WhichApp, il WhatsApp italiano

Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 21/12/2014
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Nuova App di chat, stavolta – si può dire – «orgogliosamente» italiana. Che vorrebbe sottrarre quote a WhatsApp, con qualche prestazione in più. Riflessioni.

Debbo dire che qualche carta in regola sembra avercela, la nuova App italiana “in risposta” allo strapotere di WhatsApp sul mondo della chat. Si chiama WhichApp e – dice – punta alla privacy, il che mi fa già sorridere per il solo fatto di dichiararlo, ma vediamo la situazione.

Per ora è disponibile solo per iOS e Android, ma in autunno – questo dicono le FAQ: quale autunno, domando io? – saranno disponibili anche i client per PC e Mac. Inoltre, sulla Home Page si lascia intendere che sarà disponibile anche su Windows Phone, mentre non si fa menzione alcuna di BlackBerry. Tra l’altro, il primo sito “responsive” (adatto per funzionare anche da browser mobile) e cioè www.whichappmessenger.com, ancora esibisce la sola versione iOS.

Il quotidiano La Stampa riporta che «Il progetto è stato realizzato sino ad oggi con l’apporto della società ACS e di alcuni amici stretti che ci hanno creduto. Non ci sono finanziatori istituzionali o incubatori. Il fund raising in Italia difficoltoso, per questo un progetto come il nostro, a malincuore, deve guardare all’estero più che al Bel Paese», spiega Mauro Lodadio, manager di Asset Consulting Service Group (ACS), la società che ha sviluppato il progetto.

Un’altra chat con – però – qualcosa in più: prima di tutto la traduzione quasi-simultanea, che consentirebbe di chattare con parlanti di altre lingue. Ho un’amica che parla bene il tedesco, un’altra che parla perfettamente l’arabo, un’altra ancora che vive in Cina e parla perfettamente cinese, io con l’inglese me la cavo più che bene, insomma gli idiomi esteri non mancano: sottoporrò il sistema alla prova e su questo ci tornerò.

Il “discorso privacy” si incentrerebbe su due fattori: la cifratura del traffico end-to-end1 con certificato Verisign, nonché il diverso sistema delle “spunte” rispetto a WhatsApp, che tanto ha fatto infuriare gli utenti (poco intelligenti) di quest’ultima. Qui le “spunte” sono solo di due tipi: giallo (messaggio recapitato ai server) e verde (messaggio recapitato al destinatario). C’è poi la chat che si autodistrugge, a scelta dopo 5, 10 o 15 secondi, «senza lasciar traccia», dice.

Per il “contatto”, WhichApp adotta un sistema concettualmente “rubato” a BBM, la chat “nativa” BlackBerry: non occorre necessariamente condividere il proprio numero di telefono per chattare, basta un PIN, che l’applicazione genera in esemplare unico, e sulla scorta di quello può ugualmente avvenire l’aggancio. Il che non significa che i server dell’App non si approprino della rubrica: come ho potuto constatare da utilizzatore di CyanogenMod e di Xprivacy, l’App “pretende” l’accesso alla rubrica, proverò a “negarglielo” e vedremo se funziona ugualmente.

Utenti? «Lo scorso 15 dicembre l’app ha superato i 30mila utenti, nell’ultimo mese sono stati scambiati oltre 700 mila messaggi, con un trend in crescita, +125% nell’ultima settimana. Contiamo di raggiungere 2 milioni di utenti nell’autunno del prossimo anno», ha spiegato Lodadio. Sostanzialmente italiani ma – pare – più di qualcuno anche all’estero.

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Infine, gli sviluppatori hanno pensato di inserire un po’ di appeal studiando, oltre alla traduzione (una caratteristica, questa, che sotto il profilo del marketing rende unica questa App) una funzione – resa possibile proprio dall’uso del PIN – capace di far entrare in contatto l’utente con altri utenti di caratteristiche a scelta: si possono selezionare per sesso, città, fascia d’età e, naturalmente, per PIN (vedi immagine).

Closing words, come dice Ghacks.net: l’App a me sembra ancora un po’ “acerba”, deve affinarsi e “crescere” per competere degnamente. Hanno senz’altro fatto bene a porre un po’ d’enfasi sulla privacy, puntando così a segmenti diversi rispetto a quelli occupati da WhatsApp (i cui utilizzatori, nella stragrande maggioranza dei casi, della privacy se ne infischiano beatamente). Tuttavia, se calcoliamo che Line ha il suo mezzo miliardo di utenti, Viber ha il suo, WhatsApp è a quota 600 milioni, Telegram ha pure rastrellato utenza, WeChat anche, e BBM – se non erro – ha ormai i suoi cento/centoventi milioni di utenti, in totale ci sono circa due miliardi di utenti di chat. Non saprei quanti altri segmenti di mercato possano essere ancora disponibili.

Decollerà? Difficile dirlo oggi. L’App è nata da poco (questa estate) e come ho potuto osservare io stesso, la gente è assai ritrosa a cambiare perché c’è l’errata convinzione che “tutti hanno WhatsApp”. Il che non è assolutamente vero ma, di fronte all’idiozia diffusa in cui tutti credono che gli asini volino, non si può che assentire e lasciare che ognuno cuocia nel proprio “brodo”.

Staremo a vedere.

Marco Valerio Principato

  1. Cioè da smartphone/PC a smartphone/PC, il che rende assai ardua l’intercettazione.  [Torna al testo]

Marco Valerio Principato (2076 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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