La Verità è che… in digitale è inusabile

Testata del 22 agosto 2017 del quotidiano.
Testata del 22 agosto 2017 del quotidiano.
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Pubblicato il: 23/08/2017
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Il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro ha una formula editoriale interessante. Ma ha bisogno di rivedere il proprio assetto digitale: così non va proprio.

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Fig. 1: Il doppio standard proposto dall'App Mia del Fatto Quotidiano.
Fig. 1: Il doppio standard proposto dall'App Mia del Fatto Quotidiano.
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Fig. 2: L'editoriale del 22 di Marco Travaglio, zoomato su smartphone: difficoltoso in modalità nativa.
Fig. 2: L'editoriale del 22 di Marco Travaglio, zoomato su smartphone: difficoltoso in modalità nativa.
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Fig. 3: Il medesimo editoriale di Fig. 2, proposto in formato nativo: un semplice scroll.
Fig. 3: Il medesimo editoriale di Fig. 2, proposto in formato nativo: un semplice scroll.
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Fig. 4: Il pezzo del 22 di prima pagina di Belpietro, zoomato su smartphone. Lettura già ardua, ma peggio è proseguire a pag. 2, su sei colonne.
Fig. 4: Il pezzo del 22 di prima pagina di Belpietro, zoomato su smartphone. Lettura già ardua, ma peggio è proseguire a pag. 2, su sei colonne.
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Fig. 5: La prosecuzione del pezzo di Belpietro, che essendo su sei colonne, oltre allo zoom, su smartphone costringe a scroll verticale e orizzontale.
Fig. 5: La prosecuzione del pezzo di Belpietro, che essendo su sei colonne, oltre allo zoom, su smartphone costringe a scroll verticale e orizzontale.
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Da buon laureato in Comunicazione (e laureando in Informazione, Editoria e Giornalismo), osservo con interesse il mondo dei quotidiani. Questa volta la mia attenzione è caduta sul nuovo quotidiano La Verità, fondato e diretto da Maurizio Belpietro: ho sottoscritto un abbonamento di un mese per constatarne la fruibilità in formato digitale e sono giunto alla mia personale conclusione: non è all’altezza.

Nulla, dunque, a che vedere con i contenuti, la linea redazionale, l’orientamento, la stance, le scelte editoriali, il formato cartaceo: mi riferisco esclusivamente alla praticità d’uso in formato digitale, l’unico formato che oggi – a mio avviso – è di reale importanza per un quotidiano che voglia imporsi sulla scena.

Certamente c’è chi ha sempre amato, ama e continuerà ad amare solo il formato cartaceo: per costoro il problema non si pone, sotto quel profilo La Verità è un giornale, come gli altri. Si compra in edicola (benché non in tutte le edicole), si sfoglia, si piega e, laddove non lo si “approvi”… ci si incartano il pesce e le uova, come con gli altri.

Ma quando si tratta di digitale, occorre pensare digitale, altrimenti si corre il rischio di essere accantonati con molta facilità.

Allora:

  1. il sito è fatto in modo da visualizzare il quotidiano partendo solo da un file PDF – a cui non viene dato accesso – e visualizzato con un player multimediale, basato su Adobe Flash: già questa è una scelta poco furba, dato che quella tecnologia è prossima al pensionamento;
  2. le App per iOS, in realtà, non fanno altro che riproporre la medesima esperienza che l’abbonato fa sul Web, adattandola all’assenza di Flash in quanto, come noto, esso non è mai stato preso in considerazione da Apple;
  3. su un tablet (nel mio caso un iPad Air 2) l’esperienza è appena accettabile ma costringe a continui zoom-in e zoom-out, manovra semplice ma meno agevole quando, per proseguire la lettura, si è costretti a cambiar pagina e mancando, tra l’altro, un indice delle pagine pratico, che agevoli lo spostamento;
  4. su uno smartphone (nel mio caso un iPhone 6S) l’esperienza è decisamente sconfortante: i continui zoom-in e zoom-out sono alle estreme conseguenze per via delle ridotte dimensioni del display, rendendo la lettura oltremodo disagevole;
  5. l’App per Android, testata su altro smartphone di dimensioni analoghe all’iPhone 6S, evidenza i medesimi limiti.

I punti 3 e 4, in particolare, derivano dall’aver voluto infilare a forza un formato pensato per la stampa all’interno di display non in grado di visualizzare decentemente così tanto testo in così poco spazio, nonostante l’elevatissima risoluzione video.

Ben diversa è l’esperienza attraverso l’App Mia de Il Fatto Quotidiano: quell’App tiene, invece, presenti i “due mondi” a cui si riferisce (cartaceo e digitale) e lascia all’abbonato la facoltà di leggere il PDF “così com’è” (come fa l’App de La Verità) oppure presenta il giornale in forma “digitale nativa”.

Per esempio: leggere l’editoriale di Marco Travaglio sul PDF è poco pratico, perché inizia in prima pagina con la prima metà del testo, per poi proseguire e terminare – in genere – all’ultima pagina. Se si è su uno smartphone, ciò risulta disagevole, ma l’App consente, esponendo il quotidiano anche in formato “nativo”, di accedere all’articolo direttamente e leggerlo, in caratteri proporzionali alle dimensioni del display, semplicemente scrollando verso l’alto. Un altro mondo, un’altra comodità.

Basta guardare gli esempi in colonna a sinistra (o, per chi legge da mobile, rispettivamente figura 1, figura 2, figura 3, figura 4 e figura 5, vedi anche in fondo per chi legge il PDF).

Dunque, caro direttore Belpietro, sono spiacente, ma non rinnoverò l’abbonamento, e – ripeto – non per i contenuti e le scelte editoriali, che – anzi – ritengo interessanti, bensì per le scelte di somministrazione digitale agli abbonati che, a mio avviso, sono da ritenersi del tutto perdenti.

La Verità, a mio avviso, meriterebbe un’App pensata, progettata e realizzata in modo nettamente più professionale: sarebbe un investimento che, secondo me, in termini di ROI restituirebbe un valore aggiunto molto superiore a quello investito per l’App stessa.

A meno che il target di Belpietro non sia costituito solo da novantenni irriducibili all’uso di piattaforme digitali (e non credo, non essendo – tra l’altro – neppure sempre vero: oggi ci sono certi nonni sprint che non se ne ha un’idea), non c’è motivo per non compiere questo passo.

In conclusione, direttore Belpietro, diciamo La Verità: c’è più di qualcosina da rivedere. Per questo mese vi leggerò – magari bofonchiando a mezza bocca tra un pinch e l’altro – ma di abbonamento annuale ne riparleremo quando deciderete di fare altre scelte.

Marco Valerio Principato

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.

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