Google e il potere della manipolazione

Ecco cosa accade ad affidarsi a Google News.
Ecco cosa accade ad affidarsi a Google News.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 24/03/2015
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A fronte della molta «folla» di fonti, Google News ha molto altro da nascondere. La manipolazione attuata è davvero sfrontata.

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Fig. 1: Uno specchio, pubblicato dal Wall Street Journal, dal quale si evincono le molteplici perplessità della FTC nei confronti del comportamento di Google.
Fig. 1: Uno specchio, pubblicato dal Wall Street Journal, dal quale si evincono le molteplici perplessità della FTC nei confronti del comportamento di Google.
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Fig. 2: Il titolo che Google News ha usato per «oscurare» notizie negative nei propri confronti.
Fig. 2: Il titolo che Google News ha usato per «oscurare» notizie negative nei propri confronti.
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C‘è da aggiungere il carico da undici a quanto avevo scritto nella mia opinione del 20 marzo 2015.

Non solo Google News seleziona le notizie in funzione della loro potenziale capacità di generare traffico, piuttosto che sulla scorta della loro importanza e qualità; ma fa anche partire la manina (algoritmica o biologica che sia) e in un battibaleno voilá, spariscono dalla vista tutti gli articoli “scomodi” nei confronti di Google, cioè con le cose dette come stanno.

Sorte che, in linea di massima, toccherà anche a questo mio pezzo ma, ovviamente, non me ne può fregar di meno, io lo racconto lo stesso: voglio fare eco ad Apple Insider, che le ha cantate chiare.

Breve (nei limiti del possibile) sintesi. La FTC (Federal Trade Commission) a stelle e strisce si fa “sfuggire di mano” gli esiti di un’indagine aperta contro Google nel 2012, in cui si conclude che «la strategia di emarginazione o di oscuramento di link a certi siti verticali in categorie altamente commerciali» ha condotto e condurrà a «una reale minaccia per i consumatori e l’innovazione».

Gli esiti di tale indagine, ha riferito a suo tempo il Wall Street Journal, sono rimasti secretati per due anni perché piuttosto imbarazzanti: se ne evinceva – vedi figura 1 in colonna – che Google ha fatto sparire contenuti prodotti da suoi competitor (come per esempio recensioni da utenti di Yelp e Trip Advisor), quindi ha minacciato di usare la propria posizione di monopolista per azzerare la loro rilevanza sul Web in caso di contestazioni.

Non contenti, da Google hanno pensato di “promuovere” alcuni pezzi del blogger Mark Gurman (ora senior editor di 9to5mac, ndB), nei quali veniva insinuato che Apple avrebbe sempre imposto ai media cosa scrivere quando si trattava di parlare dell’azienda di Cupertino (che poi sarà anche vero, ma questa è altra cosa, ndB).

Quindi, con l’aiuto di alcuni pezzi scritti dal New Yorker e dal Washington Post, tutte le notizie più chiare circa gli sviluppi su quella famosa indagine sono state spinte sempre più in basso, tra gli ultimi titoli, con la progressiva e sempre più pressante collaborazione del blogger Dan Lyons, considerato un influencer e un fan di Android nonché di Google.

Lyons ha poi dato il meglio di sé con un articolo intitolato Debunking Five Myths on Google (sfatare cinque miti su Google), nel quale l’abile blogger non fa una parola delle indagini famose, bensì si preoccupa di “deviare l’attenzione” focalizzando altri aspetti – contro i cinque del titolo, appunto – che dipingono Google come un gruppo di ricerca di punta con grandi idee al servizio della gente.

Google News non se lo è fatto dire due volte e ha pensato bene di schiaffare l’articolo di Dan Lyons a “capotitolo” (cioè primo articolo citato nel gruppo che parla della stessa notizia, vedi figura 2 in colonna) su tutte quelle notizie riguardanti le evoluzioni della famosa indagine, nonostante la pertinenza sia davvero poca (e in madrelingua è davvero scarsamente perdonabile).

Nel prosieguo del suo lungo articolo Apple Insider si snoda nell’analisi di tutte le contraddizioni che individua tra i diversi articoli di Lyons scritti per varie fonti e questo, ai fini di quel che mi preme sottolineare, importa meno.

Trovo molto più importante, invece, trarre da questa vicenda una lezione che dovrebbe servire a tutti coloro i quali, per prima cosa, aprono Google News e ritengono, con ciò, di essersi informati e di averla fatta in barba ai giornali che si fanno pagare.

Prima di continuare a informarsi così, suggerirei di leggere un libro ameno ma spassoso, di Ryan Holiday: Credimi, sono un bugiardo! – Confessioni di un manipolatore di media, Hoepli, Milano 2014 (lo trovate online a €10,99 da Amazon). Holiday è responsabile marketing di American Apparel ed è consulente per numerosi scrittori di bestseller e musicisti di successo.

Dopo averlo letto, molto probabilmente toglierete Google News dai vostri segnalibri.

A maggior ragione di quanto ho appena riferito, Google News è l’ultima delle ultime fonti dalle quali approvvigionarsi: gli articoli che elenca possono potenzialmente essere tutti oggetto di manipolazioni come quelle di cui si è parlato qui. Tutti, dal primo all’ultimo. Dunque, assolutamente non classificabile come fonte di conoscenza. Medesimo rischio si corre quando ci si fida ciecamente dei primi quattro/cinque risultati di ricerca di Google Search, e così anche per ogni prodotto Google, tutti compresi e nessuno escluso.

Ricordiamoci che parliamo di quell’azienda a suo tempo diretta da un Eric Schmidt il quale, a fronte delle contestazioni rivolte al gigante dagli stati circa le sue tecniche per sottrarsi dalle tasse, ha risposto di esserne orgoglioso, dicendo «it’s called capitalism», si chiama capitalismo.

Per servirsi di Google e simili occorre sapere bene con chi si ha a che fare: domani, mercoledì 25 marzo 2015, questo sarà uno dei temi della mia tesi di laurea, quindi figurarsi.

E ora non cercate questo articolo su Google News. È ovvio che non ci sarà o, se c’è, è collocato in fondo, per ultimo, all’ultima lista possibile, quella che nessuno vedrà mai.

Marco Valerio Principato

(Download articolo in formato PDF)


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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