitana che ha scorrazzato sul portale in blu dal suo smartphone, da quando è salito a quando è sceso.

Certo, dal film “The Social Network” a oggi di acqua sotto i ponti, anzi, di bit dentro ai cavi ne sono passati molti. Che Facebook esista, personalmente, sono convinto che sia un bene sociale, purché non si esageri con il piedino sull’acceleratore oltre il dovuto. In quel miliardo ci sono anch’io, certo. Ed è grazie a esso che mantengo contatti con i miei parenti non vicini, tramite esso sono in continuo contatto con gli altri studenti di Scienze della Comunicazione dell’Università Roma Tre (la sto frequentando e sono al secondo anno), ci ho ritrovato vecchi compagni di scuola, vecchi commilitoni, i compagnucci di palestra, sono tutti là.

Per questo, poi, quando si esagera mi inalbero un po’. Del resto, è vero, lo sento dire in diretta all’Università: ai giovani (anche a qualcuno meno giovane, ma sono pochi, per fortuna) della privacy non gliene importa un fico secco. Non è colpa loro: nessuno glielo ha insegnato e adesso è un po’ più difficile far acquisire loro la necessaria consapevolezza.

In ogni caso, per Facebook è un bel traguardo, non c’è dubbio. E come dice Nick Bilton sul BITS, un miliardo può essere qualcosa di più di un semplice badge da attaccare sul frigorifero: stando in borsa, sarebbe giustificata una “mira globale”.

Forza, Mark: ti mancano solo altri sei miliardi di persone. Ce la puoi fare.

Marco Valerio Principato


Marco Valerio Principato (2065 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


Abbiamo parlato di:
, ,

Commenti (Facebook)
Commenti (locali)
  1. Dario Bonacina scrive:

    Antonio,
    non c’è problema a discutere in questa sede, siamo in tema e l’ambito è quello di un costruttivo scambio di opinioni (non so se i commenti al mio blog le siano rimasti preclusi per disservizi Wordpress o per altri motivi).
    Venendo alle sue domande: la cancellazione è facoltativa. Ma giusto perché ho approfondito i casi descritti, le posso aggiungere una certezza: ER non ha mai importato i contatti per il “trova amici” (usa FB talmente poco da sapere nemmeno dell’esistenza di questa opzione, dice che i suoi 16 amici è tutta gente che lo ha cercato perché lui non ha mai cercato nessuno). Quindi, per Facebook, fatico ancora a intravedere le possibilità di individuare il legame tra me e lui.

  2. Antonio scrive:

    Comincio col fare ammenda di un mio errore personale evidentemente: avevo scritto che sul suo blog non è possibile lasciare commenti senza essere iscritto a FB o WP, e invece ora mi accorgo che non è così. Di certo quando ci ho provato non ero riuscito lasciando soltanto i miei dati personali, ma chissà da quale mio pasticcio era dipeso! Oramai siamo qui, ma se vuole la autorizzo a riportare integralmente la iscussione sul suo blog.
    Venendo alla sua cortese replica, ho due commenti da fare:
    1) La cancellazione delle rubriche è automatica o facoltativa? Lo chiedo perché non sono riuscito a usare il link che ha segnalato (il che, da utente “vuoto” di FB quale sono, era da mettere in conto). Se si tratta di una facoltà che ciascuno ha il diritto di chiedere o meno, allora le sue coincidenze possono essere spiegate semplicemente con il fatto che i suoi contatti non hanno usufruito di tale facoltà. E’ un po’ lo stesso discorso di Gmail: io posso anche non essere iscritto, ma Google possiede tutta la corrispondenza che ho intrattenuto con i miei intelocutori che hanno una casella di posta elettronica su Gmail…
    2) FB conserva le rubriche di posta elettronica più del dovuto? Può darsi di sì, nemmeno io lo escludo. Ma si tratterebbe comunque di un comportamento meno grave rispetto alla scansione dei testi dei messaggi di posta che lei ha adombrato (“un’analisi dei contenuti delle mail più invasiva”).
    Quindi in realtà non vedo la prova della contraddizione dei termini di servizio di FB, ma piuttosto un indizio che a) FB usa la mia rubrica più a lungo di quanto l’utente lo voglia, o b) il suo algoritmo di trova amici è più buono di quanto qualcuno (io) potrebbe pensare. Insomma, a mio avviso il giudizio va sospeso in attesa di ulteriori conferme o smentite da parte di altre fonti indipendenti.

  3. Dario Bonacina scrive:

    Buongiorno Antonio,
    mi scuso per la risposta tardiva, ma essendo questo articolo un luogo “esterno” rispetto al mio blog (in cui comunque è possibile inserire commenti lasciando nome e mail), non mi sono accorto tempestivamente del suo commento.
    Bias di conferma? Non posso certo escluderlo, ma per completezza di informazione, aggiungo comunque che ho rilevato molti altri episodi di quel tipo, in realtà (ho citato solamente due di quelle che ho chiamato “casualità). Che Facebook utilizzi un algoritmo come quello illustrato da lei, ovviamente, è più che verosimile (anzi). Significherebbe che, quando io richiamo la mia rubrica di contatti mail per cercare nuovi amici, Facebook – anziché farne un uso temporaneo, per poi “dimenticarsene” quando la cancello (con l’apposita opzione https://www.facebook.com/contact_importer/remove_uploads.php) – la memorizza, la conserva e la utilizza per incrociarne i contenuti con altre (tanto per meglio capire: ho usato questa possibilità un paio di volte all’inizio della mia iscrizione, ER pare si sia iscritto a FB un paio d’anni dopo).
    Dove? Per quanto tempo? Perché? (Ok, il perché è immaginabile).
    Inoltre, al momento non mi è mai capitato di ricevere suggerimenti di amicizie di persone completamente estranee e sconosciute (cosa che, secondo le condizioni del servizio, dovrei comunque segnalare), ma è una possibilità prevista dalla frase “Se scegli di rimuovere i contatti importati, i suggerimenti di amicizia per te e i tuoi amici potrebbero diventare meno pertinenti”.
    Concludendo: sulla possibile spiegazione agli episodi che ho segnalato siamo d’accordo, ma sembra in contraddizione con le condizioni di servizio dichiarate…

  4. Antonio scrive:

    Posto qui un commento all’articolo di Dario Bonacina citato in questo perché (paradossalmente) per inserirlo nella pagina dell’articolo originale avrei dovuto identificarmi tramite Facebook o Wordpress e non c’è modo di lasciare semplicemnete i propri dati personali se non si è iscritti a un social media.

    Io non credo alla scansione dei testi delle email da parte di Fcaebook. Certo, è possibile che questo succeda.
    Ma credo che le coincidenze raccontate nell’articolo possano essere spiegate altrettanto bene da un algoritmo di analisi che tenga conto dei “livelli di separazione”. DB ha sua moglie nella rubrica, CR ha la moglie di DB nella rubrica, Facebook ha arguito che DB e CR potessero conoscersi. La conoscenza non è diretta ma c’è un elemento (un’amicizia) in comune. Stessa cosa per ER. Lui ha il cognato di DB nei contatti, DB anche, e la cosa è fatta.
    Immagino che anche Linkedin usi lo stesso algoritmo, viste le informazioni che mi propone. Ma pescare nelle cerchie delle cerchie implica necessariamente dei falsi positivi, e scommetto, anche se DB non l’ha raccontato, che Facebook gli ha proposto anche delle amicizie di persone a lui sconosciute.
    Non vorrei che si fosse lasciato prendere involontariamente dal “confirmation bias”. Ha due episodi a supporto della sua ipotesi, ma forse quei due episodi annegano in un mare di tanti che suggeriscono qualcosa di diverso. Inoltre cita ricerche e ricordi (oltre a qualche “potrebbe”) dei quali però, come per i ricordi di tutte le persone, deve considerare la possibilità di errori (ovviamente involontari).




Nota: La moderazione in uso potrebbe ritardare la pubblicazione del commento. Non è necessario reinviarlo.