Abbonamenti Internet a due pesi e due misure

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
Di
Pubblicato il: 01/04/2015
Commenti Commenta | Permalink

Ufficialmente varata a Cupertino la tariffa Internet superveloce a due livelli, secondo tutela della privacy del cliente o meno. Ma è possibile quantificare il valore della privacy? Si può chiedere di rinunciarvi? Lì si, qui… non si sa.

Nell’ottica di conseguire sempre maggiori profitti, come noto i principali operatori Internet statunitensi hanno progettato per le nuove linee residenziali più veloci dei modelli tariffari a due livelli: più cari per chi desidera salvaguardare la propria privacy e più economici per chi non si pone quel problema.

In termini più brutali, l’operatore dice: vuoi che nessuno sbirci sulla tua linea Internet superveloce? Mi paghi 150 dollari al mese. Vuoi risparmiare? Mi accontento di 100 dollari, ma sbircio su ogni tua attività e mi rivendo i dati che ne ricavo ai circuiti pubblicitari.

Questo scenario, prima poco più che ipotetico, ieri è stato varato per la città di Cupertino, sede del quartier generale Apple e di tante altre industrie Hi-Tek sulla West Coast statunitense, dall’operatore AT&T. Il modello, naturalmente, è destinato ad espandersi.

Giustamente, «l’idea che il proprio provider internet si appresti a spiare sui contenuti del proprio traffico, anche se con sistemi automatici, è sconcertante», ha detto Jeremy Gillula, esperto di tecnologie dello staff di San Francisco della Electronic Frontier Foundation. «Che accade se in qualche maniera i dati ricavati fuoriescono?», ha incalzato. «Che accadrebbe se dovesse formarsi una “breccia” di dati?», riferendosi all’evenienza di un’azione di criminalità telematica intenzionale, volta specificamente a sifonare informazioni personali.

Da un lato lo sviluppo delle nuove tecnologie ha reso possibili velocità prima impensabili. Per questo il sindaco di Cupertino, Rod Sinks, si è dichiarato felice e ha pensato alle opportunità di insegnamento a distanza, tele-medicina o semplice intrattenimento.

Dall’altro, l’avvio di questo modello tariffario rappresenta un grosso rischio. Costituisce la legittimazione di una tecnica di formazione del prezzo dove la porzione di margine salta all’evidenza. Come dicevamo, se l’operatore è disposto a rinunciare a sifonare per altri 29 dollari come ha dichiarato AT&T, significa che, sifonando, ricava almeno la stessa cifra.

Per avere qualche dato interessante è possibile dare un’occhiata al Global Internet Report 2014 (PDF) di Internet Society. Si noterà (pag. 10) che già nel 2012 il livello di penetrazione di Internet negli Stati Uniti è tra l’80 e il 100 per cento (l’Italietta, piccola piccola, è tra il 40 e il 60 per cento). Nel mondo ci sono poco meno di tre miliardi di utenti Internet e di questi circa 700 milioni sono i clienti di abbonamenti Internet fissi.

La sola AT&T ha oltre 3,5 milioni di clienti business, oltre 12 milioni di utenti Internet U-verse (una delle loro formule residenziali ad alta velocità), di cui più di 6 milioni sono anche clienti TV e quasi 5 milioni sono anche clienti del servizio telefonico di rete fissa via VoIP. A questi si aggiungono più di 120 milioni di utenze mobili, le quali sono già oggetto di sbirciamento pressoché da sempre.

Il nuovo modello tariffario, dunque, significa – con una potenziale conversione al nuovo contratto ad alta velocità e a due prezzi – incassare 29 dollari per 12 milioni = 348 milioni di dollari mensili di profitto aggiuntivo, pari a oltre quattro miliardi di dollari l’anno che, secondo le stime di Internet Society, arriveranno entro il 2018, anno in cui ci sarà un’esplosione di connessioni veloci in tutto il mondo. Una cifra decisamente convincente, tanto più che si tratta di un solo operatore: se si pensa che nei soli Stati Uniti di “grossi” ce ne sono almeno altri tre, il giro d’affari è tutt’altro che trascurabile, degno dei soliti Paperon de Paperoni.

Dunque, si farà. Il triste è che si farà dappertutto perché, come sempre, il modello keynesiano statunitense è sempre imitato dagli altri paesi industrializzati, nella speranza (solitamente vana) di raggiungere il medesimo benessere economico. E l’Europa, in costante inseguimento rispetto agli Stati Uniti, difficilmente si sottrarrà, nonostante la gazzarra su temi come la tutela della privacy, perché se negli Stati Uniti la risposta è sempre “business is business“, qui si cercherà di fare altrettanto, con il solito vecchio risultato di riuscire a  fare il peggio sul piano operativo di marketing e il peggio sul piano della concorrenza.

E guarda caso, nel modello concettuale di cui parliamo, chi va a rimetterci? Proprio chi può spendere meno, che con il proprio stesso consenso avrà la sensazione di essere riuscito a “salire di livello” senza però rendersi conto di pagare esattamente la stessa cifra, di cui parte è sotto altra forma. Ma non c’è da stupirsi: il modello economico keynesiano non si preoccupa di questo.

Prepariamoci perché – ammesso che gli operatori non stiano già facendo questa attività senza neppure differenziare i prezzi, e qualche segnale già c’è – quando quel modello tariffario arriverà qui, ci arriverà con tutti gli svantaggi e tutti i lati negativi per la clientela, e con tutti i vantaggi e i lati positivi per l’imprenditoria delle TLC, senza alcuna moderazione causa inadeguatezza delle tutele, ormai cronica. Naturalmente alla faccia degli inconsapevoli e dei meno abbienti.

Bella scuola, complimenti.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


Abbiamo parlato di:
, , , , , ,

Commenti (Facebook)
Commenti (locali)




Nota: La moderazione in uso potrebbe ritardare la pubblicazione del commento. Non è necessario reinviarlo.