Le mille bolle «blue chips»

Le Mille Bolle Blu (cit. Mina)
Le Mille Bolle Blu (cit. Mina)
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Pubblicato il: 28/04/2015
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Dal garage di casa ai mega campus eco-friendly: il mito delle startup non è mai stato tanto reale. Ora si tenta di giocare tra i grandi. Riflessioni.

È di Lunedì 20 c.m. l’articolo apparso nell’inserto (fruibile gratuitamente online) “Affari & Finanza” de la Repubblica, in cui Arturo Zampaglione elenca le più famose società operanti nella rete che puntano alla quotazione in borsa.

Viene fatta una breve descrizione delle stesse senza però giungere ad una conclusione; la quale avrebbe dovuto esemplificarsi in una riflessione, sulla citazione di Stanley Druckenmiller, ex hedge fund manager che ha lavorato per il più noto George Soros.

È stato riportato infatti come per alcuni analisti, tra cui Druckenmiller, la spettacolare ascesa di queste società stia generando un’altra bolla speculativa, richiamando alla mente l’epocale “bolla delle dot-com” d’inizio millennio, in cui alcune società quotate al Nasdaq (indice over-the-counter dei principali titoli tecnologici della borsa americana) persero buona parte della loro capitalizzazione, mentre altre fallirono completamente.

Bisogna quindi domandarsi: la storia non ha insegnato nulla? La risposta è da ricercarsi nei modelli di busines su cui puntano queste nuove società, che vengono tuttora denominate startup; modelli che hanno decretato la salvezza di alcune società come Amazon, eBay etc. le quali, ad oggi, hanno più che recuperato il gap perso a causa della suddetta crisi. Vediamo le società elencate da Zampaglione, che sono: Uber, Xiaomi, AirBnB, Spotify, Dropbox, SnapChat, Pinterest, SpaceX, Square e Vice Media. Tutte famosissime: le loro funzioni sono arcinote; tutte diffuse globalmente, o quasi; tutte, però, hanno migliorato qualcosa che già c’era.

Cosa ci permette di dire a priori chi scoppierebbe con la bolla? É presto detto che, colti dall’euforia del momento molti investirebbero in applicazioni come: SnapChat, Dropbox, Pinterest e Vice Media, ma alla fine dei conti la realtà di avere un portafogli composto da solo fumo verrebbe a galla. Cosa avrebbero da offrire questi providers di servizi a delle persone che si trovassero ad affrontare una nuova crisi? Lo spazio nelle nuvole per quanto immenso non offre nulla di concreto e vitale (questi servizi possono essere banalmente rimpiazzati, vedesi pure l’aspra concorrenza).

Tutto ciò che vive di realtà fisica e di scambio (anche per denaro, beninteso) tra gli individui ha le carte in regola per sopravvivere. Amazon ed eBay ne sono una testimonianza e potrebbero diventarlo: i trasporti e i soggiorni (anche interspaziali) di Uber e AirBnB (e SpaceX); la manodopera e la ricerca nell’innovazione di Xiaomi e Square; ed infine l’ultima spiaggia del mercato musicale (introiti dimezzati da fine XX secolo ad oggi, un trend in continua discesa), Spotify.

Che il mercato affronti periodicamente saliscendi è alla portata di tutti, ma l’uomo analitico deve anche saper cogliere vantaggi e svantaggi di un mondo così vasto e  interculturale che ormai ci circonda, senza farsi prendere dall’entusiasmo di ogni singolo evento.


Riccardo Donini (24 articoli)

Amante della tecnologia, in particolare crittografia e sicurezza. Attento alla discrezione, schivo del frastuono della Rete.


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