Twitter chiude le… arnie? Ebbene, si

Dick Costolo, CEO di Twitter, è un buon... apicoltore. Perciò, le API sono sue. E basta.
Dick Costolo, CEO di Twitter, è un buon... apicoltore. Perciò, le API sono sue. E basta.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 16/07/2014
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Eh, si: le API debbono produrre… miele solo per Twitter. Perciò, basta accedere: gli altri non devono sapere troppo. Perché?

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Twopcharts è costretta a questo laconico annuncio a seguito del blocco delle API statistiche
Twopcharts è costretta a questo laconico annuncio a seguito del blocco delle API statistiche
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Se vi è capitato di imbattervi in un post di Business Insider incentrato sul tema (questo), avrete appreso che Dick Costolo, CEO di Twitter, ha pensato bene di non lasciare più libero accesso alle API, le famose Application Program Interface (cioè le interfacce verso i programmi applicativi) agli sviluppatori di applicazioni che fanno statistiche.

La “scusa” ufficiale sarebbe quella di aver visto calare le azioni a seguito di statistiche pubblicate da terzi (cosa che è stato possibile fare, appunto, grazie al libero accesso alle… arnie, anzi, alle API) dalle quali si apprendeva che la crescita mensile degli utenti attivi su Twitter era pressoché stagnante.

Il “buon” Costolo ovviamente s’è preoccupato, applicando anche vivaci sostituzioni di figure di responsabilità, come ad esempio il suo COO di notevole competeza finanziaria con il Chief Operating Officer proveniente da Google. Ovviamente a seguito di questo le azioni sono lievitate, racconda Business Insider, a ben 60 dollari l’una.

Il guaio è che tramite le stesse statistiche esterne s’è visto anche che tra quel miliardo di persone che ha “provato” Twitter c’è una gran parte che, alla fine, non twitta. Vergognoso, deve aver pensato Costolo: qua l’emorragia va chiusa. E ha pensato di farlo chiudendo, appunto, le… arnie, come metaforicamente dicevo fin dall’inizio.

Gli effetti collaterali non sono mancati, è ovvio: diverse realtà impegnate a fare quel tipo di statistiche sono finite a “zampe all’aria”, essendo venuto meno il… miele (in colonna il laconico avviso, riportato da Business Insider, di Twopcharts, una di quelle aziende).

A casa dell’uccellino, naturalmente, nessun commento sulla faccenda. Ma in questa sede, specifica di opinioni, vorrei dire che il commento, invece, lo facciamo noi: avevamo già avuto qualche giorno fa le prime avvisaglie di indirizzamento verso la monetizzazione. Ma proprio l’altro ieri raccontavamo anche che quelle medesime statistiche, adesso che sono state rivedute e corrette, le vuole avere sotto mano solo Twitter e farle leggere a chi gli pare.

Lampante: si prepara il terreno con un buon “substrato” per la pubblicità, poi ci si attrezza per far sì che le statistiche invoglino a servirsi di mezzi meno consueti per far circolare i propri tweet. Per farlo, però, tali statistiche debbono essere uniche, non contraddicibili: di qui la necessità di assumerne l’unicità di erogazione.
Dunque, attenzione:

  1. se stavate pensando di scrivere qualche App di statistica su Twitter, dovete cambiare progetto: le… arnie sono chiuse, niente più miele, anzi, API, per voi (per altri scopi sembra di no);
  2. sembrerebbe proprio che i timori di Martin Bryant, direttore di The Next Web, siano fondati: Twitter vuole aumentare l’engagment, ma con i suoi mezzi, di certo non con quelli di altri.

A mio modesto avviso c’è un rischio: che Twitter diventi un surrogato di Facebook, anch’esso destinato a fronteggiare le liste (ci sono anche lì, e forse resta l’unico modo per seguire “gruppi” di tweet che ci interessano, ma la “home page” perderà molto interesse) e a un’ulteriore fuga di utenti verso altri sistemi.

Perché se, alla fine, devo usare Twitter solo con i messaggi personali e solo per seguire alcune persone, tra l’altro a fatica, ma chissenefrega di Twitter.

Vedremo se il tempo mi darà ragione.

Marco Valerio Principato

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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