Windows 10, Microsoft pronta a festeggiare. Ma chi?

Attenti... l'insidia potrebbe essere dietro l'angolo.
Attenti... l'insidia potrebbe essere dietro l'angolo.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 15/07/2015
Commenti 12 commenti | Permalink

Manca ormai molto poco al rilascio «gratuito» di Windows 10 per chi ha Windows 7, 8 o 8.1: Microsoft è pronta a festeggiare. Chi fa la parte della torta? Pensiamoci.

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Il messaggio da Gabe Aul per gli insider, ricevuto sull'email universitaria, giudicata perfetta come «Microsoft Account».
Il messaggio da Gabe Aul per gli insider, ricevuto sull'email universitaria, giudicata perfetta come «Microsoft Account».
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Mancano quindici giorni. Tra quindici giorni Microsoft, con l’aiuto dell’hashtag #UpgradeYourWorld su Twitter, si preparerà a fare festa. Ma a quanto pare non ci saranno solo di mezzo i social: «Microsoft supporterà 10 organizzazioni non profit internazionali e 100 locali per un anno, aiutandole con un investimento pari a 100 milioni di dollari che servirà a promuovere alcuni progetti specifici e a sensibilizzare l’opinione pubblica attorno alle loro attività», dice l’Ansa.

E tanto per metterci qualche nome, le non profit coinvolte saranno «CARE, Code.org, Keep a Child Alive, Malala Fund, Pencils of Promise, Save the Children, Special Olympics, The Global Poverty Project e The Nature Conservancy», dice l’Agenzia. E poi ci saranno Edge, cioè il sostituto di Internet Explorer, ci sarà Cortana in tutte le salse e ci sarà Hello, per mettere fine all’uso delle password (prendi, Apple, dice Microsoft).

Non caschiamoci. Non lasciamoci trascinare dalla corrente. Riflettiamo. I propositi, gli obiettivi di Microsoft con Windows 10 sono tanti, vasti, piuttosto rivoluzionari: girano molti soldi (vedi inizio), ma il fatturato non sembra poter arrivare dalle vendite. Aderire all’invito ciecamente, dietro al luccichio della parola gratis, potrebbe rivelarsi un errore. “Chi va piano, va sano e va lontano”, dice il proverbio.

Tralascio le questioni squisitamente tecnico-informatiche, giacché mi capirebbero solo gli addetti ai lavori: mi concentro invece sulle politiche commerciali e di marketing.

Nel passaggio da Windows 7 a Windows 8 e 8.1 Microsoft ha iniziato a cambiare le carte in tavola. Ha surrettiziamente sostituito l’interfaccia utente con una palesemente inadatta a essere impiegata con mouse e tastiera: è diventata a mattonelle, fortemente criticata agli esordi persino da Nielsen.

Poi ha iniziato a introdurre il concetto di “store”, già caro da tempo agli ecosistemi Apple, Google e BlackBerry, nei quali trovano però più ragion d’essere, riguardando sostanzialmente il mondo mobile. In quell’epoca ha fatto notizia l’inserimento, nelle clausole sviluppatori, della specifica menzione sulla possibilità che le App Open Source rilasciate sotto licenze della Open Source Initiative (quindi GPL, Apache, ecc.) potessero popolare lo Store.

Quindi, con Windows 8 &c., Microsoft ha fatto passare l’idea che, per autenticarsi a Windows e iniziare a lavorare, si può impiegare «un solo indirizzo email per accedere a qualsiasi servizio», con la caramellina di essere così automaticamente autenticati su tutti i servizi Microsoft, dal sistema operativo locale fino a Bing, al cloud, a Outlook, Office, eccetera. Una promiscuità che si propaga persino agli ambienti universitari, come ho potuto constatare personalmente quale studente – oggi laureato dallo stesso ateneo ma intenzionato a continuare a fare lo studente – con un’email che, pur terminando con “…@stud.uniroma3.it”, è a tutti gli effetti un account Microsoft, con il quale mi sono persino iscritto al Windows Insider Program (vedi immagine in colonna) senza colpo ferire e senza dover creare un nuovo account Microsoft (necessario per iscriversi a quel programma).

Tutto questo, quando non è dichiaratamente delineato come optional, come ininfluente sull’impiego di risorse locali e remote, non rappresenta un vantaggio. Rappresenta, piuttosto, uno schema architetturale nel quale Microsoft ha il potere, in qualsiasi momento, di “chiudere i rubinetti” e iniziare a:

  1. decidere che non si utilizzano più né mouse né tastiera, ma solo device con interfaccia touch, perché “più idonei” a quell’interfaccia utente a mattonelle;
  2. cambiare i termini e condizioni d’uso, ripensandoci e vietando al sistema operativo di far girare App non “approvate” e non provenienti dal Windows Store, nel quale potrebbe inserire condizioni così limitanti, per chi produce App aperte, da renderne improponibile la realizzazione e distribuzione;
  3. cambiare i termini e condizioni d’uso delle utenze Microsoft, decidendo di usarle a scopo di profilazione profonda, analisi statistiche, di abitudini d’uso, eccetera. Il che, essendo le stesse utenze impiegate anche per autenticarsi al proprio computer, significherebbe anche rivelare a Microsoft, almeno potenzialmente, qualsiasi cosa ci si faccia, a che ora, per quanto tempo, con quale impiego di risorse, con quale provider Internet, a che velocità, in quali giorni, con quale frequenza, eccetera.

Si sta, in pratica, riproponendo il “modello Google” che, con Android e con le sue Web Properties, mira ad avere il controllo totale di tutte le attività degli internauti, dalla a alla z, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Nel caso di Microsoft, cercando addirittura di tenere il piede in due scarpe, quella “fissa” e quella “mobile”.

Non va bene. Non è un modello condivisibile, realmente aperto. È un modello, invece, orientato alla graduale costruzione di un nuovo walled garden, molto á la Apple maniera, con l’imitazione di alcune sfere di potere e controllo tipiche del mondo Google.

Abbiamo sempre più bisogno di una più profonda Digital Awareness. Ci occorre, paradossalmente, sapere molte più cose per farne davvero meno. Ci è utile ricordare che, da sempre, i sistemi operativi Microsoft appena usciti sono risultati claudicanti: solo con almeno un anno di continui aggiornamenti, correzioni, riparazioni di bug e limature di ogni genere, hanno iniziato a dimostrare una certa affidabilità.

Oggi ci si aggiunge, oltre a questo, lo scenario “al di là del computer”: la Rete, che il sistema operativo inizia a “pretendere” come conditio sine qua non per funzionare. Non va bene. Si deve poter lavorare, aggiornare e operare anche offline, senza alcuna “utenza Microsoft” in mancanza della quale neppure il sistema operativo ti riconosce. Probabilmente lo avranno previsto ma, com’è ovvio, non hanno grande interesse a metterlo bene in chiaro: limiterebbe le loro capacità di profilazione.

Ci ha provato già Google, e gli è andata sostanzialmente male, con Chrome OS, che non ha avuto il successo planetario sperato a Mountain View. Ora ci prova Redmond, sperando che la molto maggiore capacità di calcolo e di gestione di risorse di Windows 10 riescano a farsi spazio laddove Google, con Chrome OS, ha semi-fallito.

La buona notizia è che ce ne stiamo rendendo conto in anticipo. La cattiva è che bisogna farlo capire, così che prima di cliccare su quell’insidiosissimo invito a prenotare l’aggiornamento gratuito la gente sappia a cosa potrebbe andare incontro. Per questo, oltre all’hashtag coniato da Microsoft, è bene affiancarcene un altro: #UpgradeYourMind, aggiorna la tua mente.

Quello si fa con la volontà e la consapevolezza, che si ricavano attraverso la determinazione, la voglia di conoscere, di imparare, di capire e di utilizzare ciò che davvero si ritiene idoneo, consono, all’altezza, sicuro, adeguato.

Non con Microsoft Update.

Marco Valerio Principato


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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  1. Ferd ha detto:

    Malafede? Fandonie? Ma siete sicuri che ci sia una differenza sostanziale e favorevole a MS tra usare Gmail per avere un account Google e usare una mail propria da legare ad un account MS?
    Quanto alla percezione dell’utente medio (Windows è per tutti e non solo per i tecnici smaliziati che snobbano l’utente medio), vi rendete conto che durante l’installazione Windows induce a creare o utilizzare un account MS, evidenziando questa opzione e mettendo in secondo o terzo piano le opzioni alternative, di cui molti nemmeno si accorgono?
    Su, cominciate a guardare queste cose con un po’ di sano realismo e non con il paraocchi… anzi segnalate a Microsoft questi aspetti di miglioramento. Come il sottoscritto, potreste rischiare di ricevere un ringraziamento “per aver condiviso un punto di vista esterno al mondo Microsoft, ma proprio per questo apprezzabile per quanto attiene i principi di trasparenza e usabilità”.

    • Francesco ha detto:

      Mai avuto problemi, c’è tranquillamente scritto, nella schermata dell’iscrizione “Oppure continua ad utilizzare il computer senza account” (ci passi per forza se non hai un acccount). Cosa che comunque non faccio mai, perché l’account Microsoft è molto comodo.

  2. Sergio ha detto:

    Concordo con Francesco, Windows 10 sta seguendo un percorso di preparazione diverso dagli altri sistemi ed il Sig. Principato dovrebbe saperlo dato che èun Insider, è stato sviluppato infatti INSIEME a più di tre milioni di utenti. Poi il fatto della politica Microsoft paragonata a quella di Google è una vera e propria fandonia. Google fornisce servizi obbligando gli utenti ad usare una gmail, Microsoft permette l’uso dei servizi con la propria mail, qualunque essa sia. Poi ancora, durante l’installazione del Windows 8/8.1 viene chiesto se si vuole collegare il pc ad un account Microsoft oppure se si vuole usare un ACCOUNT LOCALE, in particolare quest’ultima opzione è ben visibile a tutti. In ultimo, le gesture per l’uso della schermata Start sono spiegate anche nell’app Guida, ma forse per alcuni informarsi ed informare correttamente è qualcosa di inarrivabile, risulta più facile scrivere un articolo sul “sentito dire” senza approfondire correttamente.

    • Inizio a pensare che questi commenti siano “di parte”. Ho ben scritto in italiano, avendo conseguito il massimo dei voti anche negli esami di linguistica italiana e linguistica generale. Ciò nonostante rilevo contestazioni polemiche, non costruttive, da cui emerge un’evidente incapacità di comprensione integrale del testo scritto. Dunque, non dissento neppure essendo i commenti non coesi e coerenti con il testo a cui pretendono di fare riferimento. Ognuno tragga le proprie conclusioni.
      Saluti
      MVP

    • Sergio ha detto:

      Salve,
      replico semplicemente alla sua risposta.
      Mi fa piacere che Lei abbia “ben scritto in italiano”, questo serve a capire meglio ciò che un italiano le scrive. I commenti fatti sono semplicemente oggettivi, su argomenti e riferimenti riscontrabili da chiunque ne abbia voglia o facoltà di farlo.
      Quelle che chiama contestazioni non sono altro che indicazioni che semplicemente si oppongono a ciò che Lei ha citato in modo leggero e poco approfondito. Informazioni che probabilmente ha letto da qualche parte e che, a quanto pare, non ha proprio compreso del tutto. Ciò evidenzia mio malgrado una sua mancanza di capacità di comprensione.
      Sulla non coesione dei riferimenti posso essere d’accordo, visto che si parla di un commento su un blog e non di un simposio. Sulla coerenza invece non mi trova in accordo in quanto ogni parte del mio commento risponde a ciò che ha scritto nel suo articolo.
      Per concludere, il fatto che Lei abbia fatto degli esami in italiano o in linguistica generale non la mettono su un piano diverso rispetto a chiunque Le scriva, poiché probabilmente chi Le risponde potrebbe essere un professionista, un tecnico, un ingegnere o uno specialista del ramo. Pertanto è sempre bene non sottovalutare l’altro, poiché potrebbe farci fare anche, inaspettatamente, una cattiva figura.

      Saluti

    • Non concordo, ribadisco la discordanza tra quanto Lei esprime e quanto è scritto nel testo. La capziosità ai miei occhi non fa che confermare quanto ho già scritto e su cui non dedicherò altro tempo. Lei è padrone di dissentire, ci mancherebbe, come io sono padrone di ribadire il mio disaccordo. Questa, del resto, è la sezione delle opinioni ed esse come tali vanno prese. Le sue ripetute puntualizzazioni, del resto, producono l’unico risultato di confermare il tentativo di difendere un’argomentazione insostenibile (tecnicamente fallace perché utilizza, del resto, l’argumentum ad hominem quale tecnica retorica), dimostrando – se mai fosse così rilevante – chi è che sta facendo una cattiva figura. Poiché è chiaro che Lei rimarrà della sua opinione e io della mia, per quanto mi riguarda chiudo qui e Le auguro ogni bene.
      Saluti
      MVP

    • Sergio ha detto:

      Nessuna capziosità nel mio dire, solo appunti alle sue errate informazioni acquisite. Tra l’altro se per Lei è questa la capziosità credo che un bel ripasso di linguistica in italiano non le farebbe male e mi fermo qui, altrimenti viene evocato l'”argumentum ad hominem” come scusa sulla propria mancanza di risposte sull’argomento.
      Non perderò altro tempo prezioso a questa sterile discussione che dal suo personalissimo punto di vista la sta mettendo in buona luce. Ovviamente Lei è libero di illudersi come più le pare. Contento Lei.
      L’unica cosa reale e tangibile che si desume è che nessuna sua ulteriore affermazione va a confutare le informazioni complete che invece ho proposto.
      Concludo e ricambio augurandoLe ogni bene, sempre.
      Saluti

    • Francesco ha detto:

      Signor Marco, grazie per la risposta. Rispondo qui prima di tutto per dirle che non metto affatto in dubbio le sue capacità linguistiche, la laurea c’è tutta e si vede perché l’articolo è molto chiaro.
      Prima di tutto, la cessione non è apparente, è gratuita in tutto. I motivi di questa gratuità sono ben evidenti, ed elenco quelli più importanti
      -La maggior parte degli utenti non pagherebbe per aggiornare da Windows 7/8 a Windows 10, quindi il mancato guadagno è minimo
      -Come dichiarato dallo stesso Satya Nadella, Windows 10 come aggiornamento gratuito è stato proposto anche per spingere le vendite di Windows 10 Mobile (ex Windows Phone) perché, se c’è una base di utenti molto alta di Windows 10, gli sviluppatori potranno sviluppare app per Windows 10 che funzioneranno anche per Windows Mobile, colmando l’eterno gap di applicazioni nello Store rispetto alle altre principali piattaforme
      -Sono ormai passati anni da quando gli introiti di Microsoft non sono più solo Windows, ma anzi costituiscono solo una piccola parte. Il business si sta spostando dal software ai servizi (Office 365, OneDrive, Azure, Windows Store, Xbox…), e Windows 10 massimizzerà i profitti in questo campo, ovviamente a piena discrezione dell’utente. Ad esempio, Apple guadagna miliardi dalla vendita di app sullo store, di cui si prende il 30% delle commissioni. Microsoft ha intenzione di fare lo stesso. E se lo Store potrà rendere tanto, ovviamente il mancato guadagno di ipotetiche licenze d’aggiornamento è nulla in confronto al guadagno che potranno avere. Altrimenti faccio un altro ragionamento: Android è gratis, che ci guadagna Google a mantenere Android? I servizi, appunto.

      Per l’account Microsoft non ho mai avuto problemi a non inserirlo (nella schermata di creazione dell’account c’è ben scritto di continuare senza, proprio come dice il metodo uno dell’argomento a link), ma consiglio sempre di metterlo agli amici e clienti così da avere le stesse impostazioni anche se si cambiasse computer o reinstallasse Windows, oltre ovviamente a servizi di sincronizzazione del calendario, contatti, posta ecc…

      Senza contare che il “Walled Garden” di Microsoft è diventato molto più aperto: nonostante resti scontata la possibilità di scaricare software ovunque sul web (e ci mancherebbe) ora anche le app progettate per windows 10, windows 8 e windows phone possono essere scaricate al di fuori dello Store, abilitando un’opzione di sideload nelle impostazioni del computer/telefono.
      È anche molto facile uscire dal “Walled Garden” e passare ad un altro servizio: la rubrica, la mail, i calendari e tutti i file su OneDrive sono facilmente esportabili su altri servizi. Ovviamente le applicazioni acquistate dallo Store non sono rimborsabili, ma ciò è prerogativa di tutti gli store che tra l’altro non obbligano l’utente all’acquisto.

      Per concludere, nel riassunto dei tre punti dell'”ipotetico” cambio di programma (che non avverrà mai, perché Windows è anche e soprattutto un sistema cruciale negli ambiti lavorativi dove i clienti pagano e continuano a pagare per avere un sistema affidabile e adattabile) c’è sempre la possibilità di eliminare l’account e passare ad un software libero, ma come ho detto, non accadrà mai.

    • Francesco,

      La ringrazio per la risposta, completissima, “da manuale”, direi. Tuttavia è sul “principio filosofico” che non concordo.

      Non essendo semplice discettare su un tema in cui si intrecciano questioni economiche, strategie e tecniche di marketing, scelte architetturali, modelli di business, analisi e segmentazione dei mercati, studi antropologici (sì, anche quelli: fa parte del gioco per tutti, non solo per Microsoft), modelli sociali e via discorrendo, valuterò se dedicare altri articoli – magari anche in forma “seriale” – alla vicenda.

      Naturalmente non mancherò di confutare punto per punto le tesi insostenibili (e peraltro facilmente falsificabili, specie ricorrendo alla tecnica della scomposizione), con particolare riferimento a certi commentatori, la cui sicumera è talmente evidente da non richiedere alcuna replica: si evidenzia da sé e a questo punto per me sarà un divertimento.

      So perfettamente di aver perso certi elementi in qualità di lettori, ma la cosa mi è indifferente: certe menti, in pieno ossequio alle interessanti teorie di Adam Grant, autore del libro Più dai più hai, appartengono alla categoria dei matcher o dei taker (coloro che bilanciano il dare/avere o coloro che privilegiano l’avere, a fronte del giver, cioè chi privilegia il dare, che Grant dimostra essere di gran lunga vincente rispetto agli altri due). Tali menti non sono disposte a dare in termini di conoscenza: piuttosto si chiudono a riccio quando altri elementi di conoscenza dovessero intaccare la propria. Meglio perderli che averli.

      Del resto, il mondo è bello perché è vario, dice il proverbio: personalmente, contro la generale volontà dei docenti, ho invece sempre reso pubblici gli elaborati prodotti durante il mio ultimo corso universitario (tranne quelli di marketing e la tesi di laurea, per scelta). Li ho fatti sfruttare a ragazzi impietriti di fronte ad esami, alla loro età, molto ostici (es. Filosofia Politica). Io non ho perso nulla, loro hanno “guadagnato” comprensione e quindi conoscenza, in cambio ho avuto ed ho l’amicizia di molti di loro, nonostante la rilevante differenza di età (la prova più recente è di ieri: eccola).

      Un saluto e a presto.
      MVP

  3. Giorgio ha detto:

    Concordo con Francesco,
    si può fare quello che meglio si crede con Windows 10
    ..il girono che non sarà più così sarò il primo a mollare i prodotti/servizi Microsoft

  4. Francesco ha detto:

    Ma a me pare tutto malafede e sospetti infondati. Primo, Windows 10 NON è gratis, solo chi ha già una licenza valida può aggiornare.
    Secondo, l’account Microsoft NON è obbligatorio per usare Windows 10. Terzo, Microsoft ti permette di creare un account senza essere obbligato ad avere una mail Hotmail, live o Outlook, a differenza di Google che per usare i suoi servizi sei costretto ad usare Gmail.

    • Francesco, chi ha già una licenza valida, la ha per ciò che ha installato (W7/W8/W8.1), e con quella acquisisce un prodotto nuovo (W10). Dunque, è innegabile che si tratti di una cessione (apparentemente) gratuita.
      Quanto all’account, io non dico che sia obbligatorio (benché lo sia stato e siano stati necessari “trucchi” per non crearlo, vedi qui). Tenendo presente che “il lupo perde il pelo, ma non il vizio” e tenendo presente che, per impostazione predefinita, durante l’installazione si viene “spinti” a creare spintaneamente un account Microsoft, ecco da dove vengono i miei timori.
      Saluti.
      MVP




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