Apple non molla Google. Sta solo scadendo l’accordo

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 28/11/2014
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Se dai titoli avete capito che Apple stia «licenziando» Google e che presto su Safari vi troverete a far ricerche con altri motori, be’, non è proprio così: l’accordo, che sta per scadere, potrebbe anche essere rinnovato. Ma dai titoli non si capisce.

Non capisco perché – o, meglio, faccio finta di non capire perché – le testate locali hanno il viziaccio di travisare nei titoli ciò che dicono le fonti estere. Se ne fosse salvata una, tra le più importanti: nei titoli – e c’è chi legge solo quelli – l’unica cosa che si comprende è che sia Apple a mollare Google. Il messaggio che passa è “siccome Apple s’è stufata di Google, adesso lo molla e userà un altro motore, quale che sia si vedrà dopo, ma è lei a mollarlo”.

Questo non è vero. Specie per testate importanti come Il Messaggero, che nel suo articolo non accenna neanche da lontano al fatto che si tratta di una semplice prospettiva, portata dal fatto che a primavera 2015 scade l’accordo sottoscritto da Apple con BigG per le ricerche in Safari. Direi sia un’omissione importante.

La fonte del quoditiano, infatti, è il sito The Information che, molto più correttamente, titola dicendo “All Eyes on Apple as Google Search Deal Expires Next Year”, ossia tutti gli sguardi sono su Apple con l’approssimarsi della fine dell’accordo per Google Search.

Mi spiace, ma non salvo neppure testate come Wired Italia, per il semplice motivo che pur restando corretta nel corpo dell’articolo, non ha resistito al titolo-sensazione è s’è lasciata andare a un roboante “Apple molla Google, le ricerche su Safari si faranno con Bing o Yahoo!”, che fa passare il medesimo messaggio del giornale.

Quelli che potrei salvare, ripeto, salvare, non “promuovere”, per i titoli sono Leggo.it (“Apple molla Google? Nel 2015 scade il contratto con il motore di ricerca: Avanti Bing e Yahoo!“) e pochissimi altri. Menzione a parte merita Punto Informatico, che ha scelto la via della non compromissione – tipica della direzione post-Paolo De Andreis – con un bucolico e metaforicissimo (come sempre) “Safari alla ricerca del search“. Meglio che titolare con bugie, in ogni caso.

Proprio questa mattina leggevo su Facebook una constatazione di Dario Bonacina, a proposito della denuncia di Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei Giornalisti, contro Barbara D’Urso, per esercizio abusivo della professione (derivato dal fatto che la D’Urso, avendo realizzato interviste senza tener troppo conto del codice deontologico, della Carta di Treviso e della carta dei doveri del giornalista, sostanzialmente a tutela della privacy e a limitazione del diritto di cronaca, non essendo iscritta all’Ordine è in extrema ratio denunciabile. Maggiori dettagli qui).

Iacopino, ope legis, ha ragione. Ma – giustamente – si chiede Dario Bonacina: «… a quando le denunce verso i giornalisti iscritti che fanno pessimo giornalismo?».

Con questo non voglio dire che il ricorso ai titoli sensazionalistici fuori luogo possa essere addirittura etichettato “cattivo giornalismo”, però diamine: fin quando non perderemo il vizio, nessuno ci prenderà mai sul serio. Nemmeno per cose così semplici.

Marco Valerio Principato

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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