Periscope e Meerkat: come si risolve?

Meerkat e Periscope.
Meerkat e Periscope.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 24/04/2015
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Le due App ormai sono in circolazione nel sistema «globale». Accorgersi adesso che siano pericolose e applicare divieti funzionerà ben poco. Come risolvere il problema?

La questione di Periscope e Meerkat, entrambe App in grado di consentire un broadcast live di quanto si presenta davanti alla telecamera dello smartphone, è spinosa.

Esse azzerano quel tempo che normalmente passa tra la ripresa di un video e la sua pubblicazione, durante il quale avviene il cosiddetto editing, quel processo di revisione che rende il video pubblicabile senza violazioni alle normative di tutela della privacy e del diritto d’autore. La loro attrattiva consiste proprio in questo: nel permettere un report senza filtri, in tempo reale, mentre accade qualcosa.

Si tratta di un fenomeno pienamente globale per il semplice fatto di aver dato forma a quel prodotto sotto forma di App, dunque obbligato a confrontarsi con un gran numero di culture diverse, ciascuna delle quali, però, impiega degli smartphone.

Adesso ci si accorge che l’impiego indiscriminato di quelle App può comportare violazioni alle normative, può ledere interessi e creare problemi. Dunque, si interviene applicando dei divieti.

Se si guarda il fenomeno con gli occhi della normativa italiana, per fare un esempio, l’uso di quelle App dovrebbe essere fatto in ottemperanza alla Carta di Treviso per tutelare i minori, alla deontologia professionale giornalistica, alle carte dei diritti e doveri del giornalista. Perché potrebbe capitare, per esempio, di trovarsi a riprendere in pieno volto dei bambini. E siccome quel tempo di editing è completamente soppresso dal modello di funzionamento, automaticamente questi si troverebbero esposti in piena violazione della Carta di Treviso.

Negli altri paesi, indubbiamente, esistono problemi simili, in altri analoghi, in altri ancora diversi ma ugualmente presenti.

Come fare? Si ritirano le App dal mercato? Non funzionerebbe: ne circolerebbero delle copie pirata. Se ne vieta l’uso? Non funzionerebbe: ci sarà sempre chi violerà. Si fa agire il sistema operativo (quindi: iOS, Android, BlackBerry OS, Windows Phone, Symbian, ecc.) per impedirne l’uso? Non funzionerebbe: se la gente “la vuole”, il mondo Open Source ne produrrebbe una analoga, non “bloccabile”. Sono tutti metodi quantitativi e nella cultura globale non funzionano.

Ancora una volta, l’unico metodo è quello dell’integrazione culturale di tipo narrativo, un concetto che mi è già capitato più volte di tirare in ballo e che non è mio: è di Giacomo Marramao, un filosofo con cui ho avuto a che fare durante il corso di Filosofia Politica seguìto all’Università.

Marramao lo spiega chiaramente nel suo libro Passaggio a Occidente – Filosofia e Globalizzazione, Bollati Boringhieri, Torino 2010: è inutile continuare a tentare l’integrazione culturale attraverso il metodo dialogico-argomentativo, perché ognuno avrebbe ragione e rimarrebbe nel “proprio”. Occorre privilegiare, invece, quello narrativo, elaborando schemi efficaci e produttivi di contaminazione feconda tra esperienze singole e collettive.

È questa – per quanto utopica possa essere ritenuta – l’unica strada percorribile per ottenere una consapevolezza capace di portare discrezionalità qualitativa a carattere globale sull’impiego di strumenti come Meerkat e Periscope. Il che significa – come sostiene Marramao – mirare a una politica universalista della differenza, perché i metodi omologanti e totalizzanti sono metodi quantitativi e con la globalizzazione non funzionano.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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