Stanze. Private. In pubblico

? - Riservata alla «Apple élite» ?
? - Riservata alla «Apple élite» ?
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 28/10/2014
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L’ultima invenzione di Facebook, “Rooms” (stanze), promette di far chattare senza dover rivelare la propria identità. Bugia: Facebook sa tutto. E se ne servirà.

In Facebook sono specialisti per vellicare1 le sinapsi umane. «Anche se Rooms è gestito da Facebook, non vi permettiamo di collegare le vostre utenze Facebook e Rooms. Possiamo condividere informazioni su di voi con le aziende e i servizi operati da Facebook per comprendere e migliorare i nostri servizi ma le informazioni che condividete su Rooms non saranno mai postate sulla vostra utenza Facebook e le informazioni che condividete su Facebook non saranno mai postate sulla vostra utenza Rooms».

Era la chiusura della pagina Privacy di Rooms, la nuova invenzione facebookiana del secolo. Invenzione che, nel proporre una sorta di IRC2, vellica le sinapsi umane, come dicevo, servendosi di una parola magica: «anonimi». Si, «potete restare anonimi».

Una bugia che più grossa di così non si può, basta leggersi per intero la pagina Privacy. E basta notare che, all’inizio del testo di quella pagina, i link relativi alla Data Use Policy, alla Cookie Policy e allo Statement of Rights and Responsibilities (rispettivamente: politica dell’impiego dei dati,  politica dei cookiedichiarazione sui diritti e le responsabilità) conducono a pagine residenti sul nome a dominio Facebook.com, precisamente:

  1. Data Use Policy porta a https://www.facebook.com/full_data_use_policy,
  2. Cookie Policy porta a https://www.facebook.com/help/cookies/ e
  3. Statement of Rights and Responsibilities porta a https://www.facebook.com/legal/terms

Già da questo è lecito aspettarsi un ambiente in cui le condizioni reali di privacy siano (almeno) identiche a quelle dello stesso Facebook, cioè prossime allo zero.

Qual è – o quale potrebbe essere – dunque, il vero progetto di Facebook nel varare questa novità? A me pare piuttosto semplice. Posto che Facebook avrà piena contezza della reale identità di chi apre una “stanza”, a prescindere dall’impiego o meno di pseudonimi, il gigantesco motore inferenziale di Palo Alto ha un altro tesoro da sfruttare: quello dell’analisi del sentiment e psicolinguistica, che andrà a completare il già ricchissimo quadro di cui dispone per ciascun utente, il quale / la quale sarà illuso di essere anonimo e, nei confronti della Rete “esterna”, in certo qual modo lo è, ma naturalmente non lo è per Facebook.

La copertina del libro «La stanza intelligente» di David Weinberger

La copertina del libro «La stanza intelligente» di David Weinberger

Il buon David Weinberger3, che nel suo libro La stanza intelligente4 elogia, in certo qual modo, Internet quale vettore di un livello di conoscenza di portata illimitata e in grado di farci prendere decisioni migliori, con questa novità sarà alquanto infastidito.

La seconda di copertina del libro

La seconda di copertina del libro

Weinberger sostiene che «I link stanno sovvertendo non solo la conoscenza come sistema di punti fermi, ma anche il meccanismo di accreditamento che sosteneva quel sistema (quello del riferimento fornito dalle note negli elaborati accademici, ndB)» [Weinberger 2012, 230].

Ora, per “link” non possiamo limitarci a intendere quello ipertestuale. Link è anche, genericamente, il collegamento fra entità: le note di cui parla Weinberger concettualmente sono dei link a tutti gli effetti. Allo stesso modo, è link a tutti gli effetti quello (monodirezionale) che stabilisco quando pubblico un QRCode che conduca altre persone all’interno della mia “stanza”.

Spiega Wired.com:

It works like this: You generate a QR code invitation, which the app color codes to match the room you’ve created. You can email it or post it online or send an invitation from the app. The invitation has a prompt to screenshot the code and open it in the app, which will drop people in the right room. You can also print these up and post them on a wall or another physical space. It’s a very seamless experience.

Spiego ma abbrevio: si genera un QRCode […] che si pubblica online (!), o si invia tramite email (cioè, agli occhi di Google Mail, Yahoo Mail e simili, alla luce del sole), o come invito dall’App (cioè, agli occhi di Facebook, alla luce del sole). L’invito chiede di fotografare il codice e aprirlo nell’App, che condurrà nella “stanza” prevista. Potete anche stampare questi codici e postarli su una bacheca o altro […].

Questo significa stabilire un link monodirezionale, in quanto chi scandisce quel codice o lo usa, molto probabilmente sa chi sono realmente (per esempio se lo ha preso dalla mia bacheca di Facebook). Io, invece, molto probabilmente non saprò chi lo impiega, perché egli/ella, dopo averlo ripreso con l’App, potrebbe presentarsi nella mia “stanza” sotto pseudonimo e, se non mi rivela chi è realmente, non conoscerò mai la sua identità.

Tutto questo, per Facebook, non è vero: esso ha piena contezza delle coppie QRCode-Persona, dal momento che è Facebook stesso a gestire l’App e il sistema Rooms. Dunque, usufruisce di un sistema di link bidirezionale, utilissimo per costruire un’ulteriore rete di relazioni che arricchirà con l’analisi psicolinguistica computazionale e con quella del sentiment. Il tutto a mia insaputa, alle mie spalle («Possiamo condividere informazioni su di voi con le aziende e i servizi operati da Facebook», come per esempio Atlas), con lo scopo finale di fornire ai circuiti di advertising informazioni sempre più profonde, sempre più dettagliate.

È complesso, lo so. L’aumento esponenziale della complessità dei saperi nella “vita di Rete” di oggi è uno degli argomenti della mia tesi di laurea. Ma rileggete con calma e vedrete che comprenderete cosa intendo. Se avete preso fiato un attimo e avete afferrato, realizzerete che così facendo la stanza intelligente di Weinberger “si sposta”: va a favore delle grandi multinazionali del bit (come Facebook) e offre a loro tutti quegli elementi di conoscenza ampi e approfonditi di cui parla, sottraendoli dalla collettività, cioè dalla conoscenza condivisa. Be’, non mi piace.

Un’ultima constatazione e poi mi tolgo dai piedi. Al momento – vedi immagine in testa – Facebook ha rilasciato l’App Rooms solo per iOS. Strano. Perché di solito Facebook tiene moltissimo anche ad Android, in quanto sistema operativo mobile “di massa”, “per la massa”. Di solito è il contrario: parte da Android, poi (o contemporaneamente) atterra sul più elitario iOS e infine, se siamo fortunati, anche sui sistemi di nicchia come Windows Phone e BlackBerry OS.

Stavolta, invece, ha privilegiato l’elitario iOS. A questo punto non so se considerarla una coincidenza: dietro il (falso) anonimato promesso, sia le “masse” che le élite (salvi coloro che ancora pensano) si lasciano andare, non hanno freni inibitori, sono pronte a fingersi grandi conquistatori di cuori, esperti, viveur, tutto ciò che la fantasia consente. Ma nella certezza di poter impiegare i dati ricavati da questi nuovi traffici per i propri scopi di profilazione, per Facebook è molto più interessante vedere su cosa fantasticano le élite piuttosto che le masse: per loro, la… distanza tra fantasia e realtà spesso è inferiore, viste le generalmente maggiori capacità di spesa.

Ecco, credo di aver detto l’essenziale. E adesso forza, cosa aspettate? Andate a scaricare Rooms. Così date a Facebook un’altra razione di pappa quotidiana. Che, poverino, ne ha proprio bisogno.

Marco Valerio Principato

  1. Per chi non conoscesse il termine: 1) Solleticare una parte del corpo; è usato con la specificazione della persona; 2) fig. Stimolare piacevolmente qlco.: v. l’ambizione di qlcu. (dal dizionario Sabatini Coletti).  [Torna al testo]
  2. Internet Relay Chat, ossia le chat come andavano una volta, ai tempi delle BBS via modem. I più giovani diano un’occhiata qui.  [Torna al testo]
  3. Autorevole filosofo di Internet e ricercatore senior al Berkman Center for the Internet and Society della Harvard Law School, la stessa università dove ha studiato Mark Zuckerberg, che lasciò gli studi al secondo anno per seguire il suo progetto.  [Torna al testo]
  4. David Weinberger, La stanza intelligente – La conoscenza come proprietà della Rete, Edizioni Codice, Torino, 2012.  [Torna al testo]
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Marco Valerio Principato (2079 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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