La linea di confine tra unopuntozero e duepuntozero

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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 09/03/2009
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Tutto corre veloce, in Rete. Lo sviluppo che la Rete ha visto negli ultimi anni è stato immensamente più intenso di quello di alcuni anni fa. Il passaggio dalla carta stampata al sito statico, ricorderanno i veterani, è passato per applicativi come Microsoft Frontpage sul versante Microsoft e su altri applicativi simili sul versante Open Source. Chi cercava, però, qualcosa di più professionale, si è rivolto a DreamWeaver, l’editor HTML/CSS di casa MacroMedia, che ha costruito milioni e milioni di pagine professionali, veloci, curate, pulite, W3C-Compliant.

Ma oggi? Lo sviluppo e l’aggiornamento verso l’era 2.0 di un applicativo come DreamWeaver ha semplicemente perso senso. L’era del social networking e del Web 2.0 non ha tempo per aspettare, per questo ha idealmente tracciato una linea di demarcazione. Al di qua della quale è tutto unopuntozero, al di la è invece duepuntozero. E DreamWeaver è uno degli ultimi avamposti, certamente evoluto nel tempo, capace di «editare» intelligentemente i sorgenti in PHP o gli Style Sheets CSS, ma è comunque rimasto al di quà di quella linea.

A nulla valgono tentativi di lucidare il passato, come Microsoft Expression, un’evoluzione particolarmente furba di Frontpage che nel tempo è giunta a non somigliargli più neanche un po’, diventando una vera e propria suite

Tuttavia, a mio modesto avviso, proprio su questo stesso argomento alcuni osservatori sono più categorici e ritengono che applicativi come DreamWeaver stiano morendo, ma sono convinto che non sia così. A ben pensarci, il Web 2.0 è fatto di tanti piccoli pezzi di Web 1.0. Questo stesso sito, The New Blog Times, è costruito su una piattaforma pienamente 2.0 come WordPress, ma impiega un template totalmente riprogettato, con funzionalità specifiche (come ad esempio il meccanismo della Prima Pagina) che sono state scritte ex-novo in PHP, proprio grazie all’ambiente di sviluppo reso possibile da strumenti come DreamWeaver.

Dunque, eviterei di fare funerali a strumenti che nei fatti hanno dimostrato di essere ancora indispensabili per lo sviluppo del Web 2.0. Mi limiterei, invece, a riconoscere che il mondo sta cambiando, che tutto evolve, e che gli strumenti del passato (molto prossimo, peraltro) vadano affinati e specializzati, piuttosto che trascinati a forza al di la della linea di demarcazione.

E come hanno concluso molti lettori (che sono anche utilizzatori di quei programmi) di PC-Pro nei commenti, non facciamoci prendere dalla «mania» della disinstallazione solo perché il prodotto non è duepuntozero. C’è tempo. Non facciamo come l’industria musicale, che piange lacrime di coccodrillo ma a breve sarà costretta a smetterla nel suo reiterato atteggiamento di rincorsa e reinventarsi, se vuole vivere al di la della linea.

Marco Valerio Principato

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