La vita a «sbafo»

Parte della Home Page di Paper.li
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Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 03/07/2014
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Vivere in/con/per la Rete può essere un’esperienza entusiasmante o estremamente svilente e riducente. Quale delle due dipende dal nostro approccio.

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Tzetze.it sezione tecnologia
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Il blog di Grillo, link in Home Page a Tzetze.it
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Non mi sarei mai accorto dell'errore di Tzetze.it perché... non lo frequento. Per questo ringrazio chi l'ha condiviso...
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Se lo si fa sul serio, un sito – o blog che sia – dedito ad “aggregare” le notizie estese da altri, anche riproducendole e licenza della fonte permettendo, può essere non interessante, di più.

Ci sono sistemi, come quello di Paper.li, che permettono di crearsi un vero e proprio giornalino (è quello con un pezzo della cui Home Page ho fatto lo snapshot che apre l’articolo).

Un ottimo esempio di impiego del medesimo è il Federico Guerrini Daily, un’aggregazione di notizie sul giornalismo creata, appunto, da Federico Guerrini. Si, quel… ragazzotto col cervello acceso, che leggete in giro su La Stampa, ultimamente anche su Forbes e a suo tempo, quando aveva più tempo, anche da queste parti.

Poi ci sono altre realtà. Quelle create per fare una sola cosa: attirare traffico e cuccarsi i click pubblicitari. Con spese il più basse possibile e profitti il più alti possibile. Che per farlo devono per forza mirare alle “masse”, quelle dove te ne freghi della qualità e pensi alla quantità e dove, soprattutto, nessuno ti “prende le misure”, ti pesa, ti soppesa e ti valuta prima di accoglierti nel suo bagaglio di conoscenze. Dove tutti bevono la brodaglia che proponi così com’è, senza farsi domande.

Cioè, come dice la mia adorabile e indimenticabile docente di Marketing, Sabina Addamiano, organizzazioni che esistono per mirare al profitto, invece di mirare al profitto per esistere. Ossia, la via certa per fallire.

Potrei fare tanti esempi, ma mi limito a invitare alla lettura di questo mio post (è breve) del 2009, in cui lancio un po’ di strali all’indirizzo di un sito all’epoca chiamato www.offerte360.com che oggi, naturalmente, non esiste più.

Mi spiace, a suo tempo, di non aver fatto degli screenshot, perché oggi c’è solo qualche traccia su Web Archive, ma non dà l’idea. A suo tempo, come avrete forse letto, il titolare del nome a dominio possedeva altri trentasei nomi a dominio, quasi tutti di quel genere, con siti più o meno dello stesso tipo (anche qui mi dispiace di non aver fatto screenshot, spero mi crediate sulla parola). Ecco, quelle sono cose che vieterei.

Qualche esperimento migliore esiste, per carità: un esempio è Tzetze.it, che almeno qualcosina di proprio prova a mettercela (il sistema della mosca da votare), anche se poi “toppa” clamorosamente quando, nella sezione Tecnologia, ti incorpora un post del blog Tagliaerbe che di tutto parla, fuorché di tecnologia (parla, infatti, di comunicazione, e su un argomento piuttosto ovvio come tale, vedi screenshot in colonna a sinistra).

Se Tzetze.it è alquanto noto, a mio avviso, è solo perché ha ottenuto centinaia e centinaia di link dal blog di Grillo, che in terza colonna della Home Page ne collega sempre diversi post (vedi screenshot in colonna, eh si, ora li faccio, non mi fregano più).

Per una grande, sin troppo grande, parte degli “internauti per caso”, quelli che si imbattono in uno scatolotto chiamato computer, collegato a Internet per via di un sistema arcano chiamato ADSL e che, clicca qua e clicca la, aprono loro tutto un mondo di immagini, testi, lucine e lucette, film porno “aggràtise”, notizie a “sbafo”, gossip, filmatini, gattini, cagnucci, quiz, programmi, film e musica (spesso a “sbafo” anche questi), queste tipologie di realtà – le ultime che ho descritto – attecchiscono e producono profitti, anche se per tempi incerti.

Ma sono profitti che gli incauti estensori realizzano, anch’essi, a “sbafo”. In cambio di una apparente, solo apparente, distribuzione di conoscenza. Il cui effetto finale è quello di rincitrullire, rimbambire e rallentare l’attività cerebrale, quella vera, quella capace di critica, di analisi e di selezione.

Purtroppo l’intelligenza non può crescere a “sbafo”. Quella si sviluppa solo se la alimenti con cibo sano, nutriente, scelto e ragionato. E non ne siamo più capaci, o quasi. Lo dimostrano le compagini politiche che abbiamo eletto negli ultimi venti-trenta anni.

L’invito, in sostanza, è quello di non guardare solo le apparenze. Di scegliere, di selezionare, di delimitare accuratamente il perimetro entro cui si permette a “notizie” non meglio qualificate, a blocchi di conoscenza, di entrare a far parte della nostra conoscenza. Di farvi un’idea persino su chi vi propone, per esempio su Facebook, la lettura di certi siti (in colonna la ragione che mi ha spinto a parlarne).

Ormai la Rete è di una eterogeneità e di una varietà senza precedenti, è una realtà dove, a mio avviso, una buona metà (rappresentata da quei siti che vivono “a sbafo”) potrebbe, anzi, dovrebbe chiudere per non confondere le idee a chi le ha già non troppo chiare.

Tornate a utilizzare i segnalibri, anche per i social network. Diffidate di quei siti dove, a poche settimane o pochi mesi di distanza, la pagina che vi eravate “segnata” vi porta a un bel “404, pagina non trovata”. Utilizzate gli appunti, che oggi molti browser permettono di “allegare” a ciascun segnalibro. Scriveteci le vostre impressioni su un sito di cui avete preso nota, cosa vi ha colpito, perché l’avete trovato interessante.

Anche avere Google come pagina iniziale del vostro browser è un modo di vivere la Rete “a sbafo”. E Google lo sa benissimo. Decidete voi, non lasciate che altri decidano per voi. Magari usate un sistema diverso, piuttosto che Google (in questo mio post c’è qualche idea in proposito).

Se continuiamo a lasciare che altri vivano la Rete “a sbafo” e continuiamo a viverla anche noi “a sbafo”, temo che non ci attenda un futuro di migliore e maggiore conoscenza. Piuttosto, un futuro di rimbambimento collettivo. E ciò, come insegna la storia, apre la strada ai totalitarismi. È questo che vogliamo?

Marco Valerio Principato

(Versione redazionale in formato PDF)

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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