Tim Cook, l’FBI, iOS e la globalizzazione

Tim Cook, AD di Apple.
Tim Cook, AD di Apple.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 20/02/2016
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Se si guarda la risposta di Tim Cook, AD di Apple, alle autorità a stelle e strisce a proposito di accesso alle informazioni, si scoprirà che si tratta di… filosofia politica.

«Ciò che oggi è possibile riconoscere nel processo di globalizzazione è un’arena mercantile su cui regna sovrana l’incertezza del diritto e la precarietà delle regole»1.

Così il filosofo e docente dell’Università Roma Tre Giacomo Marramao, nel suo libro Passaggio a Occidente – Filosofia e Globalizzazione. Un libro che, nonostante passino gli anni, ha la capacità di restare un punto fermo, di essere sempre e comunque illuminante, anche su dinamiche abbondantemente posteriori alla sua stesura.

Lo scenario di riferimento a cui applicare la nozione di cui in apertura è quello in cui le autorità statunitensi, più precisamente l’FBI, con l’autorizzazione del giudice chiedono ad Apple una backdoor (o crack che dir si voglia: una forzatura, in ogni caso) per accedere ai dati di iPhone in relazione alla strage di San Bernardino, dove poco tempo fa sono sono morte quattordici persone e diciassette sono rimaste ferite.

La risposta di Apple, per mano del suo AD Tim Cook, è picche su tutta la linea e accende un notevole fuoco di polemiche, precisazioni e disquisizioni sul tema, ma la sostanza non cambia: ci troviamo di fronte a un’organizzazione mercantile che può permettersi il lusso, senza nessuna particolare conseguenza, di opporsi a un potere costituito, negando quanto le viene ingiunto di fare.

Dunque, ça va sans dire che siamo di fronte a regole precarie e ad apparato statale semi-impotente, in quanto non in grado di ottenere rispetto e ottemperanza al solo richiamo di precetti contenuti all’interno di leggi, al netto di questioni interpretative.

Ne consegue una quota considerevole di incertezza del diritto, che almeno nella circostanza non sembra in grado di essere ineludibile.

Questa circostanza mette in grande risalto i confini di un complesso normativo ancora arcaicamente “locale”, che nel confrontarsi con un sistema globale – Apple lo è a pieno titolo – evidenzia la sua grande limitatezza e inadeguatezza nei confronti di una sfera globale, nella quale, invece, il colosso californiano si trova perfettamente a proprio agio.

Paradossalmente, nei suoi principi di tutela la risposta di Apple è molto più ampia e guarda alla salvaguardia di un mercato globale, le cui esigenze sono nettamente diversificate rispetto a quelle del mercato locale.

Mette in atto un processo di garanzia capace di oltrepassare la sfera istituzionale a stelle e strisce per rivolgersi, invece, ad una sfera di tutela ideale, composta dalla reciproca contaminazione culturale tra le singole giurisdizioni a ciascuna delle quali l’offerta del gigante di Cupertino si rivolge.

Al di là della spettacolarizzazione (strumentale, peraltro) offerta da certe dichiarazioni come quella di John McAfee, la sfera istituzionale statunitense, di fronte al profilo culturale ben più ampio preso in considerazione da Cook, ha ben poche speranze: l’azienda, nel più rigoroso rispetto dei principi del marketing, mira al profitto per esistere.

Se cedesse a una simile richiesta, condannerebbe i propri profitti, i quali – per farsi ancora guidare dalle parole di Marramao – essendo di livello tale da poter rappresentare a tutti gli effetti una sorta di “super-stato” o “stato-mondo”, si può star certi che saranno difesi con ogni mezzo.

Il che equivale a dire: le autorità americane, in linea di massima, non riusciranno nel proprio intento e dovranno sobbarcarsi l’onere di ammettere, sia pure implicitamente, la totale inadeguatezza delle proprie procedure di fronte a un sistema complesso pienamente globalizzato.

Marco Valerio Principato

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1 Giacomo Marramao, Passaggio a Occidente – Filosofia e Globalizzazione, Bollati-Boringhieri, Torino 2009, pag. 145.


Marco Valerio Principato (2067 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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