Repubblica.it su WhatsApp: pararsi dalla fuga da Facebook?

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 12/01/2015
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Avrei qualche riflessione da esternare sulla novità del quotidiano Repubblica.it, che è «atterrato» su WhatsApp. Mi chiedo perché l’abbia fatto, quale sia il reale scenario e quale futuro sia prospettabile per la celebre App di Instant Messaging.

Avrete letto tutti – anzi, forse avrete già provato ad abbonarvi – che Repubblica.it ha deciso di lanciare le proprie breaking news sulla celebre piattaforma di Instant Messaging WhatsApp. Il successo è stato enorme, al punto che il quotidiano ha annunciato di non poter accettare ulteriori richieste e di star lavorando per consentirne altre.

WhatsApp è oramai giunto a quota 700 milioni di utenti, insomma è “in viaggio” verso il miliardo. Mark Zuckerberg ci aveva visto bene, sono 700 milioni di rubriche telefoniche con i relativi contatti e traffici di dati dei quali, ora, può “fare quello che vuole”. Dunque, per Repubblica.it – a prescindere dalla privacy – è balenata quest’idea in pienissima ottica keynesiana di “crescita” e i numeri dicono che “ci ha preso”.

Quel che mi viene di domandarmi è un’altra cosa e – udite, udite – non ha a che fare con la privacy (della quale, in modo assolutamente colpevole, continua a non fregare niente a nessuno).

Dice il quotidiano in chiusura del suo articolo: «Secondo una ricerca appena pubblicata da Human Highway, anche nell’anno appena trascorso Repubblica.it si è confermata, e di gran lunga, la testata più social d’Italia: nel 2014 il 15% di tutte le condivisioni di notizie avvenute nel nostro paese ha riguardato articoli di Repubblica.it. Si tratta di oltre 27 milioni di condivisioni solo su Facebook, con una media mensile di 2,3 milioni di condivisioni. Un numero che collocherebbe Repubblica.it nella top 10 mondiale delle testate più social, a un passo dal New York Times».

Omai molte persone hanno anche più di uno smartphone. Si può dire tranquillamente che in Italia esistono più linee cellulari che cittadini (sommando tra loro i clienti dichiarati di TIM, Vodafone, Wind e Tre Italia si ha circa… 90 milioni, quando i cittadini sono poco più di 60 milioni, e senza considerare i MVNO). Un mercato non saturo, di più.

Veniamo a WhatsApp. Risulta usato dal 56 per cento degli utenti attivi mobili in Italia. Diciamo anche che non tutti utilizzano smartphone, ancora parecchie persone si (auto)limitano a un cellulare semplice. E diciamo anche che, ovviamente, non possono esistere 90 milioni di utenze mobili attive (oppure vorrebbe dire che abbiamo 30 milioni di immigrati, fate voi). In ogni caso, il 56 per cento – volendo essere realisti – di 60 milioni fa poco più di 30 milioni di potenziali lettori. Lettori che poi, ricevuta la breaking news, di solito interessante proprio perché tale, si precipiteranno sul sito mobile del quotidiano e, oltre a leggere la notizia, sarà somministrata loro della pubblicità e questo “ripaga” il quotidiano dallo sforzo.

Benissimo. Se ci sono state 27 milioni di condivisioni su Facebook (e altrettante su Twitter, ma solitamente quasi dalle stesse persone, aggiungerei), è assai difficile credere che Repubblica.it stia puntando all'”altra metà”. Significherebbe che tutti condividono la linea editoriale, la posizione ideologica, l’orientamento, la stance di quel quotidiano e anche questo è ovviamente impossibile.

La “lettura” che proverei a dare a questo fatto, dunque, è un’altra. Repubblica.it, a mio avviso, ha invece osservato una notevole flessione del proprio riscontro social (compresa, peraltro, la mia: a suo tempo avevo messo “Mi piace” alla loro pagina, ma poi l’ho tolto, perché sono assai poche le posizioni di quel quotidiano che mi sento di condividere). E siccome oggi moltissimi, proprio per avere un ambiente più tranquillo rispetto alla confusionaria e continuamente smaneggiata bacheca di Facebook, preferiscono utilizzare WhatsApp – sia tra singoli che in gruppo – oserei dire che l’idea sia invece quella di non perdere “clienti”, altro che.

E da questo ricaverei anche un altro dato, quello di un’incontrovertibile tendenza all’abbandono di Facebook. Ormai è troppo mercificato, qualsiasi cosa vi si faccia è orientata per essere sfruttata commercialmente e questo, alla lunga, stanca: la bolla, come avevo detto qualche tempo fa, potrebbe scoppiare. Se oggi ancora “regge”, a mio sommesso avviso, è perché certe attività – come quelle dei gruppi – ancora non sono troppo “bersagliate” dal “processo di sfruttamento intensivo” di Mark Zuckerberg.

Non ci vuole molto a ipotizzare cosa accadrà se questo progressivo processo di “abbandono” di Faceook – affiancato da una crescita di WhatsApp – dovesse proseguire. Pensiamo per un attimo a cosa passerebbe per la testa a Zuckerberg qualora i numeri dovessero diventare: Facebook in calo da 1,5 miliardi a 1 miliardo; WhatsApp in crescita da 700 milioni a 1 miliardo. Non ci vuole niente. Pensate che, in caso di raggiungimento di un “punto di pareggio” tra i due, Zuckerberg lasci WhatsApp così com’è?

Io avrei qualche dubbio. Pensateci.

Marco Valerio Principato


Marco Valerio Principato (2076 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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