Mozilla: Firefox s’è accorto che esiste la privacy

Johnathan Nightingale
Johnathan Nightingale
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 10/11/2014
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Il vicepresidente di Mozilla, Johnathan Nightingale, in un’intervista dichiara di voler pensare prima di tutto alla privacy in relazione a Firefox. Ecco cosa ne penso.

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La Home Page predefinita di Firefox.
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La Message Box che si presenta alla pressione di CTRL-SHIFT-CANC.
La Message Box che si presenta alla pressione di CTRL-SHIFT-CANC.
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Avete letto l’intervista di Repubblica a Jonathan Nightingale, VP di Mozilla? Gli hanno chiesto un po’ di cose. Secondo il giovane VP, la sfida principale è rappresentata dalla privacy, il che li ha spinti a presentare tre novità: «il pulsante ‘dimentica’, le ricerche non tracciabili di DuckDuckGo e tour e tutorial per sensibilizzare gli utenti», si legge sul quotidiano.

Cesare Buquicchio, il giornalista che ha curato l’intervista, giustamente gli chiede se «non è contraddittorio, a questo punto, continuare ad avere per voi un rapporto così stretto con Mountain View, visto che tuttora il contratto che vi lega a loro rappresenta la vostra principale fonte di reddito» e la domanda è più che lecita, “ci sta tutta”.

Nightingale si barcamena. Adesso è difficile anche per loro sfilarsi dalle maglie di Mountain View. L’accordo, in pratica, consiste nel fatto che, in Firefox, Google è il motore di ricerca predefinito nella casella di ricerca normalmente presente in alto, a destra della barra indirizzi, e che la pagina principale predefinita di Firefox è una pagina in cui è presente una casella pronta per interrogare Google e, naturalmente, con gli strumenti per gestire alcune funzioni del browser (nonché per “informare” Mozilla dell’avvenuto lancio del browser, vedi immagine in colonna, ndB).

Il pulsante “dimentica” agisce in pratica come parziale attuatore monocomando, in sostituzione della pressione di CTRL-SHIFT-CANC, il cui effetto è di produrre un box (vedi seconda immagine in colonna) da cui decidere cosa cancellare delle proprie “tracce” nel browser. Il tutorial e i tour per sensibilizzare gli utenti possono anche starci. Ma l’assumere l’impiego di DuckDuckGo come motore di ricerca predefinito, visti i suoi obiettivi dichiarati, difficilmente andrà a genio a Google.

Strano, vero? Come mai quest’attenzione per la privacy da parte di Mozilla per un browser che, tutto sommato, pur essendo composto da alcune parti prone a Google, è l’unico che consenta di essere configurato in modo da essere quasi (notare il grassetto sottolineato) totalmente sicuro?

Non c’è da sbagliare molto, a mio avviso. La risposta secondo me è questa: paura. Fifa, strizza, chiamatela come volete. Si sono accorti che la gente comincia – per fortuna, era ora, anche se è ancora maledettamente poca – ad accorgersi che da parte delle grandi multinazionali del bit è in atto una serrata colonizzazione del Web, volta ad appropriarsi di ogni possibile dato personale, in qualsiasi modo, a qualsiasi costo, con qualsiasi mezzo. Basti pensare, solo per dirne una, ai supercookie, di cui abbiamo nuovamente parlato poco tempo fa.

Google ormai è a livello di sovra-stato, si è arrogato un’autorità sovra-nazionale, fa il bello e il cattivo tempo su tutto e su tutti, penetra nella vita di ciascuno con una profondità inaudita e adesso vuol fare ancora di più anche con la posta elettronica, non contento di essere il provider di posta di mezzo mondo, complice principale quel colabrodo di Android, attraverso il quale riesce a sapere tutto su tutto di tutto, con pochissime eccezioni.

Dunque, le “promesse” di far fare chat audio (aka “telefonate”) tra un browser e l’altro non è nient’altro che uno specchietto per le allodole. Il vero problema è la fifa di perdere utenti, impauriti dal gigantesco “grande fratello”. Perché sono loro l’unica loro forza. Senza utenti, Mozilla chiude, anche se mantiene l’accordo con Google.

Io avrei un’idea. Se davvero prendono la strada della tutela della privacy, l’accordo con Google salterà. Nel qual caso, non avranno alcuna speranza di sopravvivere con un accordo analogo con DuckDuckGo. E allora avranno una sola possibilità: diventare un programma a pagamento.

Non c’è da stupirsi, ragazzi. Barry Diller lo aveva detto cinque anni fa: «Internet? Entro 5 anni si pagherà (quasi) ogni bit». Il punto è questo: preferisco pagare un browser come Mozilla Firefox, piuttosto che usare Chrome, Internet Explorer, Opera e altre immondizie.

L’importante è che lo facciano pagare il giusto, non di più. E per chi non vuol farlo, ci sono sempre le alternative: ci vuole solo volontà.

Speriamo bene.

Marco Valerio Principato

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Marco Valerio Principato (2081 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.

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