BlackPhone 2, lo smartphone… spiabile quanto gli altri

BlackPhone 2.
BlackPhone 2.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 05/03/2015
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Non sono affatto convincenti le grandi doti di sicurezza del BlackPhone 2. Ancor più illusorio l’intento di scalzare chi, negli anni, di sicurezza ci ha vissuto.

Nonostante la calda accoglienza della stampa avrei qualche perplessità circa la fiducia quasi incondizionata in strumenti come BlackPhone 2, lo smartphone venduto come “arcisicuro”, per un semplice motivo: è comunque uno smartphone Android, sul quale è stata incuneata un’architettura diversa, PrivateOS, volta a garantire un più alto livello di sicurezza. La “base”, però, resta Android e il problema è proprio lì. Come andare a vendere un lucchetto economico in casa di ladri.

Rispetto alle calde promesse di cui all’annuncio del primo modello, che su queste stesse pagine abbiamo diffuso con entusiasmo quando, tra l’altro, in Italia ben pochi ne avevano fatto menzione, i fatti si sono dimostrati un po’ meno tranquillizzanti rispetto alla teoria.

Innanzi tutto mi preme sottolineare che “più alto” livello di sicurezza non significa totale. In secondo luogo, come spiega Alessandro Longo su Repubblica.it, se «non è necessario che entrambi gli utenti abbiano un Blackphone per questo scopo» perché basta che uno dei due usi un’App compatibile Android e Apple, allora vuol dire che telefonate e messaggi cifrati sono un obiettivo raggiungibile senza bisogno di altro: non mi sembra un valore così rilevante per giustificare oltre 600 dollari.

Inoltre è bene non dimenticare che il precedente modello è stato affetto da un bug piuttosto compromenttente, anche se prontamente risolto, per via del quale è stato possibile decifrare testi, sottrarre dati dei contatti, rilevare posizioni GPS, elencare gli account attivi, scrivere codice eseguibile o testi nella memoria Flash aggiuntiva e controllare funzioni vitali del device. Non è poco ed è per questo che quando il produttore, al Mobile World Congress di Barcellona, nell’annunciare il BlackPhone 2 ha dichiarato di voler “intaccare” il segmento di mercato occupato da BlackBerry facendo leva sulla sicurezza, l’unica cosa che vien da fare è sorridere.

Se proprio dovessi servirmi di uno smartphone del genere, forse opterei per il Sailfish di Jolla, il cui sistema operativo consente l’impiego di applicazioni Android (e si garantisce così il mercato) ma non per questo è Android. Esattamente la stessa cosa avviene con un BlackBerry 10, che è in grado di far funzionare pressoché qualsiasi applicazione Android, pur essendo il suo sistema operativo tutt’altro.

Altro che “private by design”. Per essere sinceri, bisognava dire “private by wedging” (privato per “incuneamento”).

Marco Valerio Principato

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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