Brasile, via i giornali da Google News. Cosa accade?

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 20/10/2012
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Dopo la Francia, anche il Brasile dei giornali si scaglia contro Google News. Ma almeno lo fa riconoscendo subito come sarebbe meglio trattare: parlando di catena del valore.

Ogni buon internauta si rende conto dell’estrema ambiguità, discutibilità e inconsistenza della mossa della Francia, che sta discutendo una legge con cui escludere l’aggregazione delle notizie dei quotidiani nazionali da Google News. Le anomale doti della decisione sono ancor più evidenti quando si osserva che a breve distanza dall’appoggio alla decisione da parte del ministro della cultura Aurelie Filippetti è arrivata la replica a Google di Fleur Pellerin, ministro dell’economia digitale, la quale rimodula i toni ed esprime il desiderio di un “confronto pacifico”. Lo credo bene: lo spettro di quattro miliardi di click persi non rappresenta un buffetto, ma un autentico ceffone a rovescio.

Ora arriva il nuovo scenario: la ANJ, ossia l’Associazione Nazionale dei Giornali brasiliani, ha iniziato a raccomandare ai propri membri di “sottrarsi” da Google News, operazione che -come noto- è possibile in totale autonomia (basta una piccola modifica al file robots.txt del proprio sito Web) e senza sollevare tutta questa polvere.

La motivazione consisterebbe nell’osservare che i lettori, preso atto di quanto aggregato (o indicizzato, poco cambia) da Google, ossia del titolo e dell’occhiello o del catenaccio, si limitano a leggere quei dati e non visitano, dopo tale lettura, il sito Web del relativo quotidiano leggendo l’intero articolo. Per chi non lo sapesse, occhiello e catenaccio sono rispettivamente una frase opzionale introduttiva posta sopra il titolo e un paragrafetto di apertura posto tra il titolo e il testo dell’articolo, in entrambi i casi – nella versione stampata – con artifici grafici che li distinguono.

Mi sembra piuttosto evidente che la dichiarazione dei giornali brasiliani – peraltro molto simile a quella degli altri “oppositori” come Germania e Francia, ma anche l’Italia – sia un’affermazione piuttosto vacua. Non è mancata, infatti, la risposta di Google, che ha replicato esattamente quel che è ovvio replicare: “se il lettore è soddisfatto da quel piccolo estratto di testo che noi presentiamo, vuol dire che l’articolo non ha sollevato poi così tanto la sua attenzione”.

Poiché è piuttosto difficile controbattere una simile argomentazione, l’ANJ ha risposto un po’ come la Francia, ma con un dettaglio importante: “l’ideale sarebbe sedersi attorno a un tavolo, riconoscendo l’importanza l’uno degli altri nelle rispettive catene del valore”. Per chi non lo sapesse, “catena del valore” è un concetto chiave del marketing, sviluppato già nel 1985 dall’economista Michael Porter e ancora preso a riferimento in molti studi. L’essere stato chiamato in causa è un’inequivocabile conferma dell’esistenza di un valore ben preciso che Google trasferisce ai giornali. Sono, appunto, quei quattro miliardi di click che la Francia si appresta a perdere. In cambio, anche Google ottiene, ovviamente, del traffico.

Entrambi, a mio personale avviso, “separandosi” hanno qualcosa da perdere. Fermo restando che, se l’articolo sa davvero cogliere l’interesse del lettore, questi andrà senz’altro a leggerlo, le possibilità di visita per i giornali aumentano e in tal caso le rimostranze – tanto del Brasile, quanto della Francia, quanto di tutti gli altri, Italia compresa, a suo tempo – diventano vacue, pretestuose e prive di senso.

Ribadisco quanto ho già scritto: sono dell’idea che Google in questi casi dovrebbe, senza tanti complimenti, sospendere – anche solo per un giorno – l’aggregazione e l’indicizzazione dei giornali, per “vedere l’effetto che fa”. Sono certo che si scatenerebbero delle autentiche rivolte, dimostrando così che l’editoria dei quotidiani ha bisogno di altro per vivere e che quella famosa catena del valore, dove l’apporto di click è scambiato con traffico, è già di per sé un buon equilibrio difficile da migliorare.

Marco Valerio Principato

Sull'autore:

Marco Valerio Principato (1875 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureando in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.



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