UE approva acquisizione WhatsApp da parte di Facebook?

Acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook
Acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 06/10/2014
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Secondo l’UE «nulla osta»: l’acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook non comporta problemi antitrust. La privacy? «Non è compito nostro».

Come noto, l’Unione Europea ha tolto il veto: secondo il Commissario Almunia “nulla osta” l’acquisizione di WhatsApp, avvenuta lo scorso febbraio da parte di Facebook. Nessun problema rilevante di carattere antitrust ma una “piccola” riserva sulla derivante questione privacy.

Purtroppo questa conclusione mi dà la conferma: l’Unione Europea, nonostante sembrasse determinata, non mi è parsa all’altezza di poter decidere su una questione del genere. Ovvero, nel decidere, potrebbe aver tenuto conto di “fattori esterni” – a buoni intenditori, poche parole.

Prendo a riferimento il testo dell’Agenzia ANSA. Secondo Almunia la maggior parte della gente usa più di un’App, e questo è vero. Dunque, non ne scaturirebbe un possibile monopolio. L’agenzia stessa però dichiara che sia «Messenger che WhatsApp offrono applicazioni per smartphone che permettono agli utenti di comunicare inviando messaggi di testo, foto, video e audio». Aggiungerei che Messenger, a differenza di WhatsApp, permette la conversazione vocale esattamente come un servizio telefonico (e funziona anche bene, ndB).

Dunque, un ruolo sostanzialmente coincidente, con la sola differenza del metodo di interrelazione tra gli utenti: Messenger, secondo l’UE, fa riferimento all’utenza Facebook, mentre WhatsApp fa riferimento ai numeri telefonici degli smartphone. Forse però Almunia dimentica che Facebook, già dal 2012, ha deciso che l’impiego di Messenger non debba essere imprescindibilmente legato all’essere utenti Facebook: chi vuole può installarla e usarla fornendo anche solo il proprio nome e il proprio numero di cellulare. A questo punto i ruoli coincidono perfettamente e da ciò non è difficile immaginare una strada che porti alla fusione, specie con la prospettiva di fornire all’utenza WhatsApp il servizio “para-telefonico”, che molti concorrenti già offrono (si pensi a BBM, Viber o Idoona).

La questione pubblicitaria non si pone in quanto Facebook, di per sé, fattura già abbastanza da poter foraggiare un servizio Messenger (integrato o meno con WhatsApp) senza essere costretto a inserirvi pubblicità. D’altro canto, già il ricavare le reti di interrelazione tra utenti e i contenuti delle conversazioni costituisce abbondante “scambio di valore”.

Resta irrisolto il nodo della privacy. Almunia se ne è praticamente lavato le mani, affermando che non è di competenza dell’antitrust. Ossia, in pratica si è sottratto dal nodo più rilevante, perché 600 milioni di utenti WhatsApp – come ho già fatto notare in passato – sono utenti di cui Facebook acquisisce l’intera rubrica telefonica, senza che questi possano impedirlo. Ciò consente a Facebook di integrare le informazioni già in suo possesso proprio con quelle mancanti, cioè le conferme delle interrelazioni e le verifiche delle identità reali.

Con questa prospettiva, a mio avviso invece la fusione è uno scenario tutt’altro che da escludersi. E in ogni caso, se non si pone un problema antitrust sotto il profilo della concorrenza e del monopolio, si pone invece un problema antitrust-privacy di una rilevanza enorme, vista l’altrettanto enorme quantità di dati personali che Facebook viene ad acquisire e, soprattutto, a integrare con quella ancor più grande quantità di dati personali di cui già dispone. Il risultato, come ho già avuto modo di rilevare per altre realtà, è una schedatura pressoché planetaria.

Io non so se almeno coloro che hanno la responsabilità di tutelare le cittadinanze europee in tema di privacy riescano a realizzare compiutamente la portata dell’operazione che Mark Zuckerberg ha condotto. Ma comincio a ritenere che, pur rendendosene perfettamente conto, non possono/vogliono intervenire, per ragioni che non riesco a spiegare se non facendo brutti, bruttissimi pensieri.

Non mi faccio domande sul grande pubblico, sulla grande “massa”, perché ho da tempo la certezza che sia completamente votata alla superficialità, alla leggerezza, all’egoismo e all’egocentrismo, conditi con una sostanziale idiozia, grazie all’assoluta mancanza di qualsiasi senso critico, nonché alla totale assenza di responsabilità circa la necessità di tutela dei dati di altri.

Manca che a Zuckerberg gli diciamo anche “bravo” (cosa che, in effetti, gli andrebbe detta, per il solo fatto di essere perfettamente consapevole della popolazione di beoti a cui si rivolge) per essere non alla frutta, ma addirittura dopo il dolce, il caffè e l’ammazzacaffè.

Possibile che nessun garante privacy, europeo, italiano, tedesco, francese, spagnolo, eccetera eccetera, abbia il coraggio di alzare il ditino e dire «senti un po’, “a coso”: ma mica penserai che pure noi abbiamo l’anello al naso e la sveglia al collo come tutti quegli idioti che riesci a radiografare fino alle ossa?».

Marco Valerio Principato

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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