UE approva merger Wind e 3 Italia. E ora?

Fig. 1: Così funzionerà la nuova «architettura» degli operatori mobili italiani.
Fig. 1: Così funzionerà la nuova «architettura» degli operatori mobili italiani.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 02/09/2016
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Wind e Tre Italia diventano uno, quindi l’Italia perderebbe il «quarto», ma l’UE ha voluto l’entrata di Iliad per sciogliere il veto. Cosa succederà per i clienti?

Lo avrete letto tutti: il commissario europeo alla concorrenza Margrethe Vestager, nel corso di una conferenza stampa indetta appositamente per dare l’annuncio – che era atteso ufficialmente per l’8 settembre – ha sciolto la riserva Antitrust autorizzando la fusione tra Wind e Tre Italia.

Ci sono voluti tredici mesi per concretizzare: perplessità della Vestager era quella di una riduzione della concorrenza (a cui è sottesa una maggiore facilità di cartello) e, quindi, il nodo da sciogliere era quello di mantenere in Italia quattro operatori.

Dunque – se si osserva l’immagine in testa – quel che l’UE ha posto come condizione all’autorizzazione della fusione è stato l’ingresso in Italia di Iliad, operatore francese dietro al più noto Free.

«Si ma a noi clienti cosa cambia? È meglio, peggio, risparmieremo, spenderemo di più, cosa accadrà e perché dovremmo preoccuparcene?». Ecco, dico quel che ne penso senza tecnicismi, per tutti.

Sul piano della spesa, a mio personale avviso non cambierà gran che. L’unica possibilità di una riduzione dei costi verrebbe dalla possibilità che Iliad lanci anche in Italia il suo Free, operatore molto aggressivo sul piano dei prezzi ma che, ammesso riesca a penetrare il mercato italiano, ha bisogno di almeno un anno per mettersi a regime.

Nel frattempo, l’unica cosa che accadrà (oltre a tutti gli adattamenti burocratici, di marchio, eccetera) sarà che i clienti e le infrastrutture di rete fisica e radio di Wind e Tre Italia si sommeranno. Questo darà luogo a due nuove condizioni:

  1. la qualità complessiva del servizio dovrebbe migliorare, perché Tre Italia ha una rete veloce seconda solo a TIM e Vodafone, ma migliore di Wind, e questo, se il nuovo operatore saprà destreggiarsi con i prezzi, attirerà nuovi clienti anche grazie alla maggiore copertura data dalla gestione delle celle radiomobile di entrambi;

  2. il parco clienti complessivo di Wind + Tre diventa importante e non più marginale, il che significa che TIM e Vodafone, di fronte a un nuovo marchio con caratteristiche tecniche complessive migliori e prezzi concorrenziali, avranno maggiore difficoltà a contenere eventuali “emorragie” di clientela.

Non ci dovrebbero essere, in definitiva, veri svantaggi, tutt’altro. Se mai, il vero, solo ed unico problema diventa la prospettata fine del roaming europeo, questione su cui l’UE preme da anni e che agli operatori piace molto poco (si assottigliano i loro grassi margini, oggi davvero fuori di ogni logica se non quella dell’arricchimento crapulone).

Sul piano tariffario abbiamo già osservato, infatti, l’adozione ad ampio spettro della trasformazione del mese in quattro settimane (in pratica è come aver introdotto un’altra mensilità nell’anno) e questa novità, prima sommessamente introdotta nella telefonia mobile, cessato il baccano di proteste si sta stabilizzando anche sulle tariffe fisse, voce e dati (un altro aumento surrettizio, ingiustificabile e malizioso).

Purtroppo le lobby degli operatori sono molto potenti e hanno molta voce in capitolo in sede UE: di qui il timore che, nonostante le apparenze, si possa in realtà assistere a una (ulteriore) perdita di trasparenza e, sotto sotto, ad aumenti variegati dei costi, magari sotto mentite spoglie.

Non ci resta che incrociare le dita.

Marco Valerio Principato

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Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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