Skype sui cellulari: perché fa tanta paura? Facciamo due conti

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 20/04/2009
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Mettiamoci l’animo in pace: Skype sui cellulari non sarà mai e poi mai completamente libero. Infatti, già oggi è espressamente vietato o ci sono fior di paletti

Basta fare due ricerchine fatte per bene, basta dare un’occhiata mirata ai principali organi di informazione di settore o ai blog tecnico-scientifici più attenti per capire che le tattiche adottate dagli operatori di telefonia mobile in presenza del «mostro» Skype per cellulari sono molto simili e opposte: o ce lo si fa amico, come l’acqua, incanalandolo, oppure lo si odia e lo si caccia con qualsiasi mezzo. Mai tanta attenzione per altri applicativi mobili, chissà come mai.

Forse l’unico operatore che sta mostrando una sorta di politica dal sapore andreottiano è la 3, sia in Italia che altrove. Il client Skype aleggia già da molto sulle offerte dell’azienda il che significa, almeno per quanto concerne l’Italia, che Vincenzo Novari ha capito come comportarsi: se non puoi annientare il tuo nemico, fattelo amico.

Fring, capace di funzionare anche come client Skype, sia pure con dei limiti

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Gli altri, ovunque nel mondo, chi in un modo chi nell’altro, lo osteggiano: mettono paletti attraverso limiti di traffico, oppure ne vietano del tutto la presenza nei terminali stessi, oppure ne minacciano il blocco del traffico. Fatto sta che la presenza del client Skype per cellulari fa paura, tanta paura. Perché?

La risposta potrebbe essere intuitiva: perché assottiglia i (grossi, giganteschi) margini che gli operatori incassano sul traffico voce e messaggistica. Ed è proprio così, ma la cosa più interessante è farci sopra due conti, «a spanne» (dialett.: molto approssimativi), perché con i numeri, c’è poco da fare, fa un altro effetto, rende molto meglio l’idea.

Skype ha oggi spesso un numero di clienti online pari a 17 milioni, nel 2007 quelli registrati erano oltre 250 milioni. Un valore che fa impallidire, se si pensa che Vodafone Italia ha oggi 30 milioni di clienti (non online, ma complessivi). TIM a fine anno scorso ne aveva 35 milioni, e non senza qualche flessione. Wind s’avvicina a quelli online di Skype, con 16,9 milioni. E Tre Italia finisce il 2008 con 8 milioni e mezzo di clienti.

Un minuto di conversazione costa in media 30 centesimi (15 di traffico, 15 alla risposta). Vogliamo considerare un minuto alla settimana per cliente, che è pochissimo, davvero al di sotto di qualsiasi soglia credibile? 30 centesimi per 52 settimane fa 15,60 euro. 15,60 euro per 30 milioni fa 468.000.000 euro, cioè 468 milioni di euro. Non è assolutamente così, perché gli operatori cellulari incassano molto di più, ma prendiamolo per buono.

Il client Skype dedicato per iPhone, ora non più in Beta

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Traffico Internet: prendiamo ad esempio la SIM SuperInternet di Wind. Senza particolari formule, il traffico costa 0,3 centesimi al Kilobyte. Poniamo di volerne fare uso per dialogare con un normale client VoIP, utilizzando il protocollo G.729, che consuma 8 Kilobit/secondo. Li arrotondiamo per eccesso a 10, sia per semplificare i conti, sia in considerazione di un certo overhead introdotto durante l’uso. Ci vogliono, per un minuto di conversazione, 600 Kilobit, vale a dire – sempre senza formule ma molto «a spanne» – circa 75 Kilobyte. Che moltiplicati per 0,3 (il costo di un Kilobyte) fa 22 centesimi.

Dunque, utilizzando una tariffa a volume, sarebbero 8 centesimi in meno rispetto ad un minuto di conversazione. In questo caso si può star tranquilli che nessun provider impedirebbe l’uso di Skype, perché superato il primo minuto il costo sarebbe superiore a quello medio richiesto per una normale conversazione.

Spostandoci, invece, su tariffe come la Mega No Limit di Wind (che, con 20 euro, consente 2,5 Gigabyte di traffico), facciamo il conto al contrario: 2,5 Gigabyte sono circa 2500 Megabyte, cioè circa 2.500.000 Kilobyte, ovvero due miliardi e mezzo di Kilobit. Dividendoli per 600, si ottengono la bellezza di 4.166.666 minuti, ovvero la conversazione avrebbe costi irrisori (20 euro, cioè 2000 centesimi, diviso 4.166.666 fa 4,8000007680001228800196608031457e-4). D’altro canto, 4.166.166 minuti costerebbero, a 15 centesimi al minuto, 625mila euro, senza contare gli scatti alla risposta.

Lasciar utilizzare liberamente un client VoIP, dunque, significherebbe scambiare tra loro cifre troppo diverse per essere trascurate. E allora ecco che si prospettano mezzi (mezzucci?) di impalettamento, come quello che a fine 2007 fece scoppiare un mezzo scandaluccio, poi seguito da qualche puntualizzazione, a cura del blogger Francesco Minciotti.

Eppure tutto ciò non ha impedito a 3 Italia di annunciare, anche in Italia, l’arrivo di INQ1, altro cellulare dove campeggia il logo di Skype. Sul quale ancora non sappiamo una virgola su come verranno dimensionati i piani tariffari, le formule per l’acquisto o eventuale comodato e, soprattutto, i vincoli contrattuali con cui l’operatore vorrà, quasi certamente, che il cliente si leghi a sé a doppio filo.

Resta, ora, da ricavare il concetto di fondo, tenendo ben presente che, quando si effettua una telefonata dal cellulare utilizzando il servizio «tradizionale» (cioè quello a costo pieno), il mezzo impiegato è sempre lo stesso e la conversazione viaggia comunque sotto forma di dati, non certo in modalità analogica. Il concetto di fondo è, dunque, che il trasporto di tali dati ha ormai per gli operatori – tutti compresi e nessuno escluso – un costo prossimo allo zero. Comporta, quindi, un margine sul ricavato prossimo al 100 per cento.

In altre parole, oggi gli operatori – tranne che nei momenti in cui investono per la crescita degli impianti o altro – sono in una posizione di solo ricavo: in pratica, l’esercizio delle loro reti è in piedi con costi trascurabili rispetto agli incassi e versa, a gettito continuo, milioni e milioni di euro nelle loro casse, al punto che quando vengono multati dalle Authority per condotta scorretta, con gli importi delle sanzioni ci si fanno grasse risate. Anzi, quegli importi rappresentano una perfetta garanzia di impunità perché sanno che, pur infrangendo, gli importi che si abbattono (anzi, che si potrebbero abbattere sulle loro casse, perché può anche succedere di «farla franca») hanno una rilevanza poco più che trascurabile.

Alla luce di tutto ciò: è ragionevole farsi altre domande sul perché, dovunque compaia un client Skype su un cellulare, compaiono paletti, palette e divieti di ogni genere?

Marco Valerio Principato

Sull'autore:

Marco Valerio Principato (1878 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureando in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.



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Sezione in lettura: Opinioni

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