L’importanza dell’informazione tecnica corretta

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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 23/04/2009
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Quando ci si rapporta ad un pubblico generale, non necessariamente competente sotto il profilo tecnico, vi sono alcune doti irrinunciabili di cui si deve disporre nel momento in cui si decide di fare informazione tecnica per quel pubblico. Altrimenti si corre il rischio di ingenerare confusione, come accaduto qualche tempo fa con una notizia diffusa da Apcom, che riguardava nuove norme UE per alimentatori più efficienti.

Tengo a precisare questo perché ho avuto la segnalazione di quella notizia da una persona a me molto vicina, alla quale non ho ragione di non credere, classificabile come appartenente a quel pubblico generale. La notizia è arrivata un po’ travisata: “L’Unione Europea ha intenzione di migliorare o eliminare i trasformatori elettrici, perché scaldano”, questa la sintesi.

Ero a cena e ho smesso di masticare: non ho resistito e ho cercato la notizia non nelle agenzie (troppo facile), ma su Google, impuntandomi sulla keyword «trasformatori», che è il termine più comune in grado di colpire l’attenzione più di quanto non la colpisca «alimentatori». E il risultato, limitando la ricerca a Pagine in Italiano e nelle ultime 24 ore è immancabilmente arrivato. L’ho salvato, riservandomi di parlarne con calma, eccolo:

Ricerca di "Europa trasformatori" limitato alle ultime 24 ore in italiano

Ricerca di "Europa trasformatori" limitato alle ultime 24 ore in italiano

Dunque, una persona del grande pubblico, leggendo quella notizia, l’ha assorbita come dicevo sopra (e posso assicurare trattarsi di persona intelligente, non fosse altro per le quattro lingue che parla).

Aspetto classico di un trasformatore - Photo Credit: ATC Electronics

Aspetto classico di un trasformatore - Photo Credit: ATC Electronics

Ora chi ha un minimo, ma proprio minimo, di competenza starà sorridendo: è noto a tutti i “non digiuni” in materia che il trasformatore elettrico, se ben progettato e non sovraccaricato, è una macchina statica ad altissima efficienza energetica (specie quelli di grande potenza), che scalda pochissimo e, prima di arrivare ad eliminarla perché spreca energia, ci sono miliardi di altri oggetti da revisionare per i loro sprechi energetici, a cominciare dagli autoveicoli dotati di convertitore di coppia (parte del cambio automatico, da non confondersi con i cambi sequenziali gestiti da microprocessore), ultimamente tornato di moda nonostante sia noto che spreca energia. Sembra dunque strano che in sede europea si possa proporre una simile bestialità.

La notizia Apcom esordisce dicendo:

La Commissione europea ha definitivamente adottato, oggi a Bruxelles, un nuovo regolamento che migliorerà l’efficienza degli alimentatori e piccoli trasformatori usati per le lampade alogene e per ricaricare le batterie di computer portatili, giochi elettronici, telefonini, utensili come trapani e giraviti elettrici, rasoi elettrici etc., tutti apparecchi che funzionano con un voltaggio minore di quello della rete.

Cita, poi, parole del portavoce del commissario all’Energia, Andris Piebalgs:

“Se li toccate quando sono inseriti nella presa elettrica, anche se non sono collegati con l’apparecchio da caricare, potete sentire che sono caldi, perché continuano a consumare energia anche quando sono lasciati a riposo, a meno che non li si stacchi dalla rete, ciò che molti non fanno”

Pur lodevole l’intento del report fatto da Apcom, purtroppo una corretta informazione su questa notizia era – ed è – irrinunciabile: basta appena un’esile, minima leggerezza linguistica, causata dalla non conoscenza intima della materia, e la confusione è fatta.

A Bruxelles, infatti, hanno detto ben altro. Il paragrafo chiave dice:

La proposta accettata oggi stabilisce le caratteristiche per l’efficienza energetica degli alimentatori (e non semplicemente trasformatori, ndB) esterni. Essi convertono l’energia prelevata dalla presa elettrica in una a basso voltaggio, destinata ad applicazioni domestiche e da ufficio come telefoni cellulari e senza fili, computer portatili, modem eccetera. I requisiti riguardano sia l’efficienza attiva, cioè quella relativa all’atto della fornitura di energia ad esempio ad un computer portatile quando è effettivamente in uso, sia il consumo senza carico, ovvero l’energia che l’alimentatore comunque assorbe quando l’utilizzatore, ad esempio il notebook, non è collegato all’alimentatore stesso.

Si potrebbe anche discutere su questa stessa proposta, la cui sostanza – a occhio – difficilmente è in grado di rastrellare 9 Terawatt di energia risparmiata (come si legge nelle notizie riportate), vista l’altissima efficienza che gli alimentatori di quel genere hanno, perché nel 99 per cento dei casi sono costruiti in tecnologia switching. Ma questo esula dagli scopi di questo scritto, perché scendendo troppo nel dettaglio allontanerebbe il grande pubblico.

Mi sono allora chiesto, dando per scontata la professionalità del giornalista che ha scritto su Apcom, da dove fosse venuto fuori questo benedetto trasformatore, che nella notizia originale non è minimamente nominato. La notizia termina dicendo “Ulteriori informazioni su Ecodesign sono disponibili qui” (Ecodesign è l’iniziativa progettuale nella quale ricade la proposta di cui in parola).

Il giornalista evidentemente è andato a leggere: su quella pagina, però, si spiega in generale l’oggetto dell’iniziativa Ecodesign, ma di trasformatori non se ne parla. Alla ricerca di una possibile lista di apparecchi presi di mira per essere rivisti, se si clicca su “Ecodesign per gli apparecchi utilizzatori di energia”, sotto a “Legislazione”, si trova qualcosa in più. La pagina spiega più esattamente di cosa si tratta ma attenzione: c’è un paragrafo “Scope” (obbiettivo) su cui non si può sorvolare, perché indica trattarsi di linee di principio.

Subito dopo le indicazioni sul mercato di riferimento, c’è una lista di “Prodotti prioritari ricadenti nella direttiva”, ma anche là non si parla di trasformatori, così come non se ne parla nel testo della direttiva vera e propria, tra l’altro neanche nuova (è del 2005).

Per trovarne menzione, occorre arrivare a questa pagina introduttiva di Ecodesign, anch’essa del 2005, dove finalmente si dichiara che i settori industriali coinvolti sono “apparecchi elettrici ed elettronici (elettrodomestici, motori elettrici, generatori e trasformatori; apparecchi di distribuzione e controllo dell’energia elettrica; cavi; batterie ed accumulatori; apparecchi di illuminazione e lampadine elettriche; altri apparecchi elettrici; apparecchi elettro-medicali; strumenti di precisione di misura e controllo; strumenti di controllo di processi industriali; apparecchi elettronici; computer e macchine per ufficio; componenti elettronici; telecomunicazioni; elettronica di consumo)“.

Finalmente, dunque, il trasformatore, un oggetto che nell’accezione comune è utilizzato anche per l’alimentazione delle lampade alogene, compare: si può includere nel testo del comunicato.

Un "alimentatore" di vecchia concezione, spesso contenente semplicemente un piccolo trasformatore

Un "alimentatore" di vecchia concezione, spesso contenente semplicemente un piccolo trasformatore

Ed ecco l’errore. Per evitare di generalizzare, bisognava ricordare che:

  1. Un alimentatore, qualunque esso sia, può – ma non deve – contenere un trasformatore. Dipende dall’impiego che occorre farne. In alcuni casi, un trasformatore già da solo può svolgere il ruolo di alimentatore, ma non sempre.
  2. La stragrande maggioranza degli alimentatori per cellulari, computer, trapani avvitatori, rasoi da viaggio, console da gioco palmari e simili non sono veri e propri alimentatori, bensì caricabatterie. I quali:
    • Nel 90 per cento dei casi sono in tecnologia switching: possono scaldare (moderatamente!) mentre lavorano, ma al termine del ciclo di carica viene assorbita una quantità di energia minima, atta solo a mantenere in carica la batteria. Se sono accesi a vuoto (cioè non collegati all’apparecchio ma alla sola rete elettrica), non devono scaldare se non in misura trascurabile: altrimenti c’è qualcosa che non va, oppure sono progettati male, evenienza tutt’altro che rara.
    • Nei casi in cui l’alimentatore/caricabatterie, al suo interno, contiene solo un semplice trasformatore tradizionale, vale lo stesso: anche se attaccato alla rete ma non all’utilizzatore, non deve scaldare o deve farlo in modo minimo, appena percettibile, altrimenti qualcosa non va.
    • La tecnologia switching, per sua natura, è stata scelta per le ridottissime dimensioni, per il peso ridottissimo e per il minimo assorbimento a vuoto, dal momento che i trasformatori tradizionali più sono di piccola potenza, minore è il loro rendimento.
  3. Andando alle lampade alogene, spesso funzionanti a 12V anziché a 220V, è vero, queste hanno bisogno di un trasformatore, che può benissimo supplire da solo al bisogno: non richiede, cioè, alcun circuito seguente in quanto una lampada alogena è, gas interni a parte, una normale lampada a filamento e può quindi essere alimentata anche in corrente alternata. In questo caso, tuttavia, difficilmente si tratta di trasformatori di potenza molto ridotta, dunque il problema si presenta relativamente in quanto ci si trova già in quelle classi di potenza dove il rendimento supera il 95 per cento. Senza contare che, oggi, anche per le lampade alogene sono ormai in commercio riduttori di tensione switching, che risolvono quasi del tutto il problema.
Il caricabatterie switching Nokia AC5: notare le proporzioni rispetto alla spina. Pesa pochi grammi e funziona con tensioni da 100 a 240 V. CA da 40 a 60 Hz

Il caricabatterie switching Nokia AC5: notare le proporzioni rispetto alla spina. Pesa pochi grammi e funziona con tensioni da 100 a 240 V. CA da 40 a 60 Hz

In buona sostanza, dunque, nessun trasformatore sparirà, è semplicemente impossibile. Come è molto difficile che si possa migliorare, se non a costi molto elevati, l’efficienza di un trasformatore di piccola potenza.

Il senso, invece, dell’intervento di Bruxelles è diretto ad individuare uno strumento capace, nonostante la reiterata negligenza degli utilizzatori (che si ostinano a non staccare le spine quando non è necessario lasciarle attaccate, a non dotare le proprie attrezzature di opportune multiprese con interruttore – possibilmente di buona qualità, come avevo spiegato sul blog Rispendo del Corriere – e a non abbandonare alcun apparecchio in Stand-by), di eliminare o almeno di ridurre al minimo possibile gli assorbimenti residuali, determinati da tale negligenza. Che, presi singolarmente, sono di esiguo valore ma, sommando insieme migliaia e migliaia di esiguità, si arriva a valori non più trascurabili: scrivevo su Punto Informatico a luglio dello scorso anno che in ogni casa statunitense vi sono una media di 27 vampiri energetici che succhiano energia a vuoto. E in Europa non va meglio, tutt’altro.

Sotto il profilo progettuale vi sono infinite strade per raggiungere quel risultato. In pratica, però, occorre mettere d’accordo le industrie, creare uno standard e imporlo: questo può essere meno facile ed è proprio questo il ruolo che sta tentando di assumere l’Unione, in veste di organo centrale dal quale vengono diramate disposizioni, a cui le industrie potranno/dovranno/vorranno attenersi.

Ciò che dovrebbe sparire, invece, è proprio quella mancanza di diligenza e di consapevolezza che consentirebbero già da sole risparmi di cifre di diversi zeri.

Morale: quando una notizia tecnica è fumosa, non è chiara o non si capisce bene, non prendetela per buona. Chiedete, fate ricerche. E, per chi le notizie le estende, vale lo stesso: se un’autorità, un gruppo di ricerca o un’Università pubblicano una novità tecnica, nel parlarne è meglio appurare bene di non averne alterato, anche involontariamente, il senso. Non tutte le notizie tecniche possono essere diramate in formato Flash News: alcune abbisognano, necessariamente, di essere approfondite, completate, integrate, verificate e chiare. In genere, una notizia tecnica può essere data velocemente (compressa in due-tre paragrafi brevi) solo da chi è competente in materia.

Sono quasi sempre le agenzie a dare notizie veloci, anche tecniche, e a peggiorare questo status contribuisce non poco la frequentissima (praticamente perenne) assenza di link sulle notizie d’agenzia, una pessima prassi in uso in tutto il mondo, che non ci si decide a rimuovere e che non aiuta affatto a risolvere il problema. Mettere i link nel testo aiuta il lettore a non fare ulteriori ricerche di approfondimento: mettiamoli, questi benedetti link. Le fonti di qualità ci sono, e chi è “del mestiere” le conosce benissimo.

Marco Valerio Principato

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