Google tra Brillo e sbornie varie da IoT

La metafora del frigorifero «connesso».
La metafora del frigorifero «connesso».
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 25/05/2015
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Per il futuro che ci apprestiamo a vivere si sta candidando, quale «gestore», un’entità non proprio nuova: Google. Al di là del fascino, c’è da chiedersi se sia davvero un futuro roseo.

Non so chi sia a fare titoli su Punto Informatico, se Gaia Bottà, Luca Annunziata, tutti e due o altri, comunque va riconosciuta loro l’arte di farli in maniera suggestiva, con metafore, nominalizzazioni, spericolate retromarce anaforiche e altri trucchetti linguistici di grande efficacia.

E per l’ameno articolo di Alfonso Maruccia, che parla delle novità di Google su Brillo e la IoT1, ne hanno coniato uno tra il serio e il faceto: Google, Brillo e la sbornia da IoT, più che adatto per l’altrettanto amena – ma veritiera – frase che mi ha stimolato il tweet qui accluso.

Ma adesso, visto lo spunto, parliamo di cose serie. Allora: Google si è (ri)lanciato nel mondo della IoT. Lo sta facendo con un sistema operativo, chiamato Brillo ma di chiara derivazione androidesca, al fine di porsi “al centro”, cioè come sistema di governo delle “Cose”.

Quando parliamo di “Cose”, si intende, appunto, cose: nel mondo della IoT ci potrebbero stare il frigorifero come la lavatrice, la lavastoviglie come il forno a microonde (e anche quello normale), le luci di casa, le tapparelle elettriche, il contatore della luce, i termometri ambientali, le stesse prese elettriche next-gen, come dice Alfonso Maruccia. Ma ci possiamo aggiungere altri sensori ambientali, come quelli di presenza collegati agli antifurti, gli antifurti stessi, la serratura della porta di casa e il relativo spioncino elettronico, eccetera: solo la fantasia è un limite.

Perché Google lo fa? Cosa ci guadagna? Queste sono le domande da farsi. E la risposta è semplice: lo fa perché è l’ennesima occasione per rastrellare dati, stavolta molto, molto intimi, legati alla vita quotidiana delle persone, che ne delineano ulteriormente e inoccultabilmente le reali abitudini, le propensioni al consumo, il grado di rispetto per l’ambiente e per i consumi energetici, gli orari dei ritmi di vita e, con opportune elaborazioni, anche molti altri dati.

Facciamo un esempio: tapparelle tutte chiuse, elettrodomestici spenti, luci spente, nessuno apre l’acqua, consumi energetici stabili e attestati sul basso, TV e PC spenti, nessuno apre il frigorifero, serratura della porta ben chiusa, sommati, significano (tra l’altro): in quella casa non c’è nessuno. Per averne conferma, se Google è riuscito ad “accoppiare” il proprietario di uno smartphone Android con il “padrone di casa” (e magari anche i familiari), non ci vuole nulla: la posizione geografica, confermata dal GPS, è una prova incontrovertibile.

Gli si possono proporre pubblicità di vacanze, sistemi di allarme e videosorveglianza, cibi a conservazione medio-lunga, spettacoli e intrattenimento da fruire al momento del rientro (ti pare che Google Now non sappia, con l’occasione, dire quali cibi nel frigo sono in scadenza e proporre sconti e affari presso il supermercato di zona per la data di rientro?), eccetera eccetera.

In presenza di questi giganti, è questo il mondo nel quale ci prepariamo a vivere. Un mondo nel quale Google sa quando entriamo in bagno, se ci siamo seduti o meno a riflettere, per quanto tempo e facendo che cosa, se abbiamo deciso di scaricare il W.C., come dice Alfonso Maruccia, usando il pulsante “poca acqua” o “tanta acqua”, e via discorrendo.

Che sarà anche affascinante e appagante ma, francamente, il fatto che nei cervelloni di Google, una delle più grandi sedi dei Big Data, si sappia esattamente ogni pelino di quel che faccio, minuto per minuto, giorno per giorno, un po’ mi spaventa. Specie pensando che Brillo, in buona sostanza, è Android. Cioè esattamente quel luogo in totale antitesi con il concetto di privacy, che fornirà alle voraci fauci di Google un’ulteriore sbornia di dati.

  1. La “Internet delle Cose”, quella parte di Internet fatta di sensori, attuatori, misuratori, domotica, etc etc.  [Torna al testo]

Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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