Italiani «tech» informati e consapevoli? «Ma de che?»

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 17/03/2015
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Chiedere all’oste se il suo vino è buono: è questo il significato del decantare il buon comportamento di un big e anche del suo «popolo di clienti». Riflessioni.

Qualche giorno fa l’Ansa ha diffuso i dati rilevati da Microsoft Digital Trends 2015 e da quello spaccato sarebbe emerso che gli italiani «tech», cioè coloro che si dichiarano a proprio agio con le nuove tecnologie, sarebbero «informati e consapevoli».

Hihihihihi...

Hihihihihi…

Ecco. Come mia reazione, trovo consona e appropriata l’emoticon di BBM che vedete qui a destra.

Come dire: «continuate, cari italiani, continuate pure così come avete fatto finora: va bene così, siete bravi, informati, scaltri e attenti, non correte nessun pericolo». Vi ricordate Lino Banfi? «Condinua, condinua!… condinua a suonère!…».

Abbiamo chiesto all’oste se il suo vino è buono. E cosa volete che risponda? Certo, è ottimo, non buono.

Ahahahahahaha!

Ahahahahahaha!

«Nell’ambito della capacità di gestione delle informazioni personali online, i consumatori italiani sono convinti di sapere come rimuovere dalla rete informazioni indesiderate postate erroneamente (47%): la percentuale più alta in Europa e superiore alla media globale (40%)».

Appunto. Sono convinti di sapere però non equivale a sanno farlo. Pensano di saperlo fare e, con la prosopopea italiana tipica di questa fase storica, allegramente continuano a sorvolare, perché la realtà è che non vogliono rinunciare ad alcun giocarello (apparentemente) gratuito e, siccome così fan tutti, nessun problema: alla peggiore delle ipotesi, mal comune, mezzo gaudio, questa è la “filosofia”, altro che “consapevoli”.

Buuuuuuu!

Buuuuuuu!

«Oltre tre quarti (78%) è consapevole dell’importanza che i brand gli attribuiscono come “consumatore online”».

Ma per favore. Intanto questo dato è mondiale e non italiano. In secondo luogo, se fosse vero se ne guarderebbero bene dall’usare Internet Explorer e basta, starebbero attenti a cosa cercano online, come lo cercano, con che cosa e con quale strumento lo cercano. Se invece dici loro di utilizzare (almeno) CTRL-MAIUSC-CANC prima di navigare, cascano dalle nuvole: non sanno neanche cosa significa.

I big? «Innocenti, innocentissimi, sono!»

I big? «Innocenti, innocentissimi, sono!»

«Più della metà (61%) è favorevole alla condivisione di informazioni riservate a condizione che si verifichi uno scambio trasparente con i brand».

Trasparente?! Ma trasparente de che, direbbero a Roma? Il problema è andare a spiegare cosa sono i Big Data: se lo capissero, si renderebbero conto che la trasparenza è una qualità del vetro, di alcuni tipi di plastica, dell’aria e di altre sostanze, ma mai e poi mai potrà esserlo dei grandi brand, Microsoft in testa. Ma applicarsi per capire, “realizzare” che niente è semplice come vogliono far sembrare, costa fatica. E l’italiano medio, specie in quest’ultimo decennio/ventennio, è particolarmente sfaticato.

Rolling on the floor laughing!

Rolling on the floor laughing!

Lo dimostra il fatto che «in particolare il 74% è interessato alla categoria dei ‘wearables’». Certo, così non soltanto lo smartphone (sostanzialmente Android, che ha l’80 e più per cento del mercato) viene lasciato libero di fare quel che vuole, ma ci aggiungiamo anche i dati di smartwatch e altri ammenicoli, così la nostra scheda si completerà di pressione arteriosa, propensione all’esercizio fisico, periodizzazione delle fasi lavoro/sosta, eccetera eccetera. Come se non bastasse ciò che è già raccolto.

Tutto questo – ed altro – ovviamente è raccoltodetto da quel famoso oste di cui sopra: Microsoft. Il quale oste naturalmente non si da la zappa sui piedi da solo: dice di essere bravo, e dice ai clienti di continuare a fare come hanno sempre fatto, va bene così.

Tsk, tsk, vecchie «lenze»...

Tsk, tsk, vecchie «lenze»…

Be’, non so voi: ma io con l’anello al naso e la sveglia al collo non mi sento del tutto a mio agio. Basterebbe notare che la pagina Web Digital Trends 2015 di Microsoft fa parte della Sezione Advertising ed è pubblicata all’indirizzo http://advertising.microsoft.com/en/digital-trends. Ho detto tutto. Ma l’Ansa, naturalmente, i link ipertestuali li mette quando le pare.

Wink!

Wink!

Poi ognuno faccia quel che vuole, mi etichetti pure come vuole e pensi quel che vuole, ma questa è la mia idea. Si può condividere o refutare, per carità.

Sia chiaro, però: non ci si può lamentare di come vanno le cose in generale se anche su queste si continua a dormire tra sette guanciali. Se non si può cambiare il modo di fare delle varie Microsoft, Google, Facebook e compagnia, si può cambiare il nostro. Bisogna solo volerlo.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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